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Abruzzo/ La legge elettorale spacca la maggioranza Chiodi

Consiglieri del Pdl scalpitano: «è suicidio annunciato»

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Abruzzo/ La legge elettorale spacca la maggioranza Chiodi

 

Abruzzo/ La legge elettorale spacca la maggioranza Chiodi
Consiglieri del Pdl scalpitano: «è suicidio annunciato»
Legge elettorale, chiodi, centrodestra, popolo delle libertà
ABRUZZO. La modifica della legge elettorale fa scricchiolare la maggioranza Chiodi.
Nei giorni scorsi la consigliera regionale Alessandra Petri (Pdl) aveva lanciato Strali contro i suoi colleghi di partito che avevano bocciato la sua proposta di inserire l’opzione della doppia preferenza di genere. Il no non lo ha digerito tanto da accusare la maggioranza di pensare unicamente all’aumento delle poltrone http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/540761/Abruzzo--Legge-elettorale--Petri.html
, accusa alla quale si è accodata anche la minoranza.
Ieri il Consiglio regionale si è chiuso con un nulla di fatto http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/540958/Abruzzo--Modifiche-legge-elettorale-.html e per le modifiche alla legge elettorale bisognerà aspettare probabilmente la prossima seduta del Consiglio che verrà calendarizzata domani. E il centrodestra è agitato. C’è anche chi parla di «suicidio annunciato» come i consiglieri di maggioranza Riccardo Chiavaroli, Luigi De Fanis, Angelo Di Paolo, Gianfranco Giuliante, Giuseppe Tagliente, Luciano Terra e Berardo Rabbuffo. Sono sempre loro a denunciare il fatto che «le disavventure elettorali del centrodestra e l'astensionismo» non avrebbero insegnato nulla: «Il "cupio dissolvi" che da mesi condiziona le decisioni del gruppo consiliare Pdl sembra destinato a condurci verso un suicidio di massa. Si prendono "decisioni", le si formalizzano a mezzo stampa, si prova timidamente a farle passare, ma al primo stormir di foglie si riconsiderano».
«Il cumulo dei doppi vitalizi ci tiene sotto scacco da settimane», denunciano ancora i 7 consiglieri, «passaggi in commissione, poi in aula, richiesta a mezza voce di ritorno in commissione e, senza alcun approfondimento, ritorno in aula. Si perde tempo sperando non si sa bene in cosa e senza articolare ipotesi altre. La legge elettorale è un ulteriore esempio della montagna che partorisce il topolino.  Impigliati tra incompatibilità, voto di genere, collegio unico, alla fine tra un rinvio e l'altro,  la grande riforma preannunciata si va traducendo secondo i consiglieri «nel puro e semplice recepimento del decreto Monti che impone la riduzione del numero dei consiglieri. Ed è stata spacciata come la riforma del secolo».
I sette dicono basta e propongono soluzioni alternative: «se la incompatibilità tra consiglieri e assessori ha come controindicazione l'aumento dei costi (versione smentita però dal capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/540934/Abruzzo--Modifica-legge-elettorale-.html , ndr), si stabilisca, eventualmente, di attuarla ad invarianza di spesa. Se il consigliere regionale, e sarebbe opportuno, si abituasse a ragionare in un ottica che non privilegi il piccolo cabotaggio localistico, si potrebbe opzionare il collegio unico regionale, e se ciò fa presumere costi troppo elevati di campagna elettorale, eleviamo a tre le preferenze da poter esprimere, con l'obbligo della preferenza di genere, che messa in questo modo offrirebbe realmente pari opportunità». 
«Stabiliamo la supplenza per gli assessori eletti facendo si che il consiglio funzioni, ma lo si faccia a saldi invariati», proseguono. «Sono ipotesi che offriamo e sulle quali pensiamo di poter aprire un confronto, nella maggioranza ma anche con l’opposizione. Se viceversa, l’odierno rinvio fosse l’escamotage tecnico per non cambiare nulla, avrebbe vinto il cerchiobottismo ma avrebbe perso l’Abruzzo».
ABRUZZO. La modifica della legge elettorale fa scricchiolare la maggioranza Chiodi.
