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Processo Sanitopoli, il pm in aula: «comandava il partito dei soldi»

«Esautorati gli onesti mentre i servi facevano carriera»

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Giuseppe Bellelli

Giuseppe Bellelli


PESCARA. «Lo scempio del denaro pubblico c'e' nella prima e nella seconda cartolarizzazione ed e' ordito, studiato con meccanismi raffinatissimi da Masciarelli ed è voluto dalla seconda giunta in modo piu' infido».

E' uno dei passaggi chiave della requisitoria del pm Giuseppe Bellelli, cominciata questa mattina nell’ambito del processo in corso al tribunale di Pescara su presunte tangenti nel mondo della sanita' abruzzese.
Con il riassunto accusatorio della Procura, dopo due anni di dibattimento e quasi cinque dagli arresti del 14 luglio 2008, il processo è alle battute finali.
Sono  25 gli imputati, tra i quali  l'ex governatore Ottaviano Del Turco (oggi assente in aula) insieme a molti imputati della sua giunta, accusato di associazione per delinquere, corruzione, abuso, concussione, falso. Ad accusare Del Turco l'ex titolare della clinica privata 'Villa Pini' di Chieti, Vincenzo Angelini, (assente anche lui) che rivelò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori.
Il pm Bellelli ha esordito illustrando via via i capi di imputazione così come appaiono dal rinvio a giudizio e dalle accuse più gravi, appunto le due associazioni a delinquere.

«DESTRA E SINISTRA UNICO FILO CONDUTTORE»

Sono molti gli elementi comuni tra la giunta regionale guidata dall'ex governatore Giovani Pace (per ora assolto mentre pende un appello della procura) e quella dell'ex presidente Ottaviano Del Turco: «il filo conduttore - ha detto Bellelli- puo' essere sintetizzato purtroppo in una frase: "noi siamo il partito dei soldi". E' il filo rosso che viene collegato da Masciarelli».
Secondo il pm «gli elementi comuni raccontano un modus operandi che portò all'espropriazione dei poteri iniziata con la giunta di centrodestra e conclusa con quella di centrosinistra. In questo sistema i servi vanno avanti e sono gratificati, mentre gli uomini che rispettano la legge vengono minacciati, cacciati ed esautorati. Questi volevano far risparmiare i soldi alla collettività, ma il partito dei soldi invece pretendeva la loro testa».

«MASCIARELLI E LE PERFIDE CARTOLARIZZAZIONI»

Il pm citando le risultanze di documenti e testimonianze ha detto: «la prima e la seconda cartolarizzazione la scrivono le banche. Eravamo - ha sottolineato - in mano a questi speculatori e faccendieri. Masciarelli anche quando si dimette se lo tengono Del Turco e compagni. Tenteranno di rinnegarlo solo quando sarà arrestato. E se Masciarelli ha effettuato una prima cartolarizzazione dei debiti della sanità sotto la giunta Pace di centrodestra, sotto Del Turco questa cartolarizzazione «è stata più perfida, infida e vile della prima». Bellelli ha inoltre detto che «il vero momento di discontinuità del modus operandi è il 26 ottobre 2006, giorno dell'arresto di Giancarlo Masciarelli, e l'uscita finalmente di questo personaggio dal quadro affaristico che aveva determinato le vicende di questa regione».

«CORRUZIONE BIPARTISAN E CAMBIAMENTO POLITICO PER GLI INGENUI»

Sempre nella sua requisitoria l'accusa ha inoltre evidenziato come «la giunta di centrodestra garantì la pax per tutte le cliniche con danno al bilancio sanitario. Il vento nuovo arrivo' ma solo per gli abruzzesi ingenui con le elezioni del 3 aprile 2005. Mentre la corruzione rimaneva bipartisan e culmina con la seconda cartolarizzazione che è tombale». «Per Angelini finisce il tempo delle vacche grasse - ha detto ancora Bellelli - e iniziano i viaggi a Collelongo»
Il pm ha poi sottolineato come in questi anni si sia tentato «di spostare il processo in altri ambiti», ha detto riferendosi al grande interesse mediatico che ha riscosso la vicenda, ma «in quest'aula c'é stata grande lealtà processuale, tutti hanno collaborato e siamo certi che la legge è uguale per tutti, che qui comanderanno i codici e la nostra serenità si affida a queste regole».

