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Abruzzo/Sanità sotto esame, rischio commissariamento fino al 2015

Il verbale romano svela anche criticità e ritardi

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

 

 

 

ABRUZZO.  L’Abruzzo rischia di rimanere ancora a lungo sotto il controllo del Governo. Almeno stando a quello che si legge nel verbale dell’esame romano da parte del Tavolo di monitoraggio che si è tenuto l’8 aprile scorso.

 Il documento di 50 pagine certifica il ritardo nella soluzione di una marea di problemi sollevati da tempo durante gli incontri precedenti e solo in parte affrontati e risolti. Di qui il rischio di allungamento del commissariamento in attesa di soluzioni ed in mancanza del nuovo Piano sanitario regionale, la cui scadenza di presentazione era il 31 dicembre scorso.

Su questo punto c’era stata la prescrizione di adottarlo comunque entro il 10 maggio (scadenza già trascorsa inutilmente) promuovendolo – o declassandolo, secondo le diverse valutazioni – a Piano operativo. Proprio come quello del sub commissario Giovanna Baraldi che tante polemiche sollevò a suo tempo. Infatti era stato redatto secondo i principi poi adottati  dal Governo, cioè “tagliava” senza pietà posti letto, primari, ospedali, servizi, e veniva criticato perché quelli erano tagli lineari - e quindi non intelligenti – destinati a disarticolare l’assistenza sanitaria, privilegiando gli aspetti contabili dei bilanci a danno dei servizi ai cittadini, visto che il territorio era tagliato fuori dalle scelte.

Cosa che ora rischia di ripetersi con Programma operativo 2013-2015, sollecitato dal Tavolo romano. Ma di tutti questi ritardi, delle prescrizioni anche stringenti e dei “rimproveri” non si è parlato: il commissario Chiodi ha fatto passare l’ultimo “esame” come un successo della sua gestione, con tanto di dichiarazioni e conferenza stampa il cui contenuto solo trionfalistico PrimaDaNoi.it anticipò soprattutto per quanto riguarda lo sblocco di oltre 100 mln di finanziamenti già congelati. Infatti per il terzo anno consecutivo si registrava un avanzo (in questo caso di 5 mln), il che comunque non era cosa di poco conto. Ma le notizie buone forse si fermavano qui ed il verbale ci consegna invece un’altra versione di quell’incontro.

CONTI BUONI MA SOLO TERAPIE OMEOPATICHE PER LA SANITÀ ABRUZZESE

Infatti se sul versante dei conti i giudizi sono sostanzialmente abbastanza positivi ed il Tavolo riconosce che ci si sta muovendo nella direzione giusta (pur con qualche ritardo ed incertezza), dal punto di vista della sanità come assistenza ci sono invece molte criticità e “tirate d’orecchio” al commissario ed alla sua squadra.

Le iniziative riformatrici più spiccatamente sanitarie appaiono annacquate, quasi da terapia omeopatica che - come noto - diluisce di molto i princìpi attivi che somministra.

Almeno così le classifica il senatore Angelo Orlando, già presidente della commissione regionale bilancio della precedente Giunta, quando critica «le capacità taumaturgiche» del presidente Chiodi che «cura i debiti con i debiti, come si legge nel verbale in riferimento (pagina 6 e segg.) all’anticipazione di 200 mln di liquidità» ottenuti da Governo per la copertura dei debiti sanitari, ma non ancora utilizzati. Anticipazione che ha consentito che tutte le altre verifiche romane fossero positive fino al novembre 2012 perché c’era questa possibilità di accesso all’anticipazione di liquidità.

E l’Abruzzo non solo non ha attinto a questo fondo – dice il verbale - ma addirittura persegue consapevolmente nella dilazione dei tempi di trasferimento dei fondi alle aziende sanitarie locali. In realtà l’assessore Masci sostiene che questa operazione è un titolo di merito per la Regione, ma a Roma la pensano diversamente. Come capita nel verbale anche su un altro aspetto: il commissario parla di “avanzi” di bilancio e quindi di risorse supplementari, senza che il comitato abbia certificato realmente questi avanzi, mentre attraverso l’azione del consiglio regionale si continua a distrarre fondi sanitari per spese extra sanitarie, come dimostrano le frequenti impugnative di leggi regionali da parte del Governo. Non è stata poi completata la ricognizione finale dei debiti pregressi nei confronti dei creditori, ricognizione iniziata nel 2007, ma neppure portata a termine per il 2005.

COME CAMBIA L’ASSISTENZA, ARRIVA IL WELFARE A PAGAMENTO

Critiche vengono poi mosse alla nuova rete di emergenza-urgenza, insufficiente per il mancato ammodernamento dei mezzi di soccorso e delle tecnologie e per la mancata integrazione fra componenti territoriali ed ospedaliera. Seguono la richiesta di una descrizione analitica delle strutture operative complesse e semplici attribuite a ciascuna Asl, di un maggiore chiarimento sulle volture degli accreditamenti provvisori e sui nuovi setting assistenziali dei ricoverati nelle case di cura private, il cui budget è stato notevolmente ridotto. Il che non sembra – come risulta invece dai commenti interessati – un grosso successo perché non è stato ottenuto con il recupero dell’efficienza e dell’appropriatezza dei ricoveri, ma solo a costo di licenziamenti, di riduzione del personale e di maggiore precarietà dei contratti. Insomma il quadro che emerge dall’esame romano è una reale destrutturazione di tutto il sistema sanitario abruzzese pubblico e privato, quasi un anticipo di fatto della tendenza nazionale di trasformare il welfare in un servizio a pagamento, come dimostra l’introduzione della “compartecipazione” (cioè del ticket) sui ricoveri nelle case di riposo. E forse proprio questo aspetto potrebbe giustificare l’ostentata indifferenza di quasi tutti i consiglieri regionali ai problemi della sanità, dove in tempo di crisi economica acuta è sempre più difficile conciliare l’equilibrio delle risorse con la qualità delle prestazioni. Per cui il commissariamento può continuare, il lavoro “sporco” facciamolo fare a Chiodi…

Sebastiano Calella