RIFLESSIONE

Meteo, in Italia troppe previsioni, «l’attendibilità è relativa»

Istituzioni pubbliche e siti «improvvisati»…ma quanti ci ‘azzeccano?’

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Meteo, in Italia troppe previsioni, «l’attendibilità è relativa»




ROMA. In Italia il quadro dei bollettini meteo si presenta frammentario.
Da una parte le istituzioni pubbliche: l'Aeronautica militare e i servizi regionali spesso collegati alle Agenzie regionali protezione ambiente, dall'altra una pletora di privati e portali che offrono informazione gratuita.
«Alcuni siti sono dotati di strumentazioni amatoriali, altri si basano sulle segnalazioni dei cittadini, altri ancora acquistano i dati europei del Centro di Reading e utilizzano proprie piattaforme di calcolo. Si tratta di previsioni di attendibilità relativa». Lo ha detto Bernardo Gozzini, responsabile del Consorzio Lamma (Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile), costituito da Cnr e Regione Toscana ad Almanacco della Scienza.
«Le previsioni hanno oltre il 90 per cento di attendibilità per le prime 48 ore, percentuale che scema via via che ci si proietta in avanti, anche se l'obiettivo è ridurre al minimo il margine di errore, adoperando tutte le metodologie e strumentazioni disponibili», ha spiegato Gozzini. 


«Nella meteorologia si parte dall'osservazione dei fenomeni attraverso satelliti, stazioni meteo, radar, radiosondaggi i cui dati vengono elaborati mediante modelli matematici che simulano al computer l'evoluzione del tempo. Occorre - ha continuato - però sempre l'interpretazione da parte dell'uomo che deve considerare, oltre alla fisica dell'atmosfera, le caratteristiche geografiche e geomorfologie del territorio».
In Italia la situazione è però complicata dai troppi meteorologi improvvisati.
«Il problema è la mancanza di regole che dovrebbero partire dal riconoscimento professionale del meteorologo, oggi inesistente, così come la laurea in meteorologia o scienze dell'atmosfera, disciplina che viene approfondita solo con singoli insegnamenti universitari. Nei paesi europei - ha spiegato Gozzini - invece questa figura è riconosciuta, ha un percorso curriculare definito e grandi istituzioni pubbliche quali 'Meteofrance' e 'Meteoffice' in Inghilterra».