TRASPARENZA

Abruzzo/ Donne e lavoro, Marinelli bacchetta la Regione: «dati carenti e inadeguati»

La consigliera di Parità chiede numeri esaustivi: «non si può più attendere»

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Letizia MArinelli

Letizia Marinelli




ABRUZZO. Di progetti per aiutare le donne ad inserirsi nel mondo del lavoro e combattere la discriminazione di genere se ne sente spesso parlare.
Ma funzionano veramente? Come vanno a finire? Producono risultati concreti?
Gli interrogativi sono tanti ma quello più inquietante lo fornisce la consigliera di Parità regionale, Letizia Marinelli, che da tempo sollecita la Regione a fornire dati esaustivi, precisi, dettagliati per poter confrontare le buone intenzioni e i proclami con la realtà dei fatti.
Eppure solo due giorni fa proprio Marinelli per l’ennesima volta ha denunciato la presentazione di dati «carenti e inadeguati» circa l’ingresso delle donne abruzzesi nel mondo del lavoro grazie ai progetti dell’Unione europea.
«E’ difficile rinvenire nel rapporto 2012» denuncia la consigliera, «dati concreti esaustivi ed efficaci sull’impatto delle politiche della formazione e del lavoro finanziate ed attuate sul lavoro delle donne e la loro integrazione».
La contestazione è stata mossa dalla consigliera, membro di diritto del Comitato di Sorveglianza del Fondo sociale europea, all’assessore Paolo Gatti (Lavoro e Formazione). «Gli indicatori di risultato di tali politiche», ha fatto notare Marinelli, «continuano a non essere rilevati, come si evince dai risultati».
«Nel 2010», sottolinea ancora la consigliera, «ne risulta avviato soltanto uno con 45 destinatari specifici. Nel 2011 ne risultano conclusi 18 con 69 destinatari: ciò vuol dire che sono aumentati i progetti ma in rapporto non crescono i soggetti coinvolti».
Nel 2012, invece, risultano conclusi 52 progetti per 128 destinatari. Nel 2012 sono state 27 le donne che hanno ricevuto incentivi per il lavoro autonomo, 49 quelle che hanno ricevuto aiuti per la formazione, solo 7 beneficiarie di interventi per la formazione nel ciclo universitario, 45 hanno beneficiato di formazione per la creazione d’impresa. 


E poi ci sarebbero anche casi ‘anomali’ dove i progetti per le donne finiscono per favorire il genere maschile: «Perplime il fatto», va avanti infatti Marinelli, «che su interventi specifici mirati in favore delle donne siano stati coinvolti uomini e per alcune fasce d’età addirittura prevalgano gli uomini sulle donne».
In definitiva per la consigliera i dati quantitativi «sono insufficienti per poter parlare di politiche di genere e a questo punto non si può più attendere il dettaglio della qualità degli interventi di genere finanziati, realizzati e conclusi altrimenti la confusione tra programmazione e dichiarazione di intenti generiche ed astratte resta l’elemento fuorviante della questione femminile nel mercato del lavoro».
Ma la consigliera ha bocciato anche la gestione del POR FESR Abruzzo 2007- 2013 e sostiene che sia stato «poco efficace» nell’impatto sulle problematiche legate alle questioni di genere e di non discriminazione delle donne: «mancano», fa notare, «specifici interventi nei quali trovino spazio infrastrutture (anche immateriali) che supportino la lotta alla violenza sulle donne e contrastino i fenomeni di discriminazione».
A tal proposito la Consigliera di Parità Regionale ha proposto al tavolo di rinvenire risorse su diversi assi d’intervento programmati, dove la capienza e la finalità consentono di sviluppare adeguati interventi in favore delle donne in difficoltà o peggio vittime di abusi. La Consigliera auspica che le osservazioni possano divenire progetti concreti, inseriti nella programmazione 2014-2020. «L’interesse non è quello di contrastare le Politiche Regionali», assicura, «ma porre l’attenzione sull’importanza e sulla necessità di un agire concreto e coordinato: il nostro territorio ha bisogno di azioni tangibili e efficienti supportate da risorse adeguate».