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Abruzzo/ I cinghiali ‘cacciano’ gli agricoltori. Coldiretti mobilitata contro la fauna selvatica

«Il sovraffollamento di ungulati ostacolo al diritto di “fare impresa”»

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ABRUZZI. Coldiretti Abruzzo annuncia lo stato di mobilitazione finalizzato a risolvere una volta per tutte l’emergenza cinghiali.
La situazione è diventata ormai insostenibile, «si tratta di una vera e propria invasione», denuncia l’associazione di categoria.
«Cinghiali ed animali predatori si sono infatti progressivamente moltiplicati impadronendosi delle campagne e dei boschi, tanto da rendere impossibile l’attività agricola e di allevamento». E, laddove la presenza degli ungulati risulta essere fuori controllo, le imprese agricole sono state costrette, talvolta, addirittura ad abbandonare la coltivazione dei terreni, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista della manutenzione del territorio e del paesaggio. Il problema del sovrappopolamento di ungulati, soprattutto cinghiali, in alcune zone è particolarmente rilevante.
«Gli effetti della presenza, ormai fuori controllo, di ungulati e predatori sono tangibili» evidenzia il direttore regionale di Coldiretti Simone Ciampoli.
«I rischi connessi alla presenza dei cinghiali sono anche di carattere sociale e sanitario: l’anomala concentrazione della popolazione di selvatici sfugge infatti ad ogni tipo di controllo».
Il problema degli ungulati interessa tutte le provincie della regione e Coldiretti è impegnata da anni in azioni di tutela delle imprese agricole che stanno subendo forti limitazioni al loro diritto di “fare impresa”. Nonostante si sostenga che il numero degli animali abbattuti sia tendenzialmente aumentato negli ultimi 8/10 anni, i danni e le presenze degli stessi animali sono aumentati vertiginosamente. 


Quindi c’è la necessità di misure ed interventi straordinari perché le attuali norme non riescono più a garantire un sufficiente equilibrio tra agricoltura e animali selvatici. Così, come primo atto della mobilitazione contro i cinghiali, Coldiretti ha inviato una lettera al presidente della Regione Gianni Chiodi, al presidente del consiglio regionale Nazario Pagano e ai prefetti delle quattro province.
Una chiara richiesta di aiuto affinchè ognuno attui un personale intervento a favore della situazione.
«Contiamo nell’impegno concreto delle istituzioni», aggiunge Ciampoli.
«La situazione sta infatti diventando sempre più intollerabile con conseguenti atteggiamenti di esasperazione da parte degli imprenditori agricoli che rischiano di sfociare in azioni non controllabili. Le istituzioni locali e Regionali, gli Enti di riferimento e quelli interessati alla problematica, in modo coordinato, devono impegnarsi e puntare a superare l’emergenza. Chiediamo l’adozione di urgenti provvedimenti risolutivi per “governare” tale fenomeno diventato insostenibile. La Provincia, di concerto con le altre Istituzioni, è chiamata inoltre a definire la programmazione a livello locale per mettere in atto le azioni volte a riportare il numero degli ungulati entro i limiti di sostenibilità ambientale e di compatibilità con l’attività agricola».
Coldiretti ribadisce che metterà in campo «tutte le azioni necessarie per far valere il diritto dei propri Soci di “fare impresa”».