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Abruzzo/Trivelle: pozzi offshore più sicuri: arriva direttiva Ue

Mascitelli (Idv): «unica soluzione è politica legislativa»

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Abruzzo/Trivelle: pozzi offshore più sicuri: arriva direttiva Ue





STRASBURGO. Giro di vite sulla sicurezza dei pozzi di petrolio e gas offshore nell'Unione europea.
A due anni di distanza dal disastro del Golfo del Messico, l'Europarlamento ha dato oggi luce verde alla nuova direttiva, che darà l'autorizzazione alle trivellazioni solo alle compagnie che garantiscono adeguati piani di emergenza e fondi sufficienti per pagare eventuali danni ambientali.
Il testo, concordato dagli eurodeputati con i 27 Stati membri, è stato approvato in prima lettura dall'assemblea di Strasburgo con 572 voti favorevoli, 103 voti contrari e 13 astensioni. L'ok formale del Consiglio Ue è atteso nei prossimi giorni e i Paesi Ue avranno due anni per recepire le regole relative ai nuovi impianti, mentre per quelli già operativi gli anni di tempo a disposizione sono cinque.
Soddisfatto il commissario europeo all'energia, Gunther Oettinger, secondo cui «queste norme assicureranno che gli standard di sicurezza già attuati in alcuni Stati membri siano praticati da tutte le piattaforme in Europa» e inoltre «saremo in grado di reagire in maniera rapida ed efficace in caso di incidente».
Fra le novità, l'obbligo per le compagnie di trivellazione di sottoporre alle autorità nazionali un rapporto speciale che descrive l'impianto, i potenziali grandi pericoli e le misure speciali di protezione dei lavoratori. Gli eurodeputati incoraggiano infine gli Stati Ue che fanno parte del Consiglio Artico, fra cui l'Italia, «a promuovere attivamente gli standard più elevati sulla sicurezza ambientale in questo ecosistema unico e vulnerabile»

MASCITELLI: «SERVE POLITICA LEGISLATIVA»
«Su Ombrina mare e su analoghe autorizzazioni in corso, la soluzione definitiva del problema non può che essere la via politica e legislativa».
Lo afferma il responsabile Abruzzo di Italia dei Valori, l'ex senatore Alfonso Mascitelli a proposito della piattaforma petrolifera che dovrebbe nascere a largo della provincia di Chieti.
«La politica e le istituzioni non devono prendere in giro gli abruzzesi, facendo credere che una delle ipotesi percorribili sia il ricorso al Tar, che aprirebbe un iter lungo, dall'esito incerto e non risolutivo - dice Mascitelli - Se i parlamentari abruzzesi dei vari schieramenti, come dichiarato più volte, hanno una reale volontà di bloccare la petrolizzazione del nostro mare, visti i tempi ristrettissimi e per ultimo il parere espresso dal Comitato Via lo scorso 3 aprile, l'unico strumento è un emendamento abrogativo dell'art. 35 del Decreto Legge n. 83, che volendo può essere presentato sin da ora e considerato ammissibile in concomitanza del Decreto sulle emergenze ambientali attualmente in discussione al Senato».
Secondo il quale «per il resto, rischiano di apparire una presa in giro i disegni di legge presentati, alcuni fatti anche male perché abrogativi di disposizioni già abrogate, perché richiederebbero per la loro approvazione tempi relativamente lunghi e potrebbero arrivare a babbo morto».
Sempre secondo Mascitelli la rincorsa nel presentare il disegnino di legge a propria firma lascerebbe «non pochi dubbi e qualche sospetto. Non vi sono più alibi perché - dice ancora Masciteli - sono radicalmente cambiati i numeri e le condizioni parlamentari rispetto alla precedente legislatura, che portarono soltanto il gruppo dell'Idv a votare in solitudine contro le sveltine e le sanatorie introdotte dal Decreto Passera. Oggi sia il Capo del Governo che i Ministri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, interlocutori essenziali , sono del Pd, l'Abruzzo ha un suo sottosegretario e, in ultimo, anche se i rappresentanti del Pdl fossero contrari, con i voti dei gruppi di Pd, Scelta Civica e M5S si avrebbe la maggioranza numerica per approvare, con urgenza, una proposta emendativa in grado di bloccare i danni che si continuerebbero a produrre a legislazione vigente, attualmente blindata rispetto a possibili ricorsi giudiziari. Non c'é più tempo da perdere: dopo la Medoilgas sarà la volta della Petrioceltic e poi ancora di altre autorizzazioni in corso. E non ci sono più alibi che reggono per la classe politica, se si vuole realmente cambiare una pseudo politica energetica che devasta l'Abruzzo a vantaggio delle sole compagnie petrolifere».