LA PROTESTA

Abruzzo. Campi devastati dai cinghiali: ritardi e accuse in tutta la regione

Molti danni e inerzia delle istituzioni

Redazione Pdn

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Abruzzo. Campi devastati dai cinghiali: ritardi e accuse in tutta la regione

Un campo devastato






ABRUZZO. Cinghiali "scatenati" distruggono campi di mais, foraggi, cereali in diversi Comuni della provincia Aquilana.
 Confagricoltura ha richiesto un incontro urgente al presidente della Provincia Antonio Del Corvo per accelerare la caccia di selezione per contenere i danni che già ammontano a centinaia di migliaia di
euro. «Le procedure burocratiche nella nostra provincia ancora non sono concluse gli uffici purtroppo vanno a rilento nonostante le sollecitazioni arrivate dallo stesso Assessorato Regionale Agricoltura», informa Stefano Fabrizi Direttore di Confagricoltura L’Aquila.
«Abbiamo informazioni che la provincia di Pescara è già partita con le attività di selecontrollo necessarie ad
arginare il fenomeno che sta mettendo in ginocchio gli agricoltori. Purtroppo la provincia dell’Aquila dimostra di non essere più in grado di esercitare questa delega a causa della carenza di personale. E’ ora di riconsegnare questa competenza alla Regione» conclude Fabrizi.
«Siamo esasperati ed anche preoccupati sulla carenza di fondi in bilancio per il ristoro dei danni», afferma Vinicio Blasetti, presidente della sezione zootecnica provinciale di Confagricoltura, «gli assalti dei
cinghiali non si contano più, la Provincia deve intervenire immediatamente con abbattimenti selettivi a più ampio raggio».
Negli uffici di Confagricoltura sono arrivate richieste di aiuto da Massa D’Albe, Villa San Sebastiano, Poggetello, Vittorito, Valle Subequana,. in pratica dall’intera provincia dell’Aquila.
Intanto Confagricoltura, per tutelare i propri associati, ha dato mandato ai propri avvocati di dare applicazione alla Legge 157 del 1992 che all’articolo 15 stabilisce che chiunque possegga un fondo utilizzabile a fini venatori, dove i cacciatori sono autorizzati ad entrare anche contro la volontà del proprietario, ha diritto ad un rimborso per la penalizzazione che gli deriva da tale servitù. L’ammontare annuo di tale rimborso mediamente vale da 70 a 150 Euro per ettaro e si possono richiedere gli
arretrati con gli interessi relativi agli ultimi 10 anni. Tale procedura è stata già riconosciuta dalla Regione del Veneto, che ha dichiarato che rispetterà tale obbligo appena saranno stati precisati i valori economici per calcolare gli importi per le singole richieste.

EMERGENZA ANCHE NEL TERAMANO
Non va meglio nel Teramano. «Come largamente previsto dalla Confederazione Italiana Agricoltori di Teramo, le istituzioni competenti per la gestione della specie, Ente Parco ed Ente Provincia di Teramo, a seguito dell’incontro tenuto presso la Prefettura di Teramo in data odierna, rifilano una bella beffa al monto agricolo», commenta  l’associazione.
«Gli impegni assunti davanti a Sua eccellenza il Prefetto sono assolutamente insufficienti ad affrontare la  problematica degli innumerevoli danni cagionati alle colture agricole».
La Confederazione Italiana Agricoltori chiedeva interventi finalizzati a ripristinare immediatamente il  giusto rapporto tra la specie e il territorio, «attraverso un’azione sinergica di intervento tra Ente Parco ed  Ente Provincia».
«L’epilogo della discussione tenutasi», denuncia l’associazione, «ha evidenziato la storica contrapposizione tra gli Enti su posizioni,  punti di vista e visione di intervento diametralmente opposti».
In conclusione, dopo una forte pressione della CIA di Teramo  l’Ente Provincia si è impegnata ad attivare la caccia selettiva entro venerdì di questa settimana con squadre di cacciatori selezionati e su determinati distretti.
L’Ente Parco si è impegnato a riattivare, entro la settimana prossima gli 8 recinti di cattura presenti sul  territorio provinciale nei Comuni di Castelli e Isola del Gran Sasso. «Tali recinti sono assolutamente non  sufficienti ad affrontare la problematica all’interno del perimetro dell’area Parco», lamenta la confederazione Italiana Agricoltori
Qualora, trascorsa una settimana di attività, non si realizza un prelievo  «congruo» del numero dei cinghiali sul territorio, la Confederazione Italiana Agricoltori di Teramo annuncia che utilizzerà «tutti gli strumenti a sua disposizione organizzando i propri associati e cittadini, con forme di protesta civili e non violente, atte a sensibilizzare e stimolare gli Enti preposti ad una azione decisa e risolutiva del problema».

«MEGLIO UN COMMISSARIO»
«Considerato che in Abruzzo non siamo mai riusciti a coinvolgere tutti i parchi nelle attività finalizzate a limitare i danni provocati dai cinghiali, è opportuno pensare alla nomina di un commissario. Il Governo centrale dovrebbe nominare cioè un commissario con pieni poteri in grado di attivare politiche adeguate  per gestire una vera e propria emergenza che orami riguarda vaste zone della regione. Sarebbe un modo, forse l'unico, per superare l'inerzia dei parchi che non si sono mai attivati adeguatamente nonostante le norme glielo consentano». E' la proposta lanciata dall'assessore provinciale alla Caccia Mario Lattanzio alla luce dei danni che i cinghiali continuano a provocare su tutto il territorio, distruggendo colture e mettendo a rischio l'incolumità dei cittadini.
«Per quanto ci riguarda, ricorda Lattanzio, facciamo ciò che prevede la legge a nostro carico. Ci occupiamo, cioè, del selecontrollo nei periodi non di caccia, servendosi personale specializzato e abilitato. Ma per raggiungere risultati ottimali e prevenire devastazioni da parte dei cinghiali dovrebbero intervenire i parchi, che dispongono esattamente degli stessi strumenti delle Province perché anche questi enti possono promuovere il selecontrollo. Fino ad oggi, inspiegabilmente, non lo hanno fatto, e restano sordi rispetto ad ogni appello che ho lanciato con il passare dei mesi, interessando della problematica anche il prefetto Vincenzo D'Antuono».