POLEMICHE

Sanità. Anaao e Fimmg: «Zuccatelli? Meglio che torni a casa sua»

Polemiche forse eccessive per le sue accuse sulla malasanità

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ZUCCATELLI

Zuccatelli




ABRUZZO. Non è una vera e propria minaccia di sfratto per Giuseppe Zuccatelli, sub commissario alla sanità, ma poco ci manca.
Filippo Gianfelice, per l’Anaao-Assomed (medici ospedalieri) e Giancarlo Rossetti, per la Fimmg (medici di famiglia) insorgono contro alcuni accenni che il sub commissario ha fatto durante un convegno sulla sanità e che sarebbero stati offensivi per la categoria medica e lo invitano a «riflettere perché se chi ci amministra non condivide con noi i percorsi, ma anzi accentua i conflitti, tanto vale che nostre strade si dividano e ciascuno torni a casa propria».
 In realtà durante la Tavola rotonda organizzata dal Pd a Pescara, nel suo intervento – tra i più applauditi – Zuccatelli ha inserito brevi cenni al fatto che in alcuni casi molta malasanità dipende anche dai “giovani” medici, più avidi che preparati professionalmente. Il tutto facendo riferimento ad alcuni casi di cronaca più eclatanti, poi ulteriormente specificati quando dalla sala – peraltro piena di medici, e lo stesso Zuccatelli è medico – solo il dottor Ciofani ha reagito contestando la generalizzazione degli esempi e chiedendo di fare nomi e cognomi.
L’incidente è stato subito risolto, perché a tutti è stato chiaro che Zuccatelli intendeva richiamare la categoria medica a dare il suo contributo alla riforma della sanità, esprimendo la sua professionalità e la sua preparazione. 


«Se il 98% degli ecodoppler è negativo – ha aggiunto il sub commissario – vuol dire che certe prescrizioni sono eccessive», che poi si è dilungato anche su altri esempi di prescrizioni eccessive (anche di farmaci). Ora – a sorpresa - il comunicato delle due sigle sindacali ripercorre la storia della sanità dagli anni novanta in poi (che ha portato ai Piani di rientro) e accusa il sub commissario di voler spostare l’attenzione dalla sofferenza della rete ospedaliera «per carenze organizzative e strutturali» e dai «Pronto soccorso che scoppiano per la quantità di richieste quotidiane spesso inappropriate».
«Risulta iniquo ed offensivo aprire una polemica contro la classe medica “colpevole” di  “illeciti” che - ovviamente se presenti in alcuni casi - sono stigmatizzati con fermezza e chiaramente».
 Insomma non è piaciuta la «generalizzazione che ha buttato fango su chi, quotidianamente, incurante delle molte ore di straordinario accumulato, è in prima linea per risolvere i problemi di salute dei pazienti; su chi, anche se precario, lavora chiedendo solo un posto stabile di lavoro; su chi è sempre vicino al paziente ed alla propria famiglia nel momento del bisogno. Questo lascia l’amaro in bocca».
 Anche perché i successi raggiunti in sanità dipendono anche dai medici. Raggiunto telefonicamente, il sub commissario ha risposto di «Non voler alimentare polemiche sterili. Chi era presente venerdì ha potuto sentire quello che io ho detto. Restando fedele alla mia storia professionale di manager della sanità, non voglio attivare inutili discussioni».


 Il comunicato in realtà sembra una difesa corporativa contro un’accusa mai formulata, con qualche autogol quando ammette la congestione del Pronto soccorso per le prestazioni inappropriate (proprio come aveva sostenuto Zuccatelli).
C’è allora qualche strumentalizzazione di una frase estrapolata dal contesto generale? Tutto è probabile, dopo una storia che ha già visto un altro sub commissario (Giovanna Baraldi) lasciare l’incarico per la guerra interna che quotidianamente veniva fatta alle sue decisioni ed ai decreti spesso inattuati o per l’isolamento in cui era costretta ad operare all’interno dell’assessorato e per le critiche di mancata apertura agli addetti ai lavori.
Oggi a chi da fastidio Zuccatelli? Ai manager ai quali ha chiesto di attuare i decreti della Baraldi rimasti solo sulla carta e di aggiornare gli Atti aziendali o sono le cliniche private che soffiano sul fuoco dopo la richiesta di restituire 80 mln ingiustamente riscossi? Oppure i medici chiedono solo di essere più coinvolti nelle scelte che li riguardano? Certamente si tratta di un campanello di allarme, perché fare una riforma senza il consenso degli addetti ai lavori è molto difficile.
s. c.