«SOVRANO DEL TURCO»
I procuratori hanno poi delineato il profilo dell’ex presidente Ottaviano Del Turco ed i suoi rapporti con il «ricattabile Vincenzo Angelini», il grande accusatore al quale gli imputati facevano credere di volerlo salvare «per questo gli chiedevano i soldi».
«Del Turco imponeva un sistema di gestione illegale con i rapporti con le case di cura, imperniato sulla mancanza di trasparenza, imparzialita' e buon andamento», ha aggiunto Bellelli, e poi nell'esaminare il percorso di una delle leggi di riordino della sanità privata in Abruzzo, il pm ha parlato di «prove evidenti di Dna genetico della corruzione, un marker tumorale addirittura infilato nella legge».

MAZZOCCA ASSESSORE “SPALLA” DI MASCIARELLI

 Nel 2006 assessore alla Sanità della Giunta Del Turco era Bernardo Mazzocca, tra gli imputati di questo processo, e Bellelli, nel ricostruire davanti al tribunale collegiale presieduto da Carmelo de Santis, tutti i vari passaggi del riordino sanitario, ha spiegato che «Mazzocca fa mostra di vantarsi del piano di rientro predisposto dal suo assessorato. Ma glielo hanno imposto», spiega il magistrato riferendosi alle richieste pervenute dal Governo nazionale allora guidato da Prodi. Poi, però, Bellelli attacca deciso Mazzocca, quando afferma che «se si tagliano i posti letto e i servizi sanitari si impoveriscono, e lo dico come cittadino abruzzese e non come giudice, te ne devi vergognare. E invece qui c'é gente che si vanta di questi risultati».
Il pm è stato duro anche nella ricostruzione delle vicende che riguardano i “licenziamenti” di Catalano e Ienca, gli ex manager della Asl di Avezzano che avevano ostacolato i progetti delle due giunte regionali sulla cartolarizzazione. Ai manager Asl infatti la giunta regionale aveva imposto di certificare i debiti della sanità in 5 giorni. I due manager di Avezzano, invece, non vollero certificare al buio e si scontrarono con Masciarelli e Mazzocca.
 Attraverso le testimonianze nel processo è emerso che Mazzocca in un incontro ad Avezzano con Ienca lo avrebbe avvertito e minacciato («si può anche minacciare con un mazzo di fiori» ha detto Bellelli) esordendo di voler rasserenare gli animi lasciandolo poi in buone mani, quelle di Masciarelli che avrebbe dato disposizioni a cui il manager avrebbe dovuto attenersi per evitare spiacevoli episodi come quelli accaduti a Catalano. Bellelli ha detto che quelle frasi pronunciate con accento siciliano avrebbero avuto un effetto pervasivo maggiore ma la minaccia e l’intimidazione si sarebbe consumata lo stesso.
Il ruolo di Mazzocca –secondo la procura- sarebbe stato di subalternità rispetto a Masciarelli che scriveva le delibere ma anche perché diverse delibere «sono state imposte a Mazzocca» così come è accaduto per la seconda cartolarizzazione che sarebbe stata «il proseguimento di una operazione iniziata prima», ha detto in aula l’ex assessore citato dal pm.

