LA SENTENZA

Abruzzo/ Consulta boccia legge anti-oleodotti, Chiodi: «lo sapevo»

«Emendamento approvato per compiacere pressioni ricevute»

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Abruzzo/ Consulta boccia legge anti-oleodotti, Chiodi: «lo sapevo»

Oleodotto in costruzione




L'AQUILA «La legge anti-metanodotto fu un emendamento approvato per compiacere una serie di pressioni ricevute. Era palesemente incostituzionale e lo sapevano tutti, anche quelli che l'hanno presentata».
Ne è certo il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che commenta così la decisione della Corte Costituzionale che martedì ha stabilito l'illegittimità di una norma della Regione Abruzzo, l'articolo 3 della legge 28/2012, che nell'ambito di un intervento sulla tutela della salute, dei beni paesaggistici e ambientali, e sulla promozione di uno sviluppo sostenibile, modifica unilateralmente la disciplina precedente in fatto di competenze regionali circa la localizzazione e realizzazione di oleodotti e gasdotti nelle zone sismiche.
La decisione della Consulta ha riaperto il caso del metanodotto di 167,7 chilometri con centrale di compressione a Sulmona che la società Snam Rete Gas ha intenzione di realizzare con un passaggio in zona sismica nonostante 3 anni di proteste della popolazione e degli enti locali.
«I consiglieri - insiste Chiodi - sapevamo benissimo che i rischi di costituzionalità sarebbero stati altissimi, mentre personalmente sulla base delle mie conoscenze non c'era nessun dubbio che sarebbe accaduto questo. Nonostante ciò si ritenne opportuno fare quell'emendamento, fu un tentativo che il Consiglio volle esperire. Ora c'è sicuramente rammarico».
Il governatore è prudente sul futuro. «Non so che cosa accadrà ora, devo rivedere la situazione - spiega - Su questo argomento la potestà legislativa non è regionale. Sugli idrocarburi, invece, la costituzionalità del provvedimento, dopo due impugnazioni, è arrivata solo perché abbiamo fatto un lavoro di fino incredibile e concordato con il Governo, altrimenti non ci saremmo riusciti».
«Quando le cose si vogliono fare seriamente si riescono a fare, quando si fanno solo per mettersi in mostra invece si combinano questi 'patatrac' che durano anche poco», conclude Chiodi

IL COMITATO: «COMPORTAMENTO GRAVE DELLA REGIONE»
«Prendiamo atto della decisione della Corte Costituzionale», commenta il Comitato cittadini per l’Ambiente, «consideriamo molto grave il comportamento del Governo regionale che non si è costituito in difesa di una legge regionale che mirava a tutelare i cittadini da un rischio molto concreto e attuale come quello sismico. Sotto questo profilo ci appare illogica la sentenza della Corte in quanto la stessa legge n.239 del 2004, che disciplina questa materia, prevede un "adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche delle singole regioni". E' del tutto evidente ed inconfutabile che uno dei limiti "fisici" dell'Abruzzo è proprio la elevata sismicità del suo territorio».
Spetta ora al Consiglio Regionale riformulare la legge tenendo conto dei rilievi della Corte.
«Non ci sono comunque dubbi sul fatto che tali opere possono essere realizzate solo se c'è l'intesa tra Stato e Regione», continua il comitato.
Intesa che, come ha chiarito la stessa Corte, deve essere «in senso forte, ossia di atti a struttura necessariamente bilaterale, come tali non superabili con decisione unilaterale di una delle parti».

Inoltre «tali procedure non potranno in ogni caso prescindere dalla permanente garanzia della posizione paritaria delle parti coinvolte» (sentenza n. 383 del 2005).
La Regione Abruzzo si è espressa chiaramente al riguardo, attraverso due risoluzioni approvate alla unanimità (il 18 ottobre 2011 e il 14 febbraio 2012). Con esse il Consiglio Regionale, in ragione dell'elevato rischio sismico connesso con le aree che dovrebbero essere attraversate dal gasdotto "Rete Adriatica", impegna il Governo a negare l'intesa sull' attuale progetto della Snam e a chiedere l'istituzione di un apposito tavolo di confronto per l'individuazione di una soluzione alternativa.
«Il presidente Gianni Chiodi», denuncia il Comitato, «dimostrando assoluta mancanza di rispetto per il Consiglio, continua tuttora a non dare attuazione alle risoluzioni, favorendo così il disegno della multinazionale del gas. E' il caso di ricordare che il deposito sotterraneo di gas di Rivara (MO) è stato cancellato dal Governo nazionale dopo che la Regione Emilia-Romagna, in base al principio di precauzione e non ad una norma regionale, ha negato l'intesa, un mese prima del sisma. La battaglia, intrapresa dai Comitati oltre 5 anni fa, andrà avanti perché sono in gioco valori fondamentali per la vita della nostra comunità, come il diritto alla salute, il diritto alla sicurezza e il diritto di decidere del nostro futuro e di quello dei nostri figli, valori che non intendiamo subordinare né agli interessi delle multinazionali, né ad una politica ad esse asservita».

ACERBO: «SENTENZA NON INFICIA IL NO AL ‘TUBO’»

«La bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge con cui abbiamo bloccato la realizzazione del metanodotto SNAM non ci stupisce», commenta Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista).

«Era un esito che avevamo messo in conto ma si trattava di una strada indispensabile vista l’ignavia di Chiodi sulla questione del metanodotto Snam. Chiodi poteva e può negare l’intesa sul progetto. Purtroppo da anni sta annunciando approfondimenti che non trova mai il tempo di fare. Una cosa deve essere chiara: la sentenza non inficia le ragioni di chi si oppone al "tubo"», va avanti Acerbo.

«Quindi la sentenza ampiamente annunciata non ci spinge certo a tornare indietro rispetto alla posizione di netta contrarietà espressa dal Consiglio Regionale con risoluzioni. Semmai la sentenza impone al Presidente Chiodi di assumere le proprie responsabilità negando l’intesa. E’ Chiodi in questo momento inadempiente rispetto agli indirizzi votati dal Consiglio Regionale».

PEZZOPANE: SUBITO UN’INTERROGAZIONE

«Presenterò immediatamente un'interrogazione urgente al governo, sollecitando anche un confronto per definire le nuove iniziative da intraprendere», ha annunciato la senatrice Pd, Stefania Pezzopane. «Il presidente Chiodi ha gettato la maschera sulla questione- prosegue la senatrice- All’indomani della sentenza afferma che la palese incostituzionalità della legge regionale fosse una cosa nota a tutti. Se così è, come mai non ha affrontato coraggiosamente la questione? Perché non si è comportato, come hanno già fatto i presidenti di altre regioni e non si è costituto a difesa della legge regionale e i diritti degli abruzzesi? L’atteggiamento di Chiodi svela l’ingannevolezza di certi giochetti, dimostrando in realtà quali siano le sue vere ragioni: l’interesse affinchè quel metanodotto si faccia, a qualunque costo».