Nei giorni scorsi la consigliera regionale Alessandra Petri (Pdl) aveva lanciato strali contro i suoi colleghi di partito che avevano bocciato la sua proposta di inserire l’opzione della doppia preferenza di genere. Il no non lo ha digerito tanto da accusare la maggioranza di pensare unicamente all’aumento delle poltrone, accusa alla quale si è accodata anche la minoranza.Ieri il Consiglio regionale si è chiuso con un nulla di fatto  e per le modifiche alla legge elettorale bisognerà aspettare probabilmente la prossima seduta del Consiglio che verrà calendarizzata domani. E il centrodestra è agitato. C’è anche chi parla di «suicidio annunciato» come i consiglieri di maggioranza Riccardo Chiavaroli, Luigi De Fanis, Angelo Di Paolo, Gianfranco Giuliante, Giuseppe Tagliente, Luciano Terra e Berardo Rabbuffo. Sono sempre loro a denunciare il fatto che «le disavventure elettorali del centrodestra e l'astensionismo» non avrebbero insegnato nulla: «Il "cupio dissolvi" che da mesi condiziona le decisioni del gruppo consiliare Pdl sembra destinato a condurci verso un suicidio di massa. Si prendono "decisioni", le si formalizzano a mezzo stampa, si prova timidamente a farle passare, ma al primo stormir di foglie si riconsiderano».
«Il cumulo dei doppi vitalizi ci tiene sotto scacco da settimane», denunciano ancora i 7 consiglieri, «passaggi in commissione, poi in aula, richiesta a mezza voce di ritorno in commissione e, senza alcun approfondimento, ritorno in aula. Si perde tempo sperando non si sa bene in cosa e senza articolare ipotesi altre. La legge elettorale è un ulteriore esempio della montagna che partorisce il topolino.  Impigliati tra incompatibilità, voto di genere, collegio unico, alla fine tra un rinvio e l'altro,  la grande riforma preannunciata si va traducendo secondo i consiglieri «nel puro e semplice recepimento del decreto Monti che impone la riduzione del numero dei consiglieri. Ed è stata spacciata come la riforma del secolo».I sette dicono basta e propongono soluzioni alternative: «se la incompatibilità tra consiglieri e assessori ha come controindicazione l'aumento dei costi (versione smentita però dal capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni, ndr), si stabilisca, eventualmente, di attuarla ad invarianza di spesa. Se il consigliere regionale, e sarebbe opportuno, si abituasse a ragionare in un ottica che non privilegi il piccolo cabotaggio localistico, si potrebbe opzionare il collegio unico regionale, e se ciò fa presumere costi troppo elevati di campagna elettorale, eleviamo a tre le preferenze da poter esprimere, con l'obbligo della preferenza di genere, che messa in questo modo offrirebbe realmente pari opportunità». 
«Stabiliamo la supplenza per gli assessori eletti facendo si che il consiglio funzioni, ma lo si faccia a saldi invariati», proseguono. «Sono ipotesi che offriamo e sulle quali pensiamo di poter aprire un confronto, nella maggioranza ma anche con l’opposizione. Se viceversa, l’odierno rinvio fosse l’escamotage tecnico per non cambiare nulla, avrebbe vinto il cerchiobottismo ma avrebbe perso l’Abruzzo».

GIULIANTE: «SPERIAMO IN CONFRONTO TRASPARENTE»

«Ci auguriamo che giovedì condivisione o meno - afferma l’assessore Gianfranco Giualiante - la maggioranza in sede di conferenza dei capigruppo, scelga la via della discussione trasparente e pubblica in aula e chieda che il Consiglio a cio' dedicato venga svolto entro sabato e che a seguito di cio' si decida di arrivare in aula e votare di conseguenza, assumendosi l'onere di essere capaci di indicare e motivare le proprie scelte. La sciagurata ipotesi del far finta di nulla, di evitare ogni dibattito 'intra moenia' e in aula, sarebbe una scelta inopportuna, poco dignitosa, offensiva per i cittadini e per il ruolo alto di una assemblea legislativa. Una non scelta, al crepuscolo della legislatura, altro non sarebbe - conclude Giuliante - che il triste ruggito del coniglio».