PETROLIO A CASA NOSTRA

Abruzzo/No Triv, appello ai parlamentari: «no all’Abruzzo come distretto minerario»

Nuovo appello dei comitati ‘green’

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1180

NO TRIV PETROLIO ABRUZZO




ABRUZZO. A poco più due mesi dalla manifestazione di Pescara in cui 40.000 persone sfilarono per dire no ad Ombrina e alla trasformazione dell’Abruzzo in distretto minerario, le associazioni e i comitati “green” ribadiscono la propria posizione.
Sempre loro dicono un sì convinto a scelte alternative e «più ragionevoli» rispetto a quelle tracciate nella Strategia Energetica Nazionale e chiedono un diverso modi intendere l’economia in Italia e nella nostra Regione.

È stato inviato in questi giorni un appello rivolto a tutti Parlamentari della Repubblica dal Coordinamento No Triv, un appello che indica una non semplice “via parlamentare” per superare i tanti limiti della Strategia energetica e di alcuni decreti con cui il Governo Monti è intervenuto pesantemente sulle materie dell’energia e dell’ambiente, su tutti il Decreto Sviluppo e il Decreto Liberalizzazioni.

L’Appello, firmato da numerose associazioni, organizzazioni imprenditoriali, personalità del mondo scientifico della cultura e della politica e da numerosi cittadini, indica alcune priorità.
Tra queste la ricerca dell’efficienza energetica come condizione necessaria per consentire al Paese di uscire dalla crisi e come obiettivo primario della SEN da qui al 2050. Ma anche la decarbonizzazione del sistema Paese in linea con quelli che sono gli obiettivi della Roadmap tracciati dall’UE al 2050. E poi ancora: l’immediata abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo, cui si deve la “resurrezione” di Ombrina e di numerosi altri progetti petroliferi (ad esempio, nel Golfo di Taranto); l’abrogazione dell’art. 16 del Decreto Liberalizzazioni; il taglio dei generosi incentivi di cui godono le fonti fossili che producono effetti distorsivi e speculativi sul mercato dell’energia a danno di famiglie ed imprese.

«Nell’Appello si ribadiscono due punti fondamentali per il futuro di noi tutti», dicono dal comitato: «perseguire l’obiettivo della crescita “a prescindere”, anche in presenza di sprechi ed inefficienze, ci condanna a un continuo impoverimento e peggiora le condizioni di vita di ampi settori del Paese, accentuando le diseguaglianze e mettendo a repentaglio i più elementari diritti garantiti dalla Costituzione». E poi «la questione energetica va guardata come parte di un tutto. Non è concepibile che ci sia chi ha la pretesa di consumare e sprecare, e, al contempo, di imporre rigore; di premere sul freno e contemporaneamente sull’acceleratore; di dichiararsi paladino della sostenibilità ambientale e al contempo di negoziare diritti inalienabili come quello alla salute (Taranto docet)».