SANITA'

Abruzzo/Atti aziendali Asl: l’Intersindacale chiede di essere ascoltata

La Regione sta per adottarli senza consultare la medicina territoriale

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Abruzzo/Atti aziendali Asl: l’Intersindacale chiede di essere ascoltata



ABRUZZO. Atti aziendali Asl finalmente in dirittura di arrivo? Macché.
E’ scattata la protesta dell’Isa (Intersindacale sanitaria) proprio quando i manager pensavano di aver completato il lunghissimo iter di questo documento decisivo per la vita delle singole Asl.
L’Atto aziendale  non solo fotografa la situazione di ogni singola Asl, ma soprattutto spiega cosa hanno in mente i direttori generali per assicurare l’assistenza ai cittadini: reparti da tenere aperti o da chiudere, ambulatori, chiusura dei piccoli ospedali, servizi, potenziamento dell’assistenza territoriale ecc. ecc.
Di qui la necessità di concordare le soluzioni e di confrontarsi sulle strategie. E proprio su questo aspetto è scattata la protesta Isa che rischia di allungare senza sosta il balletto degli Atti aziendali delle Asl abruzzesi: sarebbero troppo autoreferenziali i metodi usati dai quattro direttori generali nella stesura di questo documento, per cui le scelte – soprattutto per la medicina territoriale – sarebbero state imposte senza una preventiva consultazione degli addetti ai lavori.
E cioè dei sindacati del settore, dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali e dei medici dei distretti. Cioè proprio quei sanitari che rappresentano sul campo la medicina territoriale. Prima annunciati, poi ibernati, quindi modificati, poi di nuovo aggiornati per le sopravvenute nuove norme di carattere nazionale, come la spending review, in effetti gli Atti aziendali sono stati costretti ad una specie di slalom per arrivare alla stesura finale, ma è mancata la consultazione con l’Isa.

Di qui la protesta di Walter Palumbo, coordinatore dell’Intersindacale, in una lettera inviata ai responsabili della sanità regionale da Gianni Chiodi in giù e la richiesta di convocazione urgente. Di fatto però questa lettera è una vera e propria messa in mora, nel senso che si dice a chiare lettere che in caso di mancata consultazione potrebbero essere attivati contenziosi amministrativi destinati a ritardare l’operatività di questi Atti aziendali.
«Per essere precisi – scrive Palumbo – mancherebbero i pareri del Collegio aziendale dei Direttori di Distretto e del Comitato tecnico aziendale delle attività distrettuali», pur previsti dal Piano sanitario regionale vigente che a pagina 75 prevede espressamente «il coordinamento delle funzioni territoriali».
 E invece no. Tutti i quattro manager hanno bypassato questo passaggio, il che si è rivelato una specie di lapsus collettivo su come i direttori generali intendono la partecipazione. Una specie di «non disturbare il manovratore» che non piace all’Isa, ma che è forse la vera spia di quello che sta succedendo nella sanità pubblica sempre più privatizzata. Infatti non solo aumenta nell’assistenza la quota a pagamento dei singoli cittadini, ma le scelte gestionali ed organizzative sono sempre più sottratte al confronto democratico con chi ha la competenza sul settore, dal consiglio regionale ai sindacati.
Sebastiano Calella