LA CHIACCHIERATA

Abruzzo Engineering. Carli:«ci trattano da appestati ma non ci hanno mai detto perché»

Il presidente della società tecnologica abruzzese prova a spiegare e fugare dubbi

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Abruzzo Engineering. Carli:«ci trattano da appestati ma non ci hanno mai detto perché»

Francesco Carli




ABRUZZO. «La verità sta nei fatti ed i fatti sono che la Regione Abruzzo ha prima approvato il secondo piano industriale e poi lo ha lasciato cadere. Perchè la Regione, Chiodi ed i dirigenti regionali sono così freddi con Abruzzo Engineering come se fossimo appestati?»

Il vertice di Abruzzo Engineering, Francesco Carli, dopo i nostri ultimi articoli ha deciso di chiarire molti aspetti che sono rimasti nel limbo per anni, non spiegati, non chiariti o sospesi magari non comunicati nel modo giusto.
Ecco allora una lunga chiacchierata con al centro la società pubblica abruzzese: Carli illustra il suo punto di vista, non manca qualche colpo di scena o qualche incongruenza.
L’avvocato Carli è impegnatissimo dal momento della sua nomina (proprio da parte di Gianni Chiodi) nella difesa a spada tratta della società e dei dipendenti («più che della società»). L’avvocato aquilano tra i più quotati (sta curando la fusione Carispaq in Bper e difende l’ex assessore Forza Italia Vito Domenici nel processo Sanitopoli) dipinge uno scenario che poi non è molto differente da quello descritto per anni qui e altrove.
Il problema per lo stesso Carli sembra essere questa perenne agonia della società, spinta nel limbo dell’indecisione della Regione che si è poi trasformata in una pesante incongruenza mai chiarita e spiegata.
Cioè, dice Carli, i problemi di sempre di Abruzzo Engineering sono dovuti alla poca chiarezza di intenti del socio Regione: «che ci vuoi fare Regione con questa società, la vuoi chiudere, gli vuoi dare commesse, la vuoi salvare»?

I FATTI MESSI IN FILA DA CARLI
La storia di Abruzzo Engineering raccontata da Carli si divide in due grandi ere: prima della sua nomina e dopo la sua nomina.
Prima della sua nomina era il tempo di Lamberto Quarta, strappato alla società dall’inchiesta Sanitpoli. Persino a detta di Carli all’epoca «succedevano cose poco onorevoli» come «assunzioni dirette non dovute» , «acquisto di materiali senza contratti o commesse». Pare che siano tutte cose scritte alla Regione e pare scoperte proprio da Carli e che riguardano la gestione ai tempi di Vittorio Ricciardi (indagato all’epoca per una vicenda di presunta truffa sulle quote di Collabora Engineering). Cose che sono emerse come un lampo solo nelle mai più replicate parole di Chiodi nel Consiglio regionale straordinario su presunti illeciti della Selex ai danni della Regione.
Sulle assunzioni dirette fatte tra il 2007 ed il 2008 quelle «inutili» (clientelari?) Carli le riduce ad un trentina: «109 sono gli ex lsu della Regione, 19 sono i lavoratori ex Irti, 31 ex collabora, 13 ex lsu Meridionali servizi, il resto dei 195 dipendenti sono le assunzioni mai giustificate nè allora nè oggi da Ricciardi».
«Assunzioni abbastanza ingiustificate perchè sono intervenute in un momento di transizione e costituzione della società», spiega Carli, «io avrei aspettato di capire lo scenario e le necessità effettive del mercato per poi passare alle assunzioni…».
Insomma si sono volute mettere dentro queste persone a chiamata diretta ma Carli non dice chiaramente che si tratti di clientelismo. Da dove sono piovuti i nominativi di questi fortunatissimi?
Sono stati tutti partoriti dall’agenda di Ricciardi oppure a questi gli sono stati suggeriti dai partiti?
Fatti come detto dell’era Quarta quando la società andava gonfie vele, era il gioiello della Regione la «creatura di Del Turco» voluta fortemente grazie anche allo stretto rapporto con Pierfrancesco Guarguaglini che, infatti, indicò Sabatino Stornelli e la Selex Sema, controllata da Finmeccanica, come il migliore socio della Regione in Abruzzo Egineering. Del Turco e Stornelli si conoscevano da tempo, prima ancora della esperienza di quest’ultimo nell’altra ben nota società del gruppo Telespazio con base nel Fucino, la terra d’origine per entrambi.

