ECONOMIA

Abruzzo/Il credito negato: nel 2012 ben 619 mln in meno

La Cna: dato peggiore del decennio, imprese a secco. Giù il Pescarese, l'industria, l'edilizia e l'artigianato

Redazione Pdn

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CRISI ECONOMICA




ABRUZZO.  Seicentodiciannove milioni di euro in meno per lo sviluppo della nostra regione, mentre i tassi di interesse praticati sui prestiti continuano ad essere nettamente più alti del resto d'Italia. E' il bollettino di guerra tracciato da una ricerca realizzata da Aldo Ronci per Cna, relativa agli effetti devastanti del  cosiddetto “credit crunch” nel 2012. I dati riepilogativi dello studio, ricavati da Bankitalia (Bollettini Statistici  e Base Informativa Pubblica) descrivono una continua, preoccupante «erosione della solidità finanziaria del sistema produttivo, ai minimi storici dell'ultimo decennio». A fare infatti le spese della contrazione del credito concesso dal sistema bancario, è soprattutto il mondo delle imprese:  sono loro, infatti, a subire la chiusura dei cordoni della borsa (minor credito per 594 milioni di euro), mentre per le famiglie il dato appare più complesso. Infatti, il. decremento di 25 milioni, registrato a fine dicembre, è il risultato di variazioni di segno opposto: da una parte una forte riduzione del credito per acquisto di abitazione (-568), dall’altra un consistente incremento del credito per gli altri acquisti (+543).
Tra i settori, quello dell’industria ha subito una flessione molto pesante (ben 316 milioni), l’edilizia e le famiglie produttrici (artigianato, ndr) hanno segnato anche loro un decremento meno pesante ma comunque consistente rispettivamente di 201 e 130 milioni; solo i servizi hanno ottenuto un incremento di 49 milioni di euro. Sul piano territoriale, maglia nera al territorio pescarese (-203 milioni di euro), seguito da Chieti (-181), mentre flessioni più modeste sono state registrate a Teramo (-127) e all’Aquila (-108).


Nota dolente, poi – secondo lo studio presentato questa mattina alla stampa, alla presenza del presidente e del direttore regionale della Cna, Italo Lupo e Graziano Di Costanzo - il nodo dei tassi di interesse: sulle operazioni “a revoca”, infatti, il sistema bancario abruzzese ha praticato (ma in questo caso il dato è riferito al solo quarto trimestre dell'anno) una media dell’8,38% a fronte del 6,62% nazionale, e dunque con uno spread di 1,76 punti percentuali.
Particolarmente rilevante, in Abruzzo, resta il ruolo esercitato dalle piccole banche, che hanno sì ridotto il credito di 422 milioni di euro, contro i 197 delle restanti banche, con un decremento percentuale del 3,25% contro il 6,34% nazionale, e con un valore complessivo delle erogazioni pari al 52% del credito, a fronte del 22% nazionale. Si fossero mai allineate alla media nazionale, le piccole banche in Abruzzo avrebbero generato un vero e proprio salasso, con una flessione di 822 milioni doppia  dei 422 realizzati.


Le sofferenze, infine, ovvero i crediti che le banche non riescono più a ottenere dai propri clienti. In Abruzzo hanno subito nel 2012 un incremento di ben 387 milioni pari al 18,08% e il rapporto tra sofferenze e credito, che è uno degli elementi che determina il livello dei tassi d’interesse, ha raggiunto quota 10,32% contro l’8,24% nazionale.
Di particolare rilievo, appare infine il dato relativo all'aumento dei depositi bancari e postali: nel 2012 sono cresciuti infatti in Abruzzo di un miliardo e 255 milioni di euro, con un aumento percentuale sull'anno precedente del 5,42%, ed un punto circa al di sotto della media nazionale. Una crescita evidente che conferma, nonostante la crisi, la propensione al risparmio delle famiglie, ma nello stesso tempo poco giustifica la contrazione del credito operata dal sistema bancario. Commentando i risultati, il direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo, ha detto che «una boccata d'ossigeno al sistema produttivo potrebbe ora arrivare, per il sistema delle imprese, dalla pubblicazione, dopo mesi di rinvii e attese, del bando regionale che assegna 18,5 milioni di euro a sostegno delle attività dei confidi, che in questi anni, in totale solitudine, hanno garantito alle imprese le poche possibilità di accesso al sistema creditizio».