LA PROTESTA

Sanità, per il ministro l’Abruzzo è «esempio da imitare»: critiche per lo spot in tv

Tagliacozzo, il Comitato per l’ospedale: «il ministro della salute è poco informata»

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Sanità, per il ministro l’Abruzzo è «esempio da imitare»: critiche per lo spot in tv



ABRUZZO. «Il nuovo ministro della salute non è stata informata bene, altrimenti a Porta a Porta non avrebbe detto che la sanità in Abruzzo è un modello da imitare»: Rita Tabacco, animatrice del Comitato che difende l’ospedale di Tagliacozzo minacciato di chiusura, ha scritto una lettera di critica al ministro Beatrice Lorenzin, ospite di Bruno Vespa.
«Il piano di rientro dai debiti applicato dal presidente Chiodi ha un prezzo troppo alto per essere condiviso quale prototipo di efficiente azione amministrativa – scrive Rita Tabacco al ministro – la gente chiede sicurezza sanitaria. Cosa che non era assicurata dal tipo di chiusura dell’ospedale e del Pronto soccorso, come hanno rilevato Tar e Consiglio di Stato – aggiunge Rita Tabacco - Purtroppo Chiodi ha fatto ricorso contro queste sentenze che accoglievano le richieste di sicurezza dei cittadini».
In realtà la puntata di Porta a Porta non era centrata sull’Abruzzo, ma sullo stato di salute generale della sanità in Italia, e  di fatto sia l’intervento del ministro Lorenzin che il servizio con l’intervista al presidente Chiodi si sono trasformati in uno spot pubblicitario. E come sempre è stata illustrata solo una faccia della medaglia.
Tutto vero dunque il pareggio del bilancio in sanità, con il passaggio da 163 mln di passivo a 5 di attivo, come ha segnalato il ministro. Tutto vero quello ha detto Chiodi sulla lotta all’inappropriatezza, meno vero quello che ha dichiarato sul potenziamento dell’assistenza territoriale che è ancora di là da venire. 


«Ma esprimere soddisfazione  perché i conti sono in ordine e perché diminuiscono i ricoveri e gli esami significa avere una visione molto parziale del problema – commenta Simone Dal Pozzo, l’avvocato che ha curato i ricorsi del Comitato insieme ai colleghi Paolo Novella e Livia Ranuzzi – intanto la Corte dei conti nella relazione 2013 dice che i tagli alla spesa mettono a rischio i Lea e che il blocco del turnover ha generato costi maggiori rispetto a quello che si voleva risparmiare. Inoltre i ricoveri e gli esami diminuiscono perché l’assistenza è sempre più rarefatta (vedi ad esempio la rete di emergenza-urgenza che ancora non funziona) e perché le famiglie non hanno più soldi neanche per curarsi. Senza dire dei danni che potrebbero risultare domani dagli esami non fatti oggi».


 Tornando all’ospedale di Tagliacozzo, in realtà la tutela del diritto alla salute dei cittadini residenti in quella zona (ma il discorso vale per tutti gli altri ospedali chiusi, da Guardiagrele a Gissi a Casoli e a Pescina) è stata resa possibile non dalla gestione commissariale della sanità, ma dai Tribunali amministrativi. Addirittura, di fronte alle prescrizioni di riapertura di quel Pronto soccorso, la Asl dell’Aquila nicchia e non ottempera all’ordinanza.
Caduta nel vuoto anche la nomina di un commissario ad acta, che si è dimesso. «L’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere – conclude la presidente del Comitato – è stata la proroga al 31 agosto della possibilità di effettuare le analisi, con medici e reperibilità dei tecnici. Per il resto, dalle attrezzature ai macchinari, stiamo aspettando. Intanto abbiamo invitato il ministro a fare una visita a Tagliacozzo per toccare con mano la realtà, senza cadere nella trappola della cattiva informazione».


Sebastiano Calella