«SPONSORIZZAZIONE MILIONARIA CON RICICLAGGIO»

Il Pm Giampiero Di Florio alternandosi con il collega ha invece parlato della vicenda della sponsorizzazione milionaria della Humangest, società del gruppo Villa Pini che si era lanciata (mentre era amministrata da Zelli) in un investimento di 33 milioni di euro per tre campionati di Moto Mondiale. Di Florio ha ricordato le testimonianze in aula e nello specifico quelle del commercialista di Valentino Rossi, il pluricampione mondiale, che ha detto che nel 2005 Rossi prendeva dagli sponsor circa 7 milioni di euro. Questo per dire –ha argomentato Di Florio- che la cifra investita dalla Humangest era fuori mercato. Poi il pm ha ricostruito i vari movimenti di denaro tra le varie società del gruppo Villa Pini di Angelini e della principale Novafin, movimenti che avrebbero coperto perdite rinunciando a crediti vantati. L’accusa ha anche ricordato quanto emerso nel dibattimento circa i movimenti di denaro finiti in società di Londra della Svizzera e poi nel Delaware, altro paradiso fiscale.
«E qui ci siamo fermati», ha detto il pm, «perché se avessimo continuato non so che cosa avremmo potuto trovare…». Il magistrato ha anche voluto porre l’accento sul fatto che nel processo vi sono solo due rogatorie internazionali e riguardano la vicenda Humangest.  
La procura ha anche evidenziato i dubbi circa transazioni con società «che nulla hanno a che fare con la sponsorizzazione delle moto ma che vengono citate più volte in una inchiesta de L’Espresso come società esperte in riciclaggio di denaro».
E le moto? «Le moto non si trovano. Abbiamo solo una fotografia ma nessuno è stato in grado di dire dove siano, chi le abbia comprate…»


LA RESPONSABILITA’ DELLA BARKLEY’S

Di Florio ha anche tirato le fila sulle responsabilità della Barkley’s, la banca coinvolta nella cartolarizzazione e nell’imputato Marco Penna, banca londinese che avrebbe dovuto comunque attenersi alle leggi italiane, ha detto il pm, poiché contrattava con una pubblica amministrazione di questo paese.

TEOREMA VIOLANTE E LE CONOSCENZE DI DEL TURCO

Anticipando le possibili controdeduzioni della difesa e parlando delle tangenti che il grande accusatore di Del Turco, l'ex patron di Villa Pini, Vincenzo Angelini, avrebbe versato a Del Turco e che nella fase di inchiesta non sono state rintracciate, il pm Giampiero Di Florio, ha chiesto direttamente al Tribunale, qualunque sia la sentenza, «di non applicare quello che noi potremmo definire il comma Violante. In una intervista sull'Unità - ha proseguito il pm - l'ex ministro chiese esplicitamente 'chi risarcira' Del Turco?', facendo capire che se non si trovano le mazzette devono pagare i Pm».

 Di Florio ha spiegato poi: «Il comma Violante è quella teoria per la quale si possa paragonare una tangente nella sanità al trasporto di denaro, come quello di uno spallone che attraversa i confini con le valigie, o con persone colte da una improvvisa eredità - ha continuato - qui invece stiamo ad altri e più alti livelli: Ottaviano del Turco è stato presidente della Commissione Antimafia nonché ministro, non avrebbe mai avuto problemi a fare sparire dei denari", ha concluso il pm che poi ha insistito sulla credibilità di Angelini, il testimone-accusatore chiave del processo della sanitopoli abruzzese.

«ANGELINI PER NOI E’ ANCORA CREDIBILE»

«Angelini e' totalmente attendibile. Ne siamo ancora convinti», ha detto il pm, «ha reso le sue dichiarazioni spontaneamente - ha proseguito - e hanno il carattere della precisione, della costanza e sono in qualche modo concatenate l'una all'altra. Si e' accusato di reato, non e' venuto da noi con passpartout. Non c'è una sola sbavatura. Non ci ha guadagnato nulla, oggi e' fallito e non ha piu' rapporti con la Regione. L'unica sbavatura e' quella del giubbino . Ma la sua buona fede era dentro le tasche dove c'era l'unico elemento che poteva ricondurre quel giaccone alla messa in commercio al 2011».

 Il pm ha inoltre detto «abbiamo fatto entrare qui carte del processo relativo alla bancarotta , qualcuno era convito che fosse la cartina di tornasole e che potesse uscire impunito da questo processo».

La sentenza è prevista per il 18 luglio.