POLITICA ED ENERGIA

Abruzzo/Rifiuti, Di Dalmazio accelera sugli inceneritori: «differenziata oltre al 40%»

L’assessore lancia «l’annuncio ufficioso»

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Chiodi e Di Dalmazio

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ABRUZZO. Su 305 Comuni, ben 145, pari a circa il 48% del totale, hanno attivato la raccolta differenziata dell'umido e di questi uno su tre raccoglie i rifiuti attraverso circuiti a domicilio.
In 71 Comuni, pari al 23% del totale, è stata avviata la raccolta differenziata del verde. Rispetto al 2005, quando la differenziata era attiva in appena 50 Comuni, si è riscontrato un incremento del 150% delle quantità di scarto organico raccolto nei sei anni successivi con un aumento pari a 2,7 volte della quantità di umido e un raddoppio dello scarto verde.
E’ quanto emerso dal secondo ‘Rapporto Compost Abruzzo con dati aggiornati al 2011 e con particolare riferimento alla frazione organica di rifiuto solido urbano.
«Abbiamo registrato un incremento significativo della raccolta differenziata della frazione organica - ha commentato l'assessore all'Ambiente, Mauro Di Dalmazio - ufficiosamente possiamo dire di aver superato la soglia fatidica del 40%».


Una soglia importantissima, perché come ricordato due giorni fa dal presidente Chiodi, quella percentuale può dare il via alla realizzazione di termovalorizzatori.
«Nel corso dell'anno», ha detto ancora Di Dalmazio, «siamo nelle condizioni di oltrepassare la soglia psicologica del 50%. La valutazione complessiva della situazione non può, quindi, che essere positiva, soprattutto se si considera il punto da cui siamo partiti. Oltretutto, la crescita sarà ulteriormente incentivata - ha aggiunto l'assessore - grazie ad una serie di investimenti pari a circa 40 milioni di euro di fondi FAS per il completamento del sistema impiantistico».
Nello specifico, 12 milioni di euro saranno destinati a supportare i sistemi di raccolta porta a porta, altri 12 milioni saranno indirizzati verso l'implementazione dei centri di raccolta e le restanti risorse, per circa 16 milioni di euro, andranno a beneficio degli impianti di compostaggio.
«L'obiettivo - ha rimarcato Di Dalmazio - è quello di arrivare ad avere un sistema impiantistico virtuoso di raccolta differenziata. E' chiaro che, nell'ambito delle attività di compostaggio, soprattutto quello domestico, - ha concluso l'assessore all'Ambiente - hanno una grande importanza le azioni di stimolo e, proprio a questo proposito, è in corso in questi giorni la carovana mondocompost con lo scopo di favorire un maggior recupero della frazione organica determinando, al tempo stesso, un abbattimento dei costi e quindi una trasformazione del rifiuto da problema a risorsa».

«NON CHIAMATELI TERMOVALORIZZATORI»
All’orizzonte, dunque, si affaccia l’ipotesi termovalorizzatori già contestata nelle ultime ore dal Movimento 5 stelle e da Rifondazione Comunista. Torna all’attacco adesso anche il Wwf: « il termine “termovalorizzatore”, seppure di uso comune, è del tutto fuorviante», commenta il presidente dell’associazione ambientalista Luciano Di Tizio, «si tratta sempre e soltanto di inceneritori. Gli unici modi per “valorizzare” davvero un rifiuto sono il riuso e, in seconda battuta, il riciclo. L’incenerimento, anche nel caso sia prevista una qualche forma di recupero energetico, costituisce sempre e soltanto un semplice smaltimento. Il presidente Chiodi farebbe bene nei suoi interventi, per non trarre, di certo involontariamente, in inganno i cittadini, a pronunciare l’unico termine corretto, non a caso anche l’unico utilizzato nella normativa europea di riferimento, che è appunto “inceneritore”. Usare le parole giuste servirebbe a evitare confusione e far sapere agli abruzzesi che cosa davvero si sta progettando per il loro futuro».

Il Wwf spiega che ad oggi, nonostante i progressi indubbiamente compiuti dalla tecnologia, «non esiste un inceneritore sicuro: anche quelli dotati dei più moderni e sofisticati sistemi di filtraggio e di abbattimento delle emissioni riescono a trattenere solo una parte del particolato generato dalla combustione».

«Non esistono ad esempio», fa notare Di Tizio, «filtri o altri analoghi sistemi in grado di impedire la diffusione, col fumo di combustione, di micro e nano polveri in grado di accumularsi nell’organismo umano e pericolosissime per la salute. Brescia, dov’è attivo il più grande inceneritore d’Italia (quello che, grazie a un sapiente copyright, può utilizzare per sé in esclusiva il termine di “termoutilizzatore”), è la città nella quale si rilevano i livelli più alti di PM 10 e di PM 2,5 dell’intera Lombardia e tra i più alti in Europa. Una recentissima campagna dell’ISDE-Medici per la salute rivendica il diritto dei bambini a vivere in un ambiente non inquinato. Ci auguriamo che anche Chiodi, la sua giunta e l’intero Consiglio regionale siano d’accordo».

Gli inceneritori inoltre non aiutano la raccolta differenziata poiché per raggiungere il pareggio economico di gestione hanno bisogno di grandi quantità di combustibile. «La Germania», fa notare il Wwf, «proprio per questo nella prima metà dello scorso decennio è diventata il più grande importatore mondiale di rifiuti prodotti all’estero: il solo traffico di quelli tossici è cresciuto tra il 2000 e il 2006 da 1 a 2,5 milioni di tonnellate/anno tant’è vero che attualmente, nonostante il presidente della Regione citi proprio quella nazione, in Germania la costruzione di inceneritori è stata abbandonata e si persegue la strada della riduzione alla fonte dei rifiuti (una politica sinora rimasta in Abruzzo nel limbo delle buone intenzione) del riuso e del riciclo per arrivare a una graduale riduzione/scomparsa dell’incenerimento. È ben noto del resto che tale pratica non risolve il problema anche perché le ceneri da combustione, che possono arrivare a circa il 30% del materiale bruciato, rappresentano rifiuti speciali destinati a discariche particolari, con notevoli costi per la collettività».

CARAMANICO: «CHIODI CONTROCORRENTE»
«Spiace constatare che in una fase nella quale nella maggior parte dei Paesi europei si archiviano gli impianti di termovalorizzazione, il presidente della Regione Abruzzo pensi ancora a questo tipo di tecnologia, del tutto fuori contesto». Così in una nota il Consigliere regionale Franco Caramanico replica alle dichiarazioni di Chiodi. «Il governatore – continua Caramanico – dovrebbe aggiornarsi e valutare le ipotesi sostenute dal centrosinistra sulla necessità di utilizzare le migliori tecnologie per la valorizzazione energetica dei rifiuti, nello specifico la digestione anaerobica. La verità è che Chiodi continua a ripetere le cose che diceva all’inizio della legislatura. I fondi per assicurare la raccolta differenziata sono ancora i 4 milioni destinati nel 2006. Ci sono poi i 12 milioni dei fondi Fas, ancora da definire. I fondi del piano triennale per l’ambiente, circa 25 milioni di euro, approvati dalla precedente Giunta di centrosinistra e destinati alla realizzazione di un sistema impiantistico pubblico, sono stati in gran parte inutilizzati, mentre il Presidente Chiodi, per le annualità successive, ha preferito svincolarli per poterli utilizzare in altra maniera. La realtà è che il settore dei rifiuti vive una grandissima crisi, privo di personale e di una programmazione che tenga conto delle normative europee».