Piccone-Vacca, la rissa continua a distanza. Cialente contro il suo Pd: «sono indignato»

Grillini travestiti da Berlusconi ‘picchiano’ gli attivisti

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Filippo Piccone

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ROMA. Ieri la rissa scampata in Parlamento tra il deputato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca e il deputato-sindaco del Pdl Filippo Piccone.
Il primo ha raccontato di essere stato aggredito verbalmente dal secondo per avergli ricordato la sua incompatibilità per il doppio incarico previsto dalla legge. Avrebbe ricevuto come risposta delle parolacce e solo l’intervento di alcuni commessi ha evitato il peggio.
Adesso è Piccone che ricostruisce l’accaduto: i toni sono ancora aspri e accesi: «Il grillino Vacca, personaggio del tutto sconosciuto in Abruzzo più virtuale che virtuoso, non dice la verità».
Il sindaco di Celano sostiene di essere stato apostrofato come «servo» per aver votato, insieme al suo gruppo la sospensione dei lavori. «Questi, purtroppo, - va avanti Piccone - sono gli effetti di chi vive uno stato 'dissociativo' rispetto alla realtà».
In merito alla carica di sindaco di Celano Piccone non chiarisce quando e se si dimetterà ma riparte all’attacco: «ricordo a Vacca che lì ci sono andato per espresso volere di migliaia di miei concittadini a differenza sua che, ha dovuto passare giorni e notti davanti ad un computer per racimolare 142 preferenze on line per ritrovarsi deputato. Un consenso virtuale quest'ultimo che, a Celano, come altrove, non sarebbe stato sufficiente neanche per essere eletto consigliere ad una pro-loco, conclude Piccone».


Intanto ieri 'finti' deputati Pd sono stati presi a bastonate da un 'finto' Silvio Berlusconi, dopo avergli baciato la mano.
E' lo show messo in atto a Pescara, dinanzi la sede del Pd Abruzzo, dal Movimento 5 Stelle, per «rappresentare simbolicamente quanto accaduto mercoledì in Parlamento» e per protestare contro «una delle pagine più tristi della nostra storia recente».
«Dopo averci raccontato per mesi che 'mai con Berlusconi', dopo aver rappresentato in Parlamento la scenetta del 'vogliamo un Governo di cambiamento' - affermano i militanti grillini - oggi finalmente il Pd ha calato la maschera ed ha mostrato a tutti il vero ruolo che si è da tempo ritagliato nella politica italiana e cioé quello di complice conclamato del Pdl e in particolare di Silvio Berlusconi».
«Non riusciamo a capire come sia possibile che dobbiamo essere noi a indignarci davanti alla sede del Pd, ma abbiamo deciso di farlo anche per gli elettori del Partiti democratico e siamo venuti qui a chiedere ai dirigenti un atto di rinsavimento - concludono i manifestanti -, un sussulto di dignità. Chiedete scusa a tutti gli italiani».

PD CONTRO PD
E in queste ore si alzano voci del Partito Democratico contro il partito stesso. Come ad esempio quella del sindaco de L’Aquila Massimo Cialente, che ormai da settimane usa i social network per parlare senza filtri.
«Credo che quanto successo oggi (ieri per chi legge, ndr) alla Camera sia la goccia che fa traboccare il vaso. Dimostra l'inutilita' di questo parlamento», va avanti il primo cittadino, «non si può governare senza dei chiari programmi ispirati da visioni e valori definiti. Questa ammucchiata e' un problema».
Per Cialente si deve cancellare il Porcellum, «subito, domani», e tornare al Mattarellum. «Napolitano imponga questa scelta», chiede ancora Cialente.
E poi l’attacco al suo partito: «oggi il Pd ha commesso un errore gravissimo, accettando di sospende i lavori parlamentari per i processi di Berlusconi. Sono indignato come cittadino, indignato con il Pd, un partito ormai gestito da correnti. Ma qualcuno pensa a come vivono oggi gli italiani? Non mi frega nulla del destino di Renzi o degli altri. Vorrei sapere cosa pensano si debba fare per e nel paese. Riempiamo il Quirinale di telegrammi, chiediamo il Mattarellum».


Poco dopo un altro affondo: «Il gruppo Pd della Camera e una tragedia. Ma chi lo guida. Ed a nome di chi? Non mio, sia chiaro!»
Cialente dice di sapere perché il suo partito si sia «ridotto» così: «non ha un dibattito interno. Non si discute di cose. Si discute di persone e basta. Non ci sono valori. Sto tornando ad una rabbia che avevo dimenticato. Questa mattina, come sempre, ho ricevuto dei ragazzi che cercano lavoro. Oltre 30 anni, spesso, soprattutto le ragazze, quando mi descrivono la laurea, i master, una vita di studio, all'improvviso si commuovono, la voce trema. Stiamo levando la vita a queste generazioni. Basta. Perdiamo le elezioni? Ma almeno diamo un'identità di riscatto e speranza a questi cittadini ai quali stiamo togliendo anni ed anni di vita, nel tratto più bello di quanto ci è dato vivere».


a.l.