SANITA'

Abruzzo/ Villa Serena contro il commissario Chiodi e Villa Pini

Ennesimo ricorso al Tar contro i tagli “abruzzesi” da spending review

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Chiodi con il subcommissario Zuccatelli

Chiodi con il subcommissario Zuccatelli




ABRUZZO. «Il budget 2013 per le case di cura private è completamente sbagliato, perciò va annullato il decreto 24 del Commissario alla sanità che fissa i tetti di spesa di quest’anno».
Così sostiene il ricorso al Tar presentato dall’avvocato Tommaso Marchese per conto di Villa Serena, che sarebbe stata danneggiata da questa ripartizione dei soldi che ora viene impugnata - con riserva dei danni - perché il decreto «è radicalmente illegittimo e ingiustamente lesivo dei diritti e degli interessi» di questa clinica.
In 70 pagine viene ripercorsa la storia travagliata dei rapporti cliniche private-ufficio del commissario, con riferimento all’applicazione abruzzese della spending review, che nel 2012 ha fatto lievitare i tagli al budget dallo 0,5% al 9,9%  e che sarebbe arrivata quasi al 10,5% quest’anno.
Il tutto in conseguenza di un’interpretazione “abruzzese” – forse troppo letterale e non si sa ancora quanto corretta – del commissario Gianni Chiodi che ha applicato il taglio sul consuntivo 2011, senza considerare che si trattava di una cifra consuntivata di molto inferiore al preventivato in quanto due cliniche (Sanatrix e Santa Maria) non avevano lavorato per il terremoto. 


Di qui la maggiore incidenza del taglio di 0,5%. Lo stesso meccanismo è stato applicato nel 2013 a causa di un effetto trascinamento che ha provocato danni maggiori, contro cui è scattato questo secondo ricorso al Tar. Il precedente è stato prima accolto dal Tar Abruzzo e poi è stato “sospeso” per l’appello del commissario al Consiglio di Stato che accogliendo in parte le ragioni di Chiodi ha sollecitato la discussione anticipata sul merito, già fissata a dicembre prossimo.
Quindi, in assenza di una soluzione del contenzioso 2012, Villa Serena ripropone gli stessi argomenti, quasi con un effetto trascinamento anche qui, ma ampliando questa volta la sua contestazione in particolare contro Villa Pini che sarebbe stata favorita a danno proprio delle altre case di cura più produttive (Villa Serena in primis) alle quali – sostiene l’avvocato Marchese – sarebbe stato concesso un budget incapiente. Senza dire che in questo modo sarebbe stata violata anche la libera concorrenza, come peraltro era stato sostenuto anche nel precedente ricorso.

TUTTI I CAVALLI DI BATTAGLIA DELL’AIOP CONTRO LA REGIONE
Il ricorso, molto complesso, è un pò la summa delle posizioni di Villa Serena e dell’Aiop (l’associazione dell’ospedalità privata) nei confronti della politica sanitaria di questi ultimi tre anni di commissariamento e ripropone la via giudiziaria – già intrapresa più volte con alterni successi - alla soluzione dei contenziosi via via sorti. Questa volta c’è di più perché si alza il tiro – apertamente – su Villa Pini, di cui addirittura si ricordano le inadempienze del 2008 (la gestione Angelini non trasformò i posti letto per acuti in day hospital) per contestare alla Regione di averle concesso un budget, quando forse avrebbe dovuto decidere la sua cancellazione come casa di cura.
Al contrario – dice il ricorso - oggi questa clinica viene “premiata”, pur avendo lavorato meno, a danno delle altre case di cura più produttive. Perché in effetti è duplice il filo conduttore che guida questo ricorso di Villa Serena. Il primo è che non si tiene conto delle posizioni già chiarite in passato: dopo il fallimento, Villa Pini oggi non è più Angelini mentre è dubbio il principio della libera concorrenza applicato al budget, come dire che se il tetto di spesa di questa clinica viene tagliato non si spalma automaticamente sulle altre case di cura. Il secondo filo conduttore è la critica serrata all’effetto trascinamento delle varie illegittimità che - a parere dell’avvocato Marchese – si sono via via perpetuate mettendo a rischio i vari provvedimenti amministrativi del commissario alla sanità .

Se – ad esempio – ci sono stati vizi di legittimità nel decreto 39 del 2012 (su cui – come detto – la magistratura non ha ancora detto la parola fine) e questi stessi vizi con l’aggiunta “di vizi propri” sono stati riprodotti nel 2013, è del tutto pacifico che la spending review applicata male al prima volta, sarà stata applicata male anche la seconda volta. A questo si sommano altre contestazioni, come per esempio la critica di aver considerato nelle prestazioni delle cliniche quelle erogate per i cittadini fuori regione, che sono invece soldi freschi che apportano ricchezza e non andrebbero considerate come spese. Per cui – conclude il ricorso – c’è la «granitica» certezza che gli argomenti del ricorso saranno accolti, anche perché il difetto formale maggiore dei decreti di Chiodi è che i tagli sono stati effettuati «senza istruttoria oppure con un’istruttoria sincopata, vistosamente erronea e carente». 


Sebastiano Calella