BEFFA COSTITUZIONALE

Moratoria sul petrolio, la Corte Costituzionale brucia la carta che voleva giocarsi l’Abruzzo

Anticostituzionale legge regionale che impedisce trivellazioni

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NO PETROLIO TRIVELLE OMBRINA




ABRUZZO. Esattamente un mese fa il Consiglio regionale abruzzese, compatto più che mai, aveva votato a favore di un futuro impegno ad approvare una moratoria blocca trivelle.
 
L’iniziativa era stata proposta dal consigliere Walter Caporale ed è stata sposata in blocco da maggioranza e opposizione. L’Assemblea regionale si è così impegnata ad emanare, «nel più breve tempo possibile», una legge di moratoria che blocchi nuove ricerche ed estrazioni di petrolio sul territorio abruzzese, vincolando la Regione, «nell’esercizio delle proprie competenze in materia di governo del territorio», a non rilasciare conferimento di nuovi titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi.
Oggi, però, questa strada sembra difficile da percorrere. 


Da un lato, l’iniziativa fa molta presa sui cittadini anti petrolio  ma, dall’altra, potrebbe rappresentare esclusivamente una operazione di facciata perché, impossibile immagine che gli esponenti del governo regionali non lo sappiano, la materia è di esclusiva competenza statale, e le Regioni hanno un ruolo molto limitato. Lo aveva detto già nei giorni scorsi pure l’assessore Mauro Febbo che comunque aveva garantito la volontà di trovare una soluzione. Ma la conferma che quella della moratoria non è la strada giusta arriva oggi, vergata dai giudici della Corte Costituzionale.
Qualche mese fa sullo stesso sentiero si era incamminata anche la Basilicata che con il suo governo regionale aveva detto stop alle trivelle (con la legge regionale numero 16). La legge è stata però impugnata dalla Presidenza  del Consiglio lo scorso ottobre  e lunedì scorso la Corte Costituzionale l’ha definitivamente bocciata: la Regione non può esprimere parere preventivo negativo.


L’opposizione è chiara, la Regione non può valicare le competenze affidate allo Stato. La sentenza vale oggi per la Basilicata ma il principio e generale, dunque applicabile anche in Abruzzo.
«L’ambito del governo del territorio come quella della produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, sono materie concorrenti tra Stato e Regioni», si legge nella sentenza lucana. «Da qui la ragionevolezza della scelta del legislatore statale, che ha previsto l’intesa tra Stato e Regioni interessate per le “determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”.   Il legislatore lucano – si legge nella sentenza  117 – non contesta la previsione della necessità dell’intesa, ma dispone un diniego preventivo e generalizzato di addivenire, in tutti i casi concreti, ad un accordo. Tale previsione legislativa si pone in aperto contrasto con la ratio stessa del principio di leale collaborazione, che impone il rispetto, caso per caso, di una procedura articolata, tale da assicurare lo svolgimento di reiterate trattative».