POLITICA

Abruzzo/ Marcia indietro sulla legge elettorale, si voterà con le vecchie regole

Alle urne a novembre o marzo

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ABRUZZO. Alle prossime elezioni regionali si andrà a votare con la legge elettorale approvate nei mesi scorsi dal Consiglio.
Le modifiche proposte nelle ultime settimane e che avevano riaperto il dibattito sulla normativa relativa al voto – tra cui la doppia preferenza di genere e l’incompatibilità delle cariche di Consigliere e Assessore – non verranno portate all’esame dell’Aula.
Dopo un confronto tra i diversi Gruppi, che si è tenuto in questi giorni, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso questa mattina di chiudere la questione.
Due giorni fa lo scontro più acceso, non solo tra maggioranza e minoranza ma anche all’interno dello stesso centrodestra con una parte di consiglieri e assessori che chiedevano di portare avanti la riforma.
Riccardo Chiavaroli, Luigi De Fanis, Angelo Di Paolo, Gianfranco Giuliante, Berardo Rabbuffo, Giuseppe Tagliente e Luciano Terra avevano chiesto una presa di posizione chiara: «basta indecisioni»  .


Per Giuliante la maggioranza avrebbe dovuto avere «il dovere di saper indicare le proprie proposte e di portarle a termine, anche quando manca l'unanimità» e «la sciagurata ipotesi del far finta di nulla, di evitare ogni dibattito» era stata bollata come «una scelta inopportuna, poco dignitosa, offensiva per i cittadini e per il ruolo alto di una assemblea legislativa».
Alla fine, però, ogni tentativo di riforma si è arenata, nonostante fossero arrivate chiare rassicurazioni dal presidente Gianni Chiodi anche sull’invariabilità della spesa.
Nei prossimi giorni sarà proprio il governatore a comunicare la data delle elezioni, che dovrebbero tenersi tra novembre e marzo prossimo. Nel 2008 si votò in pieno inverno: era il 15 dicembre, giorno che coincise con l’arresto dell’allora sindaco Luciano D’Alfonso. Cinque anni dopo e una assoluzione in primo grado sarà proprio l’ex primo cittadino a giocarsi la sfida con il Governatore uscente.
Chiodi e il centrodestra puntano ad andare alle urne in primavera mentre il centrosinistra preme affinchè si voti prima di Natale e non si regalino al centrodestra 4 mesi di prorogatio ingiustificata.