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Abruzzo maglia nera in Italia per le acque di balneazione

Il Wwf: «gestione scriteriata dei fiumi e della costa»

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Abruzzo maglia nera in Italia per le acque di balneazione




ABRUZZO. L'Abruzzo è maglia nera in Italia per la qualità delle acque di balneazione secondo il rapporto presentato oggi dal Ministro Lorenzin.
 Tutto perfetto da Martinsicuro fino a 100 mt a nord alla Foce del Tordino di Giulianova.
Acque non balneabili, perché inquinate, invece, a 300 metri a sud della foce del Tordino, (Roseto) poi di nuovo balneabile fino alla zona antistante via Claudio, sempre a Roseto.
Acqua inquinata anche a 300 metri a nord della foce del fiume Vomano (Roseto) e a 300 mt a sud nel comune di Pineto.
Di nuovo balneabile fino a Pescara, e precisamente fino a via Mazzini.
Il portale acque del governo segnala poi come non balneabile per inquinamento la zona antistante via Balilla e la spiaggia che si trova 300 metri a nord del molo del fiume Pescara. A Montesilvano tutti e quattro i punti sono balneabili.
Verso sud, invece, non superano gli esami la spiaggia a 350 metri a nord della foce del fiume Foro di Ortona, e nemmeno i 350 metri a sud, così come il tratto a 400 metri a nord della foce del fiume Arielli e i 200 metri a sud.
Bocciata pure la spiaggia a 200 metri a nord e i 200 a sud della foce di Fosso Peticcio, quella a 300 metri a nord del fiume Moro, a 50 metri a sud di Fosso Cintioni a San Vito Chietino.
Inquinate pure le spiagge a 200 mt a nord della foce del Feltrino (sempre San Vito), a 200 mt a sud dalla foce del Sangro (Torino di Sangro) come pure i 300 metri a nord e sud di Fosso Lebba nel Comune di Vasto.
Tutte le criticità già messe nero su bianco qualche settimana fa dall’Arta.

«FIUMI COME FOGNE DELLE COSTE»
Per il WWF Abruzzo si sta pagando la pervicace volontà di non affrontare con la dovuta energia la mala-gestione del settore delle acque e del territorio. «I fiumi sono ridotti a fogne e la costa (e non solo) è stata quasi completamente urbanizzata senza pensare ai servizi di base come la depurazione con ovvie conseguenze sul nostro mare».
«L'Abruzzo del turismo balneare», spiega Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf, «si presenta con questi dati sconfortanti sul palcoscenico nazionale, frutto di una gestione scriteriata del territorio e dell'incredibile situazione dei fondi connessi alla gestione delle acque. Moltissimi depuratori sono abbandonati o mal-funzionanti; gli investimenti non sono stati fatti e nonostante ciò le aziende che gestiscono la depurazione hanno centinaia di milioni di euro di debiti. In questo contesto, che penalizza fortemente l'economia, le strutture regionali e in particolare l'assessorato ai Lavori Pubblici e il Comitato VIA, hanno varato, tra le contestazioni dei soli ambientalisti e di due comuni, Fossacesia e Farindola, un Piano di Tutela delle Acque che rimanda addirittura al 2027 il risanamento di molti fiumi, per i quali le normative europee prevederebbero invece il raggiungimento dello stato “buono” delle loro acque entro il 2015. A parte le ovvie considerazioni sulla situazione ambientale che pare interessare solo gli ambientalisti, i balneatori e gli albergatori sanno che la Regione ha chiesto decine di deroghe rispetto agli obiettivi di qualità comunitari? Sanno che sono stati privilegiati gli interessi dei concessionari per l'idroelettrico rispetto al loro comparto? In tale disastro, oltre a stigmatizzare l'atteggiamento dilatorio di chi è preposto a far rispettare le norme sulla qualità dell'ambiente, è sconfortante pensare che si destinano oltre 500 milioni di euro alla realizzazione della famigerata e inutile strada pedemontana Abruzzo-Marche e alla depurazione 1/10 di queste risorse. Ora il Piano di Tutela delle Acque, adottato nel 2010, dovrebbe essere approvato dal Consiglio Regionale. In quella sede è urgente apportare profonde modifiche per cambiare strada seriamente».

IN ITALIA 96% DELLA COSTA CONFORME ALLA BALNEAZIONE»
E se l’Abruzzo ha poco da festeggiare il ministero esulta per il dato nazionale.
«Non solo c'é stato un miglioramento, ma siamo praticamente tra i primi in Europa per la balneabilità delle acque marine e anche per lo stato delle acque interne», ha sottolineato il ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin.
Con oltre 5 mila 500 aree di balneazione l'Italia è il paese con il maggior numero di acque, pari a più di un quarto del totale europeo. La percentuale delle acque conformi alla balneazione del 96%, con un aumento del 4,8% rispetto al 2011. Il dato è che le acque marine conformi per la balneazione sono passate dal 91,9% del 2011 al 96,6% del 2012, mentre le acque interne sono passate dall'85,8% di conformità al 91,6% registrando un aumento del 5,8% di acque balneabili. Si tratta, ha aggiunto il ministro, di «un ottimo risultato, che acquista il significato ancora più rilevante se si tiene conto dell'estensione della costa italiana, di circa 8 mila chilometri. E' un elemento confortante».
Questo quadro, ha inoltre rilevato Lorenzin, «ci porta quasi al 100% dei dati di sicurezza e ritengo che ci sia stato un miglioramento notevole negli ultimi anni pari a circa il 6% in più di zone balneabili».