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Abruzzo mare e inquinamento: persino sui dati vanno tutti in confusione

Errori e interpretazioni sbagliate:il danno di immagine ripagato a suon di spot

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Abruzzo mare e inquinamento: persino sui dati vanno tutti in confusione




ABRUZZO. Un pasticcio abruzese in salsa estiva tra non detti, errori, superficialità e chissà cos'altro. Sta di fatto che nemmeno sui dati dell'inquinamento delle coste è possibile dare una risposta certa. Gli abruzzesi nelle ultime settimane sono stati ubriacati di dati, tutti diversi e contrastanti. Il risultato è la maglia nera per l'Abruzzo, anzi no è una regione per nulla inquinata.
La verità dove sia è impossibile dirlo al momento così come al solito è impossibile dire chi abbia sbagliato.

"INQUINAMENTO" DEI DATI
Il 9 maggio 2013: «l’88% della costa abruzzese è balneabile». Fonte: l’agenzia Arta (agenzia regionale per l'ambiente totalmente pubblica).
Il 18 giugno: «Abruzzo maglia nera, tra le regioni d’Italia meno virtuose». Fonte: commento alla relazione del Ministero della Salute sulla belneabilità delle acque. Dai dati del ministero tanto sembrava di evincere.
Il 27 giugno: «la costa abruzzese balneabile è il 97,4%». Fonte: ancora l’Agenzia Arta rettificando e riaggiustando quanto detto in pecedenza.
Il 29 giugno: «la costa abruzzese balneabile è il 97,3%». Fonte: assessore regionale al Turismo Mauro Di Dalmazio che sembra riportare lo stesso dato dell'Arta eppure...
Balletto di dati incredibile sulla qualità dell’acqua che ha ingenerato fraintendimenti e polemiche.
La Confcommercio ieri ha chiesto l’avvio di una inchiesta  per capire come si possa essere ingenerato l’equivoco che avrebbe creato un danno di immagine alla regione, in piena estate, mentre gli italiani stanno prenotando le ferie. Chi andrebbe mai in vacanza in una regione che agguanta addirittura la maglia nera per la qualità delle sue acque marine?
Nelle ultime ora l’Arta ha spiegato che l’Abruzzo non è affatto maglia nera perché non si sarebbe tenuto conto che i controlli effettuati dall’Agenzia regionale, secondo il programma di monitoraggio stabilito dalla Regione, hanno interessato anche le zone con divieti di balneazione “temporanei” per motivi igienico-sanitari.
Dunque la qualità è buona, più che buona.
Oggi anche la Regione interviene per la prima volta sul caso confermando che «il 97,3% delle acque abruzzesi è balneabile, di questo dato l'80% presenta una balneazione "eccellente", il resto "buona"».
«Il punto principale da chiarire - ha detto Di Dalmazio - è che in Abruzzo le acque marittime sono balneabili e che l'alto livello di qualità è consolidato ormai da anni. I dati forniti dal ministero della Salute sono frutto di una elaborazione fuorviante e di questo bisogna fare giustizia. In questo senso, già lunedì invieremo al ministero della Salute un nostro dossier su tutti i dati di rilevazione omogenei e contemporaneamente avvierò con il presidente della Regione Gianni Chiodi una mediazione politica».


LA CAUSA DELL’ERRORE
L'elemento che avrebbe generato l'errore di valutazione dei dati è stato illustrato da Carlo Visca, responsabile del servizio Acque marittime della Regione, che ha praticamente confermato quanto già spiegato dall’Arta: «Il dato, espresso in percentuale, delle acque in classe di qualità scarsa è penalizzante per quelle Regioni come l'Abruzzo che hanno sottoposto a controllo tutta l'area costiera, incluse le foci dei fiumi, rispetto a quelle Regioni che hanno escluso arbitrariamente significativi tratti di costa, considerandoli non adibiti a balneazione, senza alcuna motivazione di carattere tecnico o amministrativo. Una più realistica rappresentazione avrebbe suggerito di introdurre nel conteggio delle acque classificate scarse anche quelle non adibite a balneazione, passando ad elaborare la percentuale che risulta dal rapporto tra chilometri di costa in classe di qualità scarsa o non adibita a balneazione, sul totale dei chilometri di costa».


L’OPERAZIONE VERITA’ CHE COSTA AI CITTADINI
Ma da dove è partito l’errore? Su questo punto la Regione Abruzzo ha intenzione di andare fino in fondo, ben conscia che la lettura che è stata fornita dal ministero della Salute dei dati di rilevazione penalizza oltremodo il territorio.
Sì, ma chi ha sbagliato?
«L'operazione verità - annuncia l'assessore al Turismo - dovrà coinvolgere il territorio e chiamare in causa direttamente gli operatori turistici. I dati a nostra disposizione e le rilevazioni percentuali e statistiche verranno consegnate a tutti gli operatori del settore per una corretta informazione tra Regione Abruzzo e operatori e tra operatori e turisti».


INTANTO SI PAGANO GLI SPOT
Ma l'operazione verità annunciata da Mauro Di Dalmazio passa in parte anche attraverso un rafforzamento dell'immagine turistica dell'Abruzzo che avrà anche un costo.
Con uno sforzo organizzativo di non poco conto verrà infatti anticipata la campagna pubblicitaria «di rafforzamento dell'immagine della regione».
«Già dai primi di luglio - spiega l'assessore Di Dalmazio - torneremo sul mercato pubblicitario nazionale per entrare nel mercato turistico last minute che, percentuali alla mano, a causa della crisi, è in crescita anno dopo anno. Cercheremo di intercettare quanto più possibile quella domanda con spot destinati alle emittenti televisive e radiofoniche a diffusione nazionale e ai social network. Nei prossimi giorni per la campagna di rafforzamento sono previsti 700 passaggi su reti Rai, Mediaset, La7 e Sky; stesso di discorso per quanto riguarda la radio. La campagna coinvolgerà i maggiori media nazionali di carta stampata, generalisti e di settore, periodici e free press».
Quanto la regione dovrà sborsare per rimediare al guaio non è stato detto ma essendo costretti ad azzardare ipotesi, visto l’imponenza dell’operazione, si può immaginare che saranno spesi almeno un paio di milioni di euro. Magari di più.
Ci saranno inoltre, annuncia Di Dalmazio, «passaggi anche sull'emittenza televisiva regionale con l'obiettivo di 'convincere' il turista locale a rimanere in Abruzzo».
Anche questa volta è tutta una questione di marketing e di consensi (elettorali o meno).