LA SENTENZA

Abruzzo/Sei anni di galera poi l’assoluzione, Cassazione conferma: «nessun risarcimento è dovuto»

Petrilli annuncia ricorso alla Corte Euopea

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CARCERE




L’AQUILA. La Corte di Cassazione quest’oggi ha rigettato il ricorso di Giulio Petrilli, confermando la decisione della Corte d'appello di Milano che non gli ha concesso il risarcimento per ingiusta detenzione.
Dunque per quei sei anni di carcere speciale, 1980-1986, scontati prima dell’assoluzione dall'accusa di partecipazione a banda armata (Prima Linea) lo Stato non dovrà alcun tipo di risarcimento. Quel che è stato è stato.
Negli anni 80 Petrilli visse per sei lunghi anni dietro le sbarre, per poi essere assolto con sentenza definitiva nel luglio 1989. La motivazione addotta dalla corte d’appello è che, frequentando esponenti dell’antagonismo illegale, avrebbe tratto in inganno gli inquirenti.
La stessa linea è stata confermata in Cassazione.


«La motivazione del non risarcimento», spiega Petrilli, «è l'applicazione del comma 1 dell’articolo 314 del codice penale (dolo e colpa grave) cioè quello di aver avuto frequentazioni sbagliate. L'assoluzione non conta nulla», va avanti Petrilli, « i giudici del risarcimento valutano non l'assoluzione o la condanna , ma i comportamenti: il giudizio morale. L'Italia e' l'unico paese al mondo dove accade questo. Infatti il 70% delle richieste per risarcimento per ingiusta detenzione vengono rigettate».
Petrilli annuncia che ricorrerà alla Corte Europea di Strasburgo.
«Ringrazio le tante persone», continua, «che mi sono state vicine e mi hanno espresso solidarietà in questa battaglia difficile ma giusta. Stamane i tanti legali e giuristi che hanno sottoscritto l'appello in mio favore, hanno deciso insieme al mio legale Francesco Camerini, collegialmente di predisporre il ricorso alla corte europea dei diritti dell'uomo per aperta violazione dell'art.3 della Costituzione e dell'art 6 della Convenzione Europea».