LEGGE ELETTORALE

Abruzzo/ Doppia preferenza di genere, Acerbo: «il Consiglio regionale ha paura delle donne»

Marinelli: «pari opportunità possibile solo con una legge ad hoc»

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Maurizio Acerbo

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PESCARA. Si è costituito ieri a Pescara il Comitato “Ora si può ora si deve” che affronta il tema della doppia preferenza di genere, per le votazioni nelle elezioni Politiche e per le Regionali.
Nel caso di Province e Comuni la legge 215/2012 ha ottenuto già un risultato, per quanto riguarda le altre votazioni, invece, bisognerà aspettare ancora.
Il provvedimento riguarda la possibilità di votare due persone, a patto che siano di genere diverso, nelle liste dei candidati che saranno presentati per le Regionali, ma non le prossime, in quanto il Consiglio Regionale dell’Abruzzo ha bocciato con voto segreto e con maggioranza più che qualificata l’emendamento che inseriva nella legge elettorale questa possibilità.
Ieri il nulla di fatto e il Consiglio Regionale non sarà convocato sino a sabato prossimo, giorno che costituisce il termine ultimo per la presentazione di proposte o emendamenti in tema di legge elettorale Regionale.
La Consigliera di Parità Regionale Letizia Marinelli, nel primo incontro del comitato “Ora si può ora si deve” ha proposto che gli attori Istituzionali che sosterranno questa intenzione, rimettano, ciascuno per le proprie competenze o ambiti, un documento programmatico nel quale ciascuno sintetizzerà le reali possibilità di ottenere, con il proprio intervento, risultati concreti. 


«Lo scopo della proposta», spiega Marinelli, «sta nel produrre interventi utili e fattivi come nel caso concreto verificatosi nel Comune di Montesilvano, dove le volontà dell’Amministrazione Comunale e l’intervento della Consigliera di Parità Regionale hanno risolto la questione della presenza di donne in Giunta». Nei prossimi giorni verranno illustrate le novità.
«Non mi piace che sia una legge a dover sancire la presenza di quote di genere nelle liste dei candidati alle elezioni», continua Marinelli, «e nemmeno nella composizione delle Giunte Comunali, Provinciali e Regionali, così come nella composizione del Governo del Paese, ma nella realtà della politica Italiana, ritengo sia l’unica possibilità per raggiungere un semplice e normale principio di pari opportunità. Le quote di genere, una volta assolto il compito di riequilibrare la parità tra i sessi ovviamente non avranno più ragione di esistere».


«I consiglieri e assessori uscenti», sostiene invece il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, «temono la concorrenza delle donne e hanno eretto un muro trasversale contro una norma che già vige per i comuni. Che sarebbe stata utile una norma che favorisse la democrazia paritaria lo dimostra il fatto che nell'attuale consiglio regionale sono state elette solo tre donne con le preferenze (Sclocco, Verì, Stati), le altre attraverso il "listino" abolito nei mesi scorsi».
Per Acerbo l’abolizione del "listino" renderà ancor più monosessuato il Consiglio visto che non si è voluta introdurre la doppia preferenza.
Sul mancato aumento delle poltrone in Consiglio e l’incompatibilità tra consiglieri eletti e assessori, l’esponente di Rc si ritiene invece molto soddisfatto: «considero una vittoria l'aver impedito quell'inciucio. Era una misura talmente fondamentale per garantire la governabilità che ci hanno rinunciato appena ho posto la questione che si coprissero i maggiori costi diminuendo le indennità. In realtà va detto che trattandosi di una norma che esula dalla legge elettorale potrà essere riproposta nei prossimi mesi. Le vere vittime della decisione di non modificare la legge elettorale entro i termini statutari sono solo le donne».