THE DAY AFTER

Abruzzo/Villa Pini, De Nicola stravince contro la sanità privata abruzzese

Attesa per gli sviluppi pratici della nuova gestione

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

13395

Nicola Petruzzi

Nicola Petruzzi



CHIETI. Non c’è stata partita. Ieri l’asta per Villa Pini, vinta dal Policlinico Santa Maria De Criptis dell’imprenditore Carmine De Nicola, è stata come la gara Spagna-Tahiti della Confederations Cup, vinta in serata 10-0 dai diavoli rossi e con un rigore sbagliato.
 Perché non è vero che alla fine la clinica è stata aggiudicata per soli 50 mila euro di differenza in più rispetto ai 31 mln dell’ultimo rilancio della Casa di cura Santa Camilla (Pierangeli, Spatocco, Concetta Petruzzi e Di Lorenzo). C’era, infatti, un abisso tra la determinazione con cui l’avvocato Antonio Di Ianni aumentava di volta in volta l’offerta del Policlinico e la cautela (una volta superata per la Casa di cura la soglia dei 30 milioni) con cui si muoveva il suo competitor Andrea Pantellini, coadiuvato dal commercialista Pierluigi Balietti che armeggiava con il suo smartphone. Sotto lo sguardo sorpreso di tutti – Petruzzi compreso che aveva lasciato qualche milione prima e che sembrava chiedersi fino a dove sarebbero arrivati i suoi ex concorrenti - l’impressione netta era che De Nicola non avesse posto limiti ai rilanci, anche fino a 50 milioni.
E che la sua presenza nell’aula della Corte d’Assise – pur non avendone strettamente titolo - proprio alle spalle dello staff che stava battagliando per l’acquisto, era la garanzia che la gara si doveva concludere proprio 10-0. Dunque una dimostrazione muscolare che segna la sconfitta non di Nicola Petruzzi, che ha avuto il merito indiscusso di aver fatto rinascere Villa Pini come clinica, ma degli imprenditori privati della sanità abruzzese che ora dovranno fare i conti con questa nuova realtà imprenditoriale.

Infatti fino a ieri De Nicola drenava i soldi della mobilità passiva abruzzese, attirando medici e pazienti nelle sue cliniche di San Benedetto del Tronto, oggi lo farà direttamente giocando in casa ed entrando di forza nel salotto buono della sanità privata.
Insomma un effetto collaterale forse imprevisto nella guerra scatenata a suo tempo contro Enzo Angelini, una sconfitta bruciante per chi pensava di aver archiviato Villa Pini ed il suo budget ingombrante, contro cui erano stati attivati inutilmente anche i ricorsi alla magistratura amministrativa.
In realtà già la decisione dell’esercizio provvisorio, adottata dal Tribunale fallimentare di Chieti, e la nomina di un curatore fallimentare che in poco tempo è riuscito a vendere sette cliniche avevano fatto intravedere che l’esito della guerra ad Angelini non era quello auspicato. E che forse anche lo stancheggio esercitato contro Petruzzi non era di largo respiro e strategicamente vincente, come l’esito dell’asta ha dimostrato. E così mentre gli sconfitti si leccano le ferite e Petruzzi esce a testa alta – pur con qualche rimpianto – dalla sua esperienza abruzzese, la sanità privata abruzzese dovrà fare i conti con questa new entry.

E al tavolo delle trattative non ci saranno più i sorrisetti di ieri, quando nella busta del Policlinico con l’offerta migliorativa è spuntata la cauzione da 1 milione che sembrava una colletta, visto che era composta da circa 30 assegni con pezzature da 4.250 euro, 5.600, 12.450 ecc. la cui somma era proprio 1 milione. In pratica ieri all’asta in Corte d’assise è andata in onda una partita dove la sanità-soldi ha avuto la meglio sulla sanità-assistenza. Ed oggi c’è grande attesa per conoscere le prossime mosse del Policlinico che ha vinto: dovrà dimostrare nei fatti (personale medico, infermieristico, amministrativo e malati) che “le grandi cose” annunciate a caldo da De Nicola in lacrime non sono solo promesse di circostanza.
Sebastiano Calella