ECONOMIA

Abruzzo/Fondi start-up, a 7 mesi dalla chiusura del bando ancora nessuna graduatoria

Api: «non comprendiamo tempi d’attesa così lunga»

Redazione Pdn

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Abruzzo/Fondi start-up, a 7 mesi dalla chiusura del bando ancora nessuna graduatoria

Fondi per le start-up, a 7 mesi dalla chiusura del bando ancora nessuna graduatoria
Api: «non comprendiamo tempi d’attesa così lunga»
Fondi, start up, fare impresa, ernesto petricca
ABRUZZO. Il bando ‘ Fare Impresa 2’ è scaduto il 30 novembre 2012 e prevedeva un finanziamento fino al 75% per le start-up di impresa. 
Vale a dire fino a 80 mila euro per «la costituzione e l’avviamento di nuove attività esercitate in forma individuale, collettiva o cooperativa». Linfa vitale importantissima per quanti in questo momento di crisi hanno comunque deciso di rimboccarsi le maniche ed avviare una azienda propria. 
«Abbiamo apprezzato molto questa iniziativa della regione», ammette anche Ernesto Petricca, direttore dell’associazione Piccole Industrie Pescara Chieti,  «che permette di finanziare quegli ormai avventurosi che in questo momento di terribile crisi decidono di mettersi o rimettersi in gioco, con iniziative imprenditoriali di varia natura».
A quasi 7 mesi dalla scadenza del bando, però, nessuna novità. «Degli esiti finali sulle graduatorie nemmeno l’ombra», denuncia Petricca.  E così gli imprenditori aspettano impazienti, una impazienza che non è solo sinonima di ‘noia’ ma soprattutto di problemi strutturali che rischiano di pesare sulla gestione aziendale. «Ora sappiamo», va avanti il direttore, «che la crisi e la spending  review sono strumenti che mettono in crisi anche le amministrazioni pubbliche ma non comprendiamo come in un tempo così lungo non riusciamo ad avere certezze degli esiti».
Anche perché il tasso di mortalità è molto alto. Petricca chiede di non illudere le imprese appena nate con forme di finanziamento, che in questo caso ha coinvolto oltre 1000 nuove imprese, ma con tempi di risposta sicuramente non consoni alle aspettative». Il rischio, fa notare l’esponente dell’Api è quello di ritardare in molti casi la possibilità di uno sviluppo immediato e di un rapido collocamento sul mercato delle aziende. 
Qualche settimana fa l’assessore Paolo Gatti aveva spiegato via Facebook che il ritardo è dovuto all’attenta analisi delle domande ricevute, dal momento che in tantissimi hanno risposto al bando. Nessun problema politico, aveva garantito, ma solo tempi lunghi per vagliare «1170 domande su cui fare ammissibilità ricevibilità e valutazioni di merito. E quando si erogano 80.000 euro a fondo perduto questo lavoro richiede grande attenzione, a tutela dei partecipanti».
ABRUZZO. Il bando ‘ Fare Impresa 2’ è scaduto il 30 novembre 2012 e prevedeva un finanziamento fino al 75% per le start-up di impresa. Vale a dire fino a 80 mila euro per «la costituzione e l’avviamento di nuove attività esercitate in forma individuale, collettiva o cooperativa». Linfa vitale importantissima per quanti in questo momento di crisi hanno comunque deciso di rimboccarsi le maniche ed avviare una azienda propria. «Abbiamo apprezzato molto questa iniziativa della regione», ammette anche Ernesto Petricca, direttore dell’associazione Piccole Industrie Pescara Chieti,  «che permette di finanziare quegli ormai avventurosi che in questo momento di terribile crisi decidono di mettersi o rimettersi in gioco, con iniziative imprenditoriali di varia natura».A quasi 7 mesi dalla scadenza del bando, però, nessuna novità. 

«Degli esiti finali sulle graduatorie nemmeno l’ombra», denuncia Petricca.  E così gli imprenditori aspettano impazienti, una impazienza che non è solo sinonima di ‘noia’ ma soprattutto di problemi strutturali che rischiano di pesare sulla gestione aziendale. «Ora sappiamo», va avanti il direttore, «che la crisi e la spending  review sono strumenti che mettono in crisi anche le amministrazioni pubbliche ma non comprendiamo come in un tempo così lungo non riusciamo ad avere certezze degli esiti».

Anche perché il tasso di mortalità è molto alto. Petricca chiede di non illudere le imprese appena nate con forme di finanziamento, che in questo caso ha coinvolto oltre 1000 nuove imprese, ma con tempi di risposta sicuramente non consoni alle aspettative». Il rischio, fa notare l’esponente dell’Api è quello di ritardare in molti casi la possibilità di uno sviluppo immediato e di un rapido collocamento sul mercato delle aziende. Qualche settimana fa l’assessore Paolo Gatti aveva spiegato via Facebook che il ritardo è dovuto all’attenta analisi delle domande ricevute, dal momento che in tantissimi hanno risposto al bando. Nessun problema politico, aveva garantito, ma solo tempi lunghi per vagliare «1170 domande su cui fare ammissibilità ricevibilità e valutazioni di merito. E quando si erogano 80.000 euro a fondo perduto questo lavoro richiede grande attenzione, a tutela dei partecipanti».