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Sanità Abruzzo. L’Intersindacale propone di «parlare di sanità e non solo di conti»

Più assistenza sul territorio e più vincoli contro la mobilità passiva

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Sanità Abruzzo. L’Intersindacale propone di «parlare di sanità e non solo di conti»





ABRUZZO. Il Commissario alla sanità non convoca la Consulta regionale sanitaria, peraltro non prevista nella situazione abruzzese con il Piano di rientro dai debiti, ma l’Intersindacale (Isa) non demorde ed invia le sue proposte per la riorganizzazione ed il rilancio della sanità abruzzese.
E lo fa inviando un documento non solo a Chiodi, al sub commissario Zuccatelli, al direttore dell’assessorato sanità Maria Crocco, ai manager delle quattro Asl, al ministro Beatrice Lorenzin ed a Francesco Massicci, responsabile del Tavolo romano che controlla i conti delle regioni commissariate.
 In sostanza l’Isa chiede a tutti di «parlare di sanità come assistenza e non come conti».


 E’ vero e ci congratuliamo, scrive l’Isa: «Chiodi è stato bravo ad ottenere per il terzo anno consecutivo risultati positivi nel risanamento dei conti della sanità, ma a questo risultato hanno collaborato tutti gli abruzzesi. Ci siamo infatti accollati mutui trentennali con un rateo di 95 mln/anno, l’aumento di Irap ed Irpef, quello sulla benzina e sul bollo auto, i tickets sulle prestazioni diagnostiche e farmaceutiche e la riduzione di posti letto ospedalieri, dovuta anche alle normative nazionali (spending review)».
 Ma questo ha determinato un’evidente contrazione delle prestazioni sanitarie non soddisfatte da una assistenza sanitaria territoriale lasciata colpevolmente senza una adeguata riorganizzazione perché poco si è fatto in questi ultimi cinque anni per riorganizzare l’assistenza in tutte le quattro Asl.
E di seguito vengono elencate le carenze che il cittadino lamenta e che l’Isa segnala: non c’è stato il potenziamento delle Cure primarie (la legge Balduzzi prevede la costituzione delle Uccp (associazioni di medici di base) con assistenza h24, sette giorni su sette. Poi è insufficiente l’Assistenza domiciliare integrata (Adi), attualmente in mano per lo più a cooperative di servizi infermieristici, riabilitativi e sociali con gare d’appalto non rinnovate da anni e che trova difficoltà a reperire farmaci e presidi negli Ospedali pubblici, il che le costringe ad acquistarli nelle farmacie convenzionate territoriali in parte a spese dei cittadini ,facendo lievitare la spesa farmaceutica extra-ospedaliera. 


Infine sono insufficienti –secondo il sindacato- i posti letto per i pazienti in coma, per i malati terminali e per le Rsa. Tutto questo ha gonfiato la mobilità passiva che in buona parte (1/3 del totale) è dovuta a interventi minori: cataratta, parti cesarei, protesi articolari, vene varicose, deviazione del setto nasale, tonsille etc. eseguiti nelle strutture pubbliche e convenzionate della provincia di Ascoli Piceno nelle quali operano professionisti che hanno lavorato in Ospedali pubblici o che lavorano anche in case di cura convenzionate della nostra Regione. Un vero e proprio salasso che la Regione Abruzzo avrebbe dovuto tamponare con l’accordo di confine con le Marche, sempre promesso e mai sottoscritto. E qui la proposta finale: «se questo accordo non si fa, si potrebbe imitare la Campania che ha individuato le prestazioni soggette a preventiva autorizzazione per limitare la mobilità passiva».

Sebastiano Calella