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Abruzzo/ Balneabilità delle acque, Wwf: «dati Ministero e Regione sono identici»

Per gli ambientaliste non regge la ‘scusa’ dell’Arta sui dati non omogenei

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Abruzzo/ Balneabilità delle acque, Wwf: «dati Ministero e Regione sono identici»

 





ABRUZZO. La Regione alla ricerca del colpevole che ha fatto passare l’idea di un Abruzzo ‘maglia nera’ per quanto riguarda la balneabilità delle acque.
Per il Ministero della Salute solo l’84,7% delle acque marine è conforme: il 49,15% è ‘eccellente’, il 35,5% è ‘buona o sufficiente’. Il restante 15,2% appartiene alla classe ‘scarsa’.
Secondo il Wwf, «come appare chiaro dai documenti» a fornire i dati al Ministero sarebbe stata la Regione stessa, quella che oggi protesta, quella che organizza una maxi campa stampa per riabilitare l’immagine screditata, e soprattutto quella che fornisce dati diversi.
Gli ultimi in ordine di tempo sono arrivati sabato scorso: l’assessore al Turismo Di Dalmazio sostiene che «ben il 97,3% delle acque abruzzesi è balneabile, di questo dato l'80% presenta una balneazione "eccellente", il resto "buona"».
Da dove saltano fuori questi dati? E soprattutto se sono quelli ufficiali della Regione perché il Ministero poi ne ha pubblicati altri? In realtà sembra che la lettura cambi se i numeri si leggono in riferimento alle ‘stazioni di monitoraggio’ (ovvero brevi tratti di costa) o in riferimento ai chilometri di costa (il dato, dunque si spalma e la percentuale di inquinamento si abbassa).


«Basta un confronto, anche solo visivo, tra i documenti del Ministero e della Regione», spiega Augusto De Sanctis del Wwf, «per evidenziare come i dati del Ministero e quelli della Regione per quanto riguarda le “non conformità” siano identici in quanto in entrambi i documenti si riporta una percentuale del 15% delle stazioni di monitoraggio. Pertanto questo dato è assodato per tutti».


Sempre per il Wwf, inoltre, non reggerebbe la “spiegaziona” fornita dall’Arta nei giorni scorsi circa le modalità di campionamento, anche rispetto alle altre regioni.
«Bsta consultare le mappe interattive (con tanto di punto di prelievo per singolo tratto di costa) consultabili sul sito www.portaleacque.salute.gov.it/ per rendersi facilmente conto che l’Arta, come le agenzie di tutte le altre regioni, non monitora le aree del tutto vietate come le foci dei fiumi e i porti (non potenzialmente balneabili). Inoltre l’Arta monitora tutti i tratti di costa individuati dalla Regione Abruzzo con Delibera Regionale come potenzialmente balneabili, compresi alcuni tratti a nord e sud delle foci fluviali. Tale situazione è simile a quella che si ritrova nelle altre regioni italiane (basta, come detto, collegarsi al sito del ministero della salute e verificare la posizione dei punti di monitoraggio, ad esempio, per la vicina regione Marche)».


Pertanto queste aree che oggi sono critiche e che vengono giustamente inserite, spesso su richiesta dei comuni perché potrebbero in futuro migliorare con interventi radicali sulla depurazione, «non devono essere scorporate dal conteggio per aumentare la % di stazioni conformi», insiste De Sanctis. «Sarebbe come voler valutare la condizione di salute di una popolazione escludendo dal conteggio i malati gravi».
Il Wwf fa infine notare che dalla scorsa settimana e fino a questa mattina, sul sito dell'Arta vi è un annuncio che avverte sull'indisponibilità dei dati aggiornati relativi a giugno 2013 per “problemi tecnici” non meglio specificati. Quelli relativi ad aprile e maggio 2013 comunque segnalano sostanzialmente le stesse criticità emerse nel 2012 (tanto che l'Arta stessa aveva parlato il 9 maggio fa del 12% delle stazioni non conformi per quest'anno, includendo correttamente le aree di criticità conclamata).


Il WWF auspica che le oggettive problematiche relative all'inquinamento dei corsi d'acqua che si ripercuote sulla balneabilità di diversi tratti costieri «non venga affrontata con la politica dello struzzo perché l'acquisizione della consapevolezza è l'unica strada per porre rimedio e assicurare al settore del turismo abruzzese un futuro roseo che merita».