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Abruzzo/ La casta cresce, 6 consiglieri in più in Consiglio Regionale.

Solo 6 mesi fa il taglio. Acerbo: «virtuosi della truffa»

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Consiglio regionale



ABRUZZO. Solo qualche mese fa la riforma che aveva fatto esultare la maggioranza Chiodi: «siamo la prima regione a tagliare il numero dei consiglieri regionali».
Ed infatti a dicembre l’assise regionale aveva deciso di tagliare le poltrone passando da 45 rappresentanti a 31. Ma adesso, dopo 6 mesi esatti, si riaggiungono 6 poltrone in più.
La partita è ancora tutta da giocare perché per il momento c’è solo un primo sì, quella della conferenza dei capigruppo che ieri ha licenziato in commissione il provvedimento che prevede l'incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere. Martedì prossimo, potrebbe arrivare il sì del Consiglio e a quel punto la frittata sarebbe fatta, con buona pace dei proclami sul taglio delle poltrone.
Funzionerà così: a causa dell’incompatibilità 6 consiglieri eletti dovranno dimettersi per fare gli assessori e così subentreranno altrettanti non eletti.
Sarebbe un autogol clamoroso per la giunta Chiodi che da mesi si batte per far passare il messaggio di un governo attento a tagliare il superfluo. Anche perché questo ‘giochetto’ non è a costo zero, ma influirebbe sulle casse del Consiglio per almeno 640mila euro l’anno.

Alza la voce il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, secondo cui quanto fatto ieri ha solo una ripercussione certa: «far crescere la casta» «E’ praticamente», spiega Acerbo, «una maniera per bypassare la riduzione decisa dal governo Monti del numero dei consiglieri regionali».
E’ stata inoltre respinta la proposta del consigliere di Rc di finanziare questo aumento dei costi degli organi politici diminuendo le indennita' di assessori e consiglieri così si andrà a pescare tagliando altre voci del bilancio del Consiglio.
Acerbo fa anche notare che la riduzione del numero dei consiglieri innalza le soglie reali di sbarramento e sostanzialmente sfavori le formazioni piu' piccole «diminuendo la rappresentativita' politica e territoriale del Consiglio. Ora questi virtuosi della truffa aumentano il numero di nuovo ma solo a beneficio della coalizione vincente che usufruira' quindi di un doppio premio di maggioranza».

Il Pd non ha partecipato al voto e il capogruppo Camillo D’Alessandro spiega il perché: «dovrà essere pubblico, in aula, il nostro dissenso. Tenteremo martedì in aula di bloccare la legge della" paura", la paura della casta, quella che da un lato impedisce ai sindaci di candidarsi costringendoli a dimettersi entro il 14 settembre quando le elezioni potrebbero tenersi a marzo se non addirittura a maggio, mentre dall'altro introducono il principio della incompatibilità tra consigliere ed assessore per aumentare le poltrone. Chiodi - conclude D'Alessandro - non dice quando si voterà perché la paura fa novanta ma impedisce ai sindaci si candidarsi obbligandoli a dimettersi. Noi siamo per l'abrogazione della legge anti sindaci».