Tassa di soggiorno, il balzello non si paga solo in Abruzzo e Friuli

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Tassa di soggiorno, il balzello non si paga solo in Abruzzo e Friuli



ROMA.  Finalmente è arrivata l'estate, portando con sé un'ondata di caldo africano. Ed è proprio in questo periodo che gli italiani si cominciano a chiedere dove andare in vacanza. In questa riflessione entra inevitabilmente anche la tassa di soggiorno, che ormai si paga - anche se non in tutte le località - in tutte le Regioni, con l'eccezione dell'Abruzzo e del Friuli Venezia Giulia.
Un numero sempre maggiore di località italiane applica, quest'anno, infatti, la "tassa" di soggiorno: molte di queste sono destinazioni balneari che, ancora in questi giorni di giugno, stanno approvando l'applicazione dell'imposta ed il relativo regolamento attuativo.
 Per gli italiani che, stanchi di pagare tasse, balzelli ed imposte, decidessero quest'estate di soggiornare in una località balneare senza dover forzatamente versare anche questa tassa, la scelta delle destinazioni "tax free" diminuisce rispetto alla passata stagione estiva. E' anche vero - sottolinea una ricerca, che ha pubblicato l’agenzia Ansa in esclusiva, condotta dalla società di consulenza turistica Jfc - che districarsi tra periodi di applicazione, tipologie di clienti esonerati dal pagamento, imposta differenziata a seconda della tipologia di struttura, etc. diventa sempre più complesso e, di certo, questo modello di autonomia locale lasciato completamente alla singola decisione dell'amministrazione di turno non agevola il turismo, soprattutto in un periodo difficile come quello attuale.
«L'imposta di soggiorno - afferma Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e responsabile dell'Osservatorio Nazionale sulla tassa di soggiorno - rappresenta indubbiamente un'azione di de-marketing per le località turistiche che hanno deciso di applicarla».


 L'imposta di soggiorno, però, non crea confusione solo per i clienti ma anche tra i tour operator, soprattutto esteri: i quali affermano, infatti, che è per loro difficile riuscire a comprendere non solo la "mappatura" delle località che hanno introdotto questa tassa, ma anche i criteri e le regole di applicazione (lo studio è basato su interviste a 65 tour operator stranieri che operano in Germania, Francia, Austria, Polonia, Spagna, Gran Bretagna, Benelux, Paesi Scandinavi, Russia, Cina, Usa, Brasile, Canada ed India). «Dalla rilevazione effettuata nei confronti dei tour operator internazionali - conferma Massimo Feruzzi - emerge un forte senso di incomprensione verso questa imposta, che viene considerata dagli intermediari commerciali dei Paesi stranieri come un limite oggettivo all'incremento dei flussi turistici verso le località che l'hanno applicata: spesso un motivo di non scelta della destinazione stessa».
 Dallo studio emerge dunque che in nessuna località balneare del Friuli Venezia Giulia e dell'Abruzzo si pagherà la tassa di soggiorno nell'estate 2013, anche se vi sono alcune destinazioni, in Abruzzo, dove la discussione è molto accesa ed è forte lo scontro tra operatori ed amministrazione comunale. Le regioni con il maggior numero di località balneari dove si pagherà la tassa di soggiorno sono invece la Campania, con 22 località, seguita dalla Toscana (17), Calabria (13) e Puglia (10).