ARRESTO DI QUARTA: CASSA INTEGRAZIONE DEI DIPENDENTI
Il 14 luglio 2008 scoppia Sanitopoli una vera iattura per la regione Abruzzo ma anche per i dipendenti di Ae abituati a credere di vivere in una florida società: all’improvviso si sono dovuti ricredere.
Scatta la cassa integrazione per buona parte dei lavoratori, Carli dice già ad agosto 2008, ma forse si tratta di agosto 2009: sta di fatto che si passa in un battibaleno dal paradiso all’inferno e “soltanto” perchè il presidente di allora era stato arrestato.
C’era un piano industriale approvato e operativo che comprendeva tra l’altro il mega progetto della banda larga da 50 mln di euro, c’erano altre commesse eppure si decise per la cassa integrazione.
Non si comprende il nesso tra l’arresto di Quarta e il blocco della società confermato anche da Carli.
Un fatto che farebbe pensare che Quarta era molto di più della carica che ricopriva ma un vero e proprio motore propulsore che il 14 luglio si è spento dopo essersi ingolfato.

LA CRISI DI ABRUZZO ENGINEERING
Sta di fatto che la società entra in un vortice di crisi ed in un tunnel dal quale non è ancora uscita.
«C’è stata la campagna elettorale e l’arrivo di Chiodi che inizia a fermare la Regione e a riflettere, di fatto bloccando ogni affidamento fino ad allora elargito senza problemi».
C’è, dunque, un momento di vera stasi che dura dal 2008 al 2 agosto 2010.
In realtà in questo periodo Chiodi si è preso il tempo per capire in che stato era la società lasciata in eredità da Quarta. Per questo nominò il suo socio di studio Carmine Tancredi che ha monitorato tutta l’attività avendo accesso a tutte le carte da sempre segrete di appalti e commesse. Consulenza resa nota solo nel 2010 ma forse affidata nel 2009.
Che dice la relazione di Tancredi?
«Io non l’ho mai vista nè letta… ma non deve pensare che sia strano: è un atto della Regione che in qualità di socio non è tenuta a farmi leggere».
Sarà, ma appare quantomeno strano che chi amministra una società non sia messo nella condizione di conoscere i risultati di uno screening sulla società, magari avendo scoperto cose interessanti o informazioni vitali.
Ma questo è: nemmeno Carli ha mai visto la relazione pagata con i soldi pubblici.
Sappiamo però che dopo alcuni mesi da quella consulenza la Regione si determina e vara, approvandolo, il secondo Piano industriale della società nel quale di fatto la Regione in pratica dice: “ok si riparte dobbiamo fare un sacco di cose e Abruzzo Engineering le farà” (di mezzo c’era stato nel frattempo il terremoto...). Dunque Abruzzo Engineering salva? Nient’affatto.
AE lavora solo a colpi di ordinanza della Presidenza del Consiglio (Berlusconi) nell’ambito del terremoto mentre la Regione non dà seguito al piano industriale. Perchè?
Nessuno conosce la ragione precisa e reale di questo. Di sicuro chi ha memoria ferrea di quei giorni ricorda che si iniziava a parlare di inchieste giudiziarie che in qualche modo riguardavano l’attività di Ae mentre contemporaneamente altre procura si interessavano ad attività (come il Sistri) nelle quali era intervenuta seppure in minima parte anche Abruzzo Engineering molto più la Selex di Stornelli.

