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Abruzzo/ Blocco promozioni in Regione, D’Amico: «Chiodi non ha cercato soluzioni»

Dopo la condanna del giudice del Lavoro parla l’ex assessore regionale al Bilancio

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Abruzzo/ Blocco promozioni in Regione, D’Amico: «Chiodi non ha cercato soluzioni»

D'Amico e Carpineta




ABRUZZO. «In questi cinque anni la Giunta regionale e l'assessore al Personale, Federica Carpineta, sul fronte del personale dell'Ente hanno proceduto sempre a strappi, generando così il contenzioso con i dipendenti».
Lo ha detto questa mattina il vicepresidente del Consiglio regionale, Giovanni D'Amico (Pd), in merito alla sentenza del tribunale del lavoro dell'Aquila sulla vicenda del blocco delle progressioni verticali .
Secondo l’assessore Carpineta quello che è accaduto sarebbe una diretta eredità di quanto fatto dalla giunta di centrosinistra che ha preceduto il Governo Chiodi ma per D’Amico le cose sarebbero andate diversamente.
Quel che è certo è che il Giudice del Lavoro del Tribunale dell’Aquila ha condannato la Regione a pagare a ciascuno dei ricorrenti una somma pari al 50% della retribuzione che avrebbero percepito ove fossero stati inquadrati nella categoria immediatamente superiore a quella posseduta nei limiti della prescrizione quinquennale che decorre a ritroso dal ricorso introduttivo.
L’obbligo della Regione Abruzzo di procedere alle progressioni verticali era operante a decorrere dal 2001 ed è rimasto completamente inadempiuto.
«L'unica soluzione per superare il contenzioso», spiega oggi D’Amico, «è riattualizzare le delibere di Giunta 574 e 1175 del 2008 al quadro attuale, con accordo sindacale». 


In particolare, la delibera 1175, adottata quando proprio D'Amico era assessore al Personale e al Bilancio e annullata nel 2009 dalla delibera di Giunta n. 61: «fissava il nuovo fabbisogno di personale e stabiliva che invece di ricorrere a risorse esterne si riqualificava il personale interno. Nonostante nel 2010 il Tar abbia annullato la 61, dopo l'azione di impugnazione da parte dei dipendenti - sottolinea D'Amico - la Giunta regionale non ha preso alcun provvedimento ed è andata avanti per la sua strada».
Nel ribadire che ora «l'unica soluzione è quella di riattualizzare la 1175», D'Amico attacca la Giunta Chiodi, colpevole di «non aver trovato accordi sindacali e non essersi impegnata per trovare una soluzione», ed afferma che il costo che la Regione dovrà sostenere «non è così irrisorio» come paventato da Carpineta.