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“Sistema”, giornata decisiva per il futuro della società

Appello al Consiglio regionale per ritirare il bando di vendita

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“Sistema”, giornata decisiva per il futuro della società

Morra e Cirulli




CHIETI. Giornata decisiva per “Sistema”, l’azienda partecipata Arpa che si occupa delle attività complementari dalle pulizie alla biglietteria.

Oggi è stato convocato il CdA, che dovrà prendere atto delle dimissioni del presidente e di un consigliere, ma soprattutto dovrà approvare il bilancio. Quasi in contemporanea il Consiglio regionale dovrà decidere se ritirare o no il bando di gara per la vendita della società. Entrambe le scadenze hanno un significato preciso, secondo il tipo di soluzione che sarà adottato: buttare a mare la società con i suoi 103 dipendenti oppure dare un ruolo a questi lavoratori, che al momento appaiono indispensabili per il funzionamento del settore trasporti.
 Da tempo dipendenti e sindacati hanno denunciato che i margini per salvare Sistema sono molto ampi, al di la della decisione più o meno condivisibile dell’Arpa di vendere le quote della sua partecipazione.
Intanto perché pareri tecnici di alto livello hanno chiarito che non ci sarebbe nessun obbligo di vendita, come invece sostiene chi parla della vendita come di un “obbligo” imposto dai provvedimenti sulla spending review.
Poi perché di fatto, lasciando le interpretazioni giuridiche agli esperti, l’eventuale vendita della società per obblighi che deriverebbero dall’esterno, è una contraddizione, quasi un autogol. 


Anche l’azienda unica dei trasporti sarebbe stato un obbligo di legge, ma non è stato mai onorato, mentre oggi si parte dal basso – cioè da Sistema – per far vedere che in Abruzzo si rispetta la legge. Sembra una forzatura, di quelle del tipo “forti con i deboli, deboli con i più forti”. Anche perché, come emerge dal parere della Corte dei Conti interrogata sulla vendita già decisa, nell’elenco degli enti che appartengono alle Pubbliche amministrazioni  non si potrebbe comprendere Arpa che è una spa a prevalente partecipazione pubblica.
Di qui l’appello dei sindacati al Consiglio regionale per un ripensamento o una moratoria. Minori speranze nelle decisioni del CdA, il cui funzionamento e la cui autorità da tempo sono nel mirino dei dipendenti, secondo i quali ci sarebbe stato un progetto studiato a tavolino per creare un alibi alla vendita: Sistema doveva andare male per giustificare l’alienazione. E a questo progetto i dipendenti si ribellano, rivendicando il loro ruolo ed il loro diritto a non diventare i prossimi precari.
Sebastiano Calella