PERIODO 2010-2013
La vulgata vuole che Chiodi si sia impaurito («mi sento come un cinghiale braccato») e dunque abbia detto: “fermi tutti la società è piena di buchi neri e va chiusa”. Idea lanciata ad ottobre 2010 pochi mesi dopo l’inchiesta sul “Gruppo Stati” scoppiata appunto il 2 agosto 2010.
Nel frattempo l’altra ragione di stop della Regione era la difficoltà di stabilire se Abruzzo Engineering era o meno una società in house e dunque se potesse o meno ricevere affidamenti diretti.
La querelle tutta giuridica fornisce una importante leva a Chiodi che si assenta per anni sul tema mentre la società soffre e rischia la chiusura per mancanza di commesse pubbliche (le uniche che può avere).
Attualmente Abruzzo Engineering lavora per la struttura di missione del terremoto e il dottor Aielli: «non crede ai suoi occhi per le cose che riusciamo a fare perchè all’interno abbiamo valide professionalità» dice Carli che per il futuro si augura un presidente di Regione più attivo ed in grado di prendere decisioni precise e chiare e tergiversare meno.
In effetti nessuno sa cosa la Regione vuole fare di Ae, come intendA risolvere i problemi ormai sul tavolo da anni e che sorte debbano subire i 200 lavoratori.
Problemi ormai nell’agenda del prossimo governatore.

LA BANDA LARGA FINITA MA NON UTILIZZATA
Carli per qualche minuto parla anche del faraonico progetto della banda larga che doveva portare l’Abruzzo ai livelli più alti tecnologici.
«Il progetto è finito, è venuto anche bene ora però nessuno dice che è spento e non viene utilizzato. Ma si può dopo aver speso 50 Milioni?».
Magari anche questo aspetto andrà chiarito fino in fondo così come le responsabilità dei ritardi accumulati su questo progetto finanziato con fondi europei, finito con un paio di anni di ritardo, forse più e mai collaudato. Visto che era così importante perché ora non funziona?
Soldi allo stato buttati al vento visto che non serve a niente. L’importante allora, anche questa volta, non era l’opera da realizzare ma la commessa da smaltire e affidare.

SELEX VUOLE 29 MLN DI EURO DALLA REGIONE MA FARANNO LA PACE
Ora siccome c’è il piano industriale approvato dalla Regione, che poi non ha più girato commesse ad Ae, la Selex (socio privato) dice di aver subito un danno da 29 mln di euro. Un contenzioso aperto da Selex e di cui la Regione e Chiodi non hanno mai parlato (nè hanno fornito documenti a PrimaDaNoi.it che li aveva chiesti soprattutto per la difesa in giudizio contro Abruzzo Engineering).
Carli dice che ha scritto lettere di fuoco a Stornelli ma la causa non è nemmeno cominciata e forse non comincerà mai perchè ci sono tutti i presupposti per una composizione bonaria della vicenda: un accordo con il quale la Regine invece che pagare 29mln ne pagherà magari la metà.
Se non altro la composizione bonaria potrà ancora una volta di più evitare la circolazione dei documenti tenuti segreti.

«COME SONO INTERESSATI I CONSIGLIERI REGIONALI»
Carli lamenta il diffuso disinteresse sulle vicende di Ae e l’ostruzionismo dei dirigenti regionali e loda la conferenza dei capigruppo, l’unica ad averlo ascoltarlo attentamente nelle due volte che si sono visti.
Consiglieri regionali interessatissimi alle sorti dei 200 lavoratori da salvare, molto meno a fare chiarezza, avendo dimenticato persino di aver approvato una commissione di inchiesta.
I dipendenti da salvare possono portare voti a tutti, la commissione d’inchiesta solo rogne.
La storia di Abruzzo Engineering anche così sembra carente e tutta da scrivere. Se non altro mancano tasselli importanti e conoscenze imprescindibili ancora ignote per comprendere fino in fondo.
Nessuno però ha voglia di interrogarsi sulle ragioni vere e profonde che hanno portato all’assunzione di dipendenti inutili, a comprare materiale per commesse che non si hanno, a nominare un consulente che stila una relazione segreta persino al presidente della società, che porta il presidente Chiodi all’imbambolimento pluriennale dopo le dure accuse mai più replicate e a fare un passo avanti e due indietro.
Impossibile in queste condizioni raccontare “la verità” senza trasparenza, tra interessi giganteschi e omertà diffusa.
Allora tanto per ripetersi riformuliamo la domanda che per la prima volta facemmo nel 2010: “chi dissiperà i misteri di Abruzzo Engineering?”

Alessandro Biancardi