SANITA'

«In ospedale mancano le medicine per i pazienti in assistenza domiciliare»

L’Isa chiede l’intervento della Regione. I dubbi di un farmacista

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FARMACI MEDICINE



ABRUZZO. Farmacie ospedaliere senza medicine.
 L’allarme viene dall’Isa (Intersindacale sanitaria), la sigla che raggruppa 14 sindacati (Anpo, Aupi, Cimo, Cipe, Cisl medici, Fials, Fimp, Nursing-up, Sidirss, Simet, Sinafo, Smi, Sna-Cri, Uil-p) e che ha sollecitato i vertici della sanità regionale ad affrontare il problema delle forniture dei farmaci in ospedale e del pagamento del ticket a carico dei malati assistiti in Adi (assistenza domiciliare integrata), che invece dovrebbero essere esenti.
In realtà è cosa nota che qualcosa non funzioni nel sistema della distribuzione diretta dei farmaci in ospedale o addirittura anche nella disponibilità delle medicine per alcuni ricoverati, almeno stando alle segnalazioni di casi di questo tipo in varie Asl. Anche se va detto che spesso mancano i farmaci più costosi e innovativi e non certo quelli di routine.
Certo è che le farmacie ospedaliere – a torto o a ragione, ma sempre per motivi di risparmio – hanno meno magazzino di prima e di questo risente anche la distribuzione “per conto” dei farmaci alla dimissione dall’ospedale o per l’Adi, come denuncia l’Intersindacale.
 Eppure almeno dal 2006 e comunque con il decreto commissariale n° 23 del luglio 2011, questi farmaci devono essere distribuiti in via esclusiva dalle farmacie ospedaliere aziendali dietro presentazione di ricetta medica con l’esenzione dal ticket per la dicitura “ Paziente in Adi”.

Ma sempre più spesso le farmacie ospedaliere delle varie Asl sono costrette ad apporre sulle ricette timbri che autorizzano il paziente a ritirare le medicine nelle farmacie territoriali convenzionate. Il che di fatto significa poi il pagamento del ticket o della quota a carico che non dovrebbe essere richiesta trattandosi di un paziente equiparato ad un ricoverato. A questo primo disagio a danno dei cittadini (che nessuno difende), si aggiungono almeno altre due conseguenze non di poco conto.
La prima è che il costo di questi farmaci viene caricato sul budget dei medici di famiglia, che così rischiano di essere considerati “iper-prescrittori” e quindi “alto spendenti”, come li definisce nei suoi rapporti l’advisor Kpmg che controlla i conti della Regione.
 La seconda, più capziosa e politicamente scorretta, è che questi farmaci vanno ad aumentare la spesa farmaceutica territoriale e non vengono caricati su quella ospedaliera. 


Il che provoca uno sgravio del costo dei farmaci in ospedale ed un aumento immotivato di quella in farmacia, con dati drogati da questo escamotage che non fanno capire quale è il totale della spesa farmaceutica ospedaliera, la cui diminuzione viene ascritta a merito dei manager. Ma c’è dell’altro, secondo l’Intersindacale: «Sarebbe diventata una prassi comune anche l’apposizione del codice di esenzione per invalidità civile o di un codice per patologia correlata per ottenere la dispensabilità in tempi brevi dell’ossigeno liquido nei soggetti in ossigenoterapia a lungo termine trattati in Adi integrata senza il pagamento del ticket che altrimenti verrebbe richiesto. Per risolvere le criticità esistenti per l’approvvigionamento dei farmaci in pazienti trattati in Adi – chiedono i 14 sindacati – e per evitare che questi siano costretti a pagare un ticket non dovuto, chiediamo di dare al più presto chiare indicazioni ai Dg delle Asl».
 Tutto finito e tutto chiaro? Macché. 


Chiedendo un approfondimento ad Enrico Bruno, segretario dell’Ordine dei farmacisti di Chieti, si scopre che il ticket sull’ossigeno non si dovrebbe pagare comunque, come avviene in altre regioni e questo semplicemente perché «l’ossigeno è un generico che più generico non si può e lo è talmente che sull’ossigeno non c’è il bollino del farmaco – spiega Bruno – a quanto mi risulta l’Abruzzo è una delle poche regioni, se non l’unica, ad applicare questo ticket. Comunque il paziente in Adi è esente e per questo l’ossigeno lo fanno distribuire dai farmacisti. Ogni cosa che è “fastidiosa” la scaricano sulle farmacie territoriali, mentre ad esempio i prodotti per l’alimentazione particolare non sfuggono al controllo dell’ospedale, mentre sfuggono le ricette Adi che vengono mandate fuori. Segnalo però che non tutte le farmacie “vedono” queste ricette Adi, che evidentemente – se ci sono – prendono strade diverse. Aggiungo infine che le farmacie ospedaliere che fossero momentaneamente sprovviste di farmaci, potrebbero rifornirsi dai grossisti presenti sul territorio e affrontare l’emergenza, se è momentanea. Se poi le Asl non fanno appalti per far vedere in bilancio che c’è poca spesa farmaceutica, questo non è un risparmio perché è l’appalto di grandi quantitativi che fa diventare convenienti i farmaci. E le Asl dovrebbero guardare a questo senza scorciatoie».

Sebastiano Calella