GIORNALISMO

Editoria, Legnini: «sì a contributi pubblici ai giornali. Google potrebbe pagare gli editori»

«Nel 2014 fondi per 55 milioni ai giornali»

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Giovanni Legnini

Giovanni Legnini




ROMA. «L'informazione è un 'bene pubblico' che non può essere collocato in una dimensione puramente competitiva e commerciale. Ciò che occorre è un progetto di rilancio dell'intero sistema dell'editoria nazionale orientato all'innovazione».
Partendo da questo assunto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l'Editoria e l'attuazione del programma Giovanni Legnini, ieri nella sua prima audizione in commissione Cultura alla Camera, ha tracciato le direttrici per risollevare un settore profondamente in crisi, che fa i conti con la riduzione delle copie vendute (-22% nell'ultimo quinquennio secondo l'ultimo rapporto Fieg), con un calo dei lettori e con una netta flessione degli investimenti pubblicitari.
«Si impone - spiega Legnini - un intervento che garantisca al sistema dell'editoria una quota di risorse pubbliche stabile e certa, ancorché - sottolinea - necessariamente ridimensionata rispetto al passato».
E allora via a un progetto che, prendendo spunto anche dal ddl di Ricardo Levi nella precedente legislatura, persegua il sostegno alle ristrutturazioni aziendali con misure da una parte contemplino l'accompagnamento in uscita delle professionalità in esubero e dall'altro incentivi l'ingresso di giovani; il sostegno all'innovazione anche con incentivi fiscali alla diffusione di contenuti digitali; la modernizzazione della filiera della distribuzione e vendita; la riforma del diritto d'autore con il coinvolgimento di ministeri, Agcom ed esperti; l'intesa tra editori e motori di ricerca o in mancanza di questa un intervento normativo per la costituzione di un fondo che finanzi progetti di innovazione, alimentato principalmente dalla contribuzione dei motori di ricerca.
Ultimo punto sul quale porre l'attenzione è la ridefinizione del quadro finanziario del settore.

I CONTRIBUTI
Nella classifica stilata dagli studiosi nel Report pubblicato dall’Università di Oxford con riferimento al sostegno al sistema dell’informazione, l’Italia si colloca, rispetto al contesto dei sei Stati esaminati comparativamente, nelle retrovie con una spesa pubblica per cittadino di 43 euro annui a fronte, ad esempio, dei 103 della Finlandia.
Al momento all'editoria - spiega sempre il sottosegretario - sono destinati 95 milioni di euro di contributi diretti, a fronte dei 245 del 2006. Risorse destinate a ridursi ulteriormente con una proiezione negativa per il prossimo anno intorno ai 55 milioni.
«Non possiamo nasconderci che nel tempo», ha sottolineato Legnini, «sono emerse irregolarità e comportamenti illeciti e, in alcuni casi, vere e proprie truffe di cui si è occupata e tutt’ora si occupa l’autorità giudiziaria».
E’ di questi giorni la notizia che, nell’ambito di procedimenti penali in corso, sono stati effettuati sequestri per equivalente per un importo pari a circa 2,3 milioni di euro.
Oggi le regole, ha però spiegato legnini, sono più stringenti: «viene richiesto che i pagamenti delle spese di produzione (carta, personale, stampa e distribuzione) siano effettuati con strumenti che ne consentano la piena tracciabilità, anche al fine di avere contezza che essi siano stati effettivamente sostenuti prima dell’erogazione del contributo».

CONFRONTO CON TUTTI I SOGGETTI
«Per conseguire questi obiettivi, per approfondirne i contenuti e per individuare gli opportuni strumenti normativi e finanziari Legnini nei giorni scorsi ha promosso un confronto tra tutti i soggetti di rappresentanza collettiva del settore. Nei giorni scorsi c’è stato un tavolo «che ha condiviso metodo e finalità dell’iniziativa». Il tavolo si riunirà nuovamente all’esito del confronto nei due rami del Parlamento sulle linee programmatiche sopradescritte.
«Confido nel dibattito parlamentare», ha commentato il sottosegretario, <per affrontare e superare la crisi di un settore cruciale per il corretto funzionamento del nostro sistema democratico. Ribadisco l'impegno del Governo - ha aggiunto Legnini - a garantire un livello adeguato delle risorse per la contribuzione diretta, quantomeno stabilizzando l'attuale livello finanziario già dalla prossima Legge di Stabilità. Dobbiamo avviarci verso una nuova stagione volta a incentivare l'innovazione di prodotto e di processo, coinvolgendo tutti gli operatori della filiera».

NEL 2014 55 MILIONI DI CONTRIBUTI DIRETTI
Il sottosegretario ha poi puntato l'attenzione sul diritto d'autore e sulla sua tutela soprattutto nell'ambito del web e dei motori di ricerca che mettono a disposizione degli utenti anche contenuti editoriali. Una criticità che in Europa è stata affrontata in vari Paesi (Belgio e Francia hanno raggiunto un accordo negoziale con Google, la Germania è intervenuta a livello legislativo) e sulla quale va avviata «un'ampia riflessione che tenga conto non solo delle soluzioni europee finora sperimentate, ma anche degli spunti offerti dagli stessi utenti e fruitori della Rete».

«EQUO COMPENSO AI GIORNALISTI»
Per Legnini bisogna insistere anche sulla tutela delle condizioni economiche minime che devono essere assicurate ai giornalisti, «affinché possano svolgere con dignità ed indipendenza la loro professione, garantendo quindi un livello qualitativo adeguato del prodotto editoriale».
Sotto questo profilo il Parlamento ha fatto già la sua parte approvando, nella scorsa legislatura, la legge 31 dicembre 2012, n. 233 in materia di “Equo compenso nel settore giornalistico”, entrata in vigore il 18 gennaio di quest’anno.
«L’onere passa ora al Governo, che è chiamato ad attuarla efficacemente ed in tempi rapidi; e su questo voglio assicurarvi il mio personale impegno», ha detto Legnini.

GOOGLE E DIRITTO D’AUTORE
In vari Paesi gli editori hanno chiesto in particolare al colosso digitale Google di riconoscere in loro favore una remunerazione per le notizie giornalistiche indicizzate dal proprio motore di ricerca. In Francia l’accordo impegna Google a versare in un apposito fondo – gestito congiuntamente con gli editori e nel quale è rappresentato anche il Governo francese – 60 milioni di euro da destinare al finanziamento di progetti editoriali innovativi e alla transizione delle testate verso le piattaforme digitali. «Tale accordo costituisce di fatto una via di mezzo tra una sorta di remunerazione in via equitativa, o saldo forfettario per i diritti di copyright, ed un “piano di aiuti” a favore dell’editoria francese», commenta Legnini. «A questo proposito, ribadisco la mia intenzione di avviare sul tema un’ampia riflessione che tenga conto, non solo delle soluzioni europee finora sperimentate, ma anche degli spunti offerti dagli stessi utenti e fruitori della Rete».