POLITICA

Abruzzo/ Legge elettorale, Petri (Pdl) contro tutti: «vogliono solo aumentare i costi della politica»

L’esponente di maggioranza fuoriosa dopo la ‘bocciatura’ della preferenza di genere

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Alessandra Petri

Alessandra Petri




ABRUZZO. La conferenza dei Capigruppo ha deciso di non iscrivere all’ordine del giorno del prossimo Consiglio l’introduzione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale regionale.
La prossima era l'ultima utile prima che scatti il divieto statutario a modificare la legge elettorale prima delle elezioni.
«La Conferenza dei Capigruppo non ha rispettato l’impegno assunto nel corso dell’audizione con numerose associazioni delle donne per riportare in aula la proposta di legge per l’introduzione nella legge elettorale della doppia preferenza di genere. Lo considero un fatto grave e ingiusto», ha denunciato la consigliera Alessandra Petri.
La prossima seduta straordinaria, in programma l’11 giugno, affronterà invece la modifica della legge regionale n. 51 del 2004 (Disposizioni in materia di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dalla carica di consigliere regionale), il cui testo non è stato ancora formulato per iscritto e presentato in Commissione.


Petri fa notare dunque la differenza con la sua proposta di legge, già pronta. «La modifica della legge n. 51 comporta l’incompatibilità fra il ruolo di Consigliere e di Assessore regionale e, se approvata, porterà a un aumento del numero degli eletti rispetto a quanto stabilito dal Consiglio regionale in tema di riduzione dei costi della politica. Questa modifica – osserva ancora la Petri – implica un aumento di spesa di circa 640 mila euro l’anno, rispetto alla riduzione dei costi previsti in precedenza. I Capigruppo, in seguito alle mie osservazioni, si sono accordati per presentare una risoluzione con la quale il Consiglio si impegna a rispettare tale modifica senza un aumento della spesa. Questa risoluzione non ha assolutamente alcun valore e non avrà nessuna capacità di incidere fattivamente sul bilancio. L’unica realtà e che la maggioranza dei consiglieri che avevano già bocciato con voto “segreto” (8 voti a favori e 24 contrari) la proposta di legge sull’introduzione della doppia preferenza di genere – conclude la Petri – non hanno avuto il coraggio di rivotarla in aula con voto palese, una cosa che veniva loro richiesta».


«Ritengo una vergogna e una clamorosa scorrettezza nei confronti di tutte le donne abruzzesi che la conferenza dei capigruppo abbia deciso di non portare nella prossima seduta del Consiglio le proposte di legge sulla doppia preferenza», commenta invece Maurizio Acerbo (Rc). .
«Una vergogna», va avanti l’esponente di Rifondazione, «perchè la proposta della doppia preferenza di genere era stata bocciata come emendamento alla legge elettorale pochi mesi fa ricorrendo a un illegittimo e illegale voto segreto, una violazione del regolamento di cui è responsabile il presidente Pagano.
Per evitare di dover esprimersi a viso aperto Pdl, Pd e compari hanno preferito impedire il ritorno in aula della questione. Non solo hanno deciso di non mettere all'ordine del giorno la proposta recentemente presentata a firma Petri, Sclocco e Acerbo ma anche quella del sottoscritto che è stata depositata nel 2011».

Acerbo è arrivato in ritardo alla conferenza perchè impegnato in un'audizione al comitato VIA e quando il presidente Pagano gli ha comunicato quanto deciso ha proposto di chiamare in aula la sua proposta del 2011: «il presidente è stato irremovibile nè gli altri capigruppo o rappresentanti degli altri partiti hanno battuto ciglio».

VENTURONI: «NESSUNA MODIFICA SALVA POLTRONA»
«Nessuna modifica salva-poltrona, al contrario: con il combinato disposto delle riforme portate avanti dalla maggioranza PdL, si concretizza un taglio netto quanto inequivoco dei costi complessivi di funzionamento del consiglio e, con la riduzione del numero dei consiglieri da 46 a 31, un risparmio per la prossima legislatura pari a oltre 10 milioni di euro». 
Così Lanfranco Venturoni risponde a chi, «come Camillo D’Alessandro, sapendo già di perdere alle prossime elezioni regionali e quindi di essere destinato all’opposizione, non ha interesse a che la futura maggioranza consiliare possa avvalersi di quella governabilità che questa legge intende garantire. Con questa legge – spiega infatti il capogruppo del PdL – vengono rimodulati diversamente e in maniera più funzionale i ruoli di maggioranza tra consiglieri e assessori, coerentemente con i principi fondamentali in materia di cause di ineleggibilità e di incompatibilità dettati dal legislatore nazionale, favorendo una maggiore separazione tra le funzioni, il ruolo e le competenze del Consiglio e della Giunta accentuando il carattere neoparlamentare della forma di governo della Regione, nonché eliminando nella fattispecie il criticabile fenomeno della concentrazione del doppio ruolo o della doppia poltrona in capo ad una stessa persona. Se la posizione di D’Alessandro non fosse palesemente strumentale – continua Venturoni – sarebbe forse utile fargli notare che una delle Regioni rosse da lui sempre sbandierate come modello, la Toscana, ha già introdotto nel proprio ordinamento regionale l’incompatibilità tra consigliere e assessore regionale. È erroneo anche – conclude il capogruppo del Pdl – affermare che tali modifiche non avranno una ricaduta contabile perché l’applicazione del principio dell’incompatibilità sarà integralmente bilanciato con una corrispondente e ulteriore riduzione dei costi della politica regionale, con l’effetto di realizzare, sotto il profilo finanziario, un’operazione a costo zero per i cittadini della Regione».
VENTURONI: «NESSUNA MODIFICA SALVA POLTRONA»

«Nessuna modifica salva-poltrona, al contrario: con il combinato disposto delle riforme portate avanti dalla maggioranza PdL, si concretizza un taglio netto quanto inequivoco dei costi complessivi di funzionamento del consiglio e, con la riduzione del numero dei consiglieri da 46 a 31, un risparmio per la prossima legislatura pari a oltre 10 milioni di euro». Così Lanfranco Venturoni risponde a chi, «come Camillo D’Alessandro, sapendo già di perdere alle prossime elezioni regionali e quindi di essere destinato all’opposizione, non ha interesse a che la futura maggioranza consiliare possa avvalersi di quella governabilità che questa legge intende garantire. Con questa legge – spiega infatti il capogruppo del PdL – vengono rimodulati diversamente e in maniera più funzionale i ruoli di maggioranza tra consiglieri e assessori, coerentemente con i principi fondamentali in materia di cause di ineleggibilità e di incompatibilità dettati dal legislatore nazionale, favorendo una maggiore separazione tra le funzioni, il ruolo e le competenze del Consiglio e della Giunta accentuando il carattere neoparlamentare della forma di governo della Regione, nonché eliminando nella fattispecie il criticabile fenomeno della concentrazione del doppio ruolo o della doppia poltrona in capo ad una stessa persona. Se la posizione di D’Alessandro non fosse palesemente strumentale – continua Venturoni – sarebbe forse utile fargli notare che una delle Regioni rosse da lui sempre sbandierate come modello, la Toscana, ha già introdotto nel proprio ordinamento regionale l’incompatibilità tra consigliere e assessore regionale. È erroneo anche – conclude il capogruppo del Pdl – affermare che tali modifiche non avranno una ricaduta contabile perché l’applicazione del principio dell’incompatibilità sarà integralmente bilanciato con una corrispondente e ulteriore riduzione dei costi della politica regionale, con l’effetto di realizzare, sotto il profilo finanziario, un’operazione a costo zero per i cittadini della Regione».