SANITA'

Abruzzo. Psicoriabilitazione: le cliniche convocate in Regione martedì 30 aprile

Villa Serena contro il budget ridotto per il taglio delle tariffe

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Giuseppe Zuccatelli

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ABRUZZO. La psicoriabilitazione brucia. E divide. Da una parte ci sono le critiche delle cliniche alle nuove restrizioni economiche sui ricoveri, previste dall’ultimo contratto regionale. Dall’altra, c’è la posizione di chi ritiene che la salute mentale non sia solo un problema di soldi e parla di colpevoli ritardi nell’applicazione del Piano sanitario del 2008.
Al centro di tutto c’è la posizione del sub commissario alla sanità che convoca immediatamente cliniche e manager Asl per fare il punto della situazione e per dimostrare che è stato fatto tutto quello che serviva per sbrogliare e rendere governabile il sistema della psicoriabilitazione.

LA PROTESTA DELLE CLINICHE CONTRO I TAGLI AL BUDGET
La protesta delle cliniche è ben rappresentata dalla lettera che Concetta Petruzzi, amministratore unico di Villa Serena, ha spedito nei giorni scorsi ai quattro Dipartimenti di psichiatria delle Asl (e per conoscenza al Commissario Chiodi ed al Prefetto di Pescara): viene contestato il contratto che la Regione ha fatto sottoscrivere e che obbliga le cliniche ad ospitare fino al loro trasferimento i malati ai quali è stato abbassato il setting assistenziale (con contestuale riduzione della tariffa di ricovero). Si tratterebbe di un’imposizione economicamente insostenibile per i bilanci degli imprenditori, anche perché non si sa se questo trasferimento ci sarà e quando, non essendoci al momento in Abruzzo molte strutture disponibili ad accoglierli.
Di qui la protesta di Villa Serena, dove si legge di budget «del tutto incapiente» per il 2013 e si annuncia che dopo aver firmato il contratto con la Regione il 27 marzo, l’8 marzo è stato inoltrato ricorso al Tar contro queste restrizioni previste dal decreto 5/2013. Nella lettera, stranamente inviata solo a nome di questa clinica e non dell’Aiop (l’associazione dell’ospedalità privata) di cui Concetta Petruzzi è presidente, si chiede di conoscere in che modo possono essere dimessi questi malati «per il cui trattamento non è più assicurata la relativa remunerazione». Forse per questa piccola forzatura (in realtà la remunerazione c’è, anche se ridotta), forse per aver dato con piglio padronale 15 giorni di tempo per la risposta,  il sub commissario Giuseppe Zuccatelli ha risposto in tempo reale, dimostrando di voler affrontare senza timori reverenziali il problema sollevato da Villa Serena: il protocollo di arrivo della lettera è del 23 aprile e la convocazione dell’incontro parte lo stesso 23 aprile, con appuntamento fissato per martedì 30 alle ore 8,30 per la Fondazione Alberto Mileno, il Castello, il Quadrifoglio, Passaggi, Villa Serena e Villa Pini.
Invitati anche i quattro manager delle Asl, oltre Maria Crocco e Franca Pierdomenico, della Direzione politiche della salute. Tema dell’incontro sarà «il decreto 5 sulle linee negoziali per le prestazioni nelle residenze psicoriabilitative», con la raccomandazione ai manager Asl di non mancare: «è alquanto gradita la vs partecipazione, magari anche attraverso qualche funzionario competente e provvisto di documentazione adatta al tema trattato».

MA LA SALUTE MENTALE NON È SOLO UN PROBLEMA DI SOLDI
La risposta in “real time” ed il tono un pò seccato del sub commissario fanno presagire un incontro al calor bianco. Infatti le ragioni delle case di cura private, peraltro condivisibili se poste nella giusta forma e se in effetti non esistono ancora strutture dove trasferire i malati, rischiano però di essere travolte dal tono solo “dare-avere” scelto da Villa Serena. La salute dei malati mentali costretti alla psicoriabilitazione non può essere infatti trattato solo considerando i ricavi degli imprenditori: il problema è molto più complesso e comprende tutto quello che si fa (o si doveva fare) per la salute di questi malati, alla luce dei ritardi registrati nel settore e alla compatibilità degli interventi con le risorse disponibili. Sostiene Vittorio Di Michele, psichiatra e segretario aziendale Anaao-Assomed di Pescara, che il problema non è solo economico: «molta della confusione che oggi regna nel settore dipende anche dalle mancate risposte che ci sono state negli ultimi 5 anni. Già il Piano sanitario del 2008 – spiega Di Michele - rimodulava non solo le tariffe, ma anche i protocolli di intervento, la tipologia di utenti e gli standard quali-quantitativi in linea con le restanti regioni italiane».
 Quindi nessuna sorpresa se oggi si cambia il setting assistenziale. Semmai la domanda è: perché questo non è stato fatto prima?
«Come mai un problema serissimo, e cioè l’assistenza e la riabilitazione di persone affette da disturbi mentali gravi e persistenti – continua il segretario aziendale Anaao - raggiunge le cronache solo quando la “tariffa” non è più remunerativa? E come mai il legislatore non affronta con rigore metodologico e fondatezza clinico scientifica, il mare magnum degli interventi terapeutici riabilitativi in salute mentale, così come altre regioni italiane hanno fatto e continuano a fare?»
Di qui il suo auspicio che «non si lascino inevase le gravi questioni che ancora si celano dietro i malati mentali e alle loro tormentate famiglie, e che si faccia un cambio di passo nella programmazione sanitaria. Gli abruzzesi  lo richiedono e lo meritano. Non c’è salute senza salute mentale».

LE REGOLE IMPOSTE DALLA REGIONE E IL RUOLO DEI MANAGER
Da parte sua il sub commissario Giuseppe Zuccatelli non sembra intenzionato a fare il vaso di coccio tra tanti vasi di ferro e ricorda che l’Abruzzo è nel Piano di rientro dai debiti, parte dei quali originati forse anche al fatto che nella psicoriabilitazione sono state sprecate molte risorse per mancanza di controlli e di regole, che ora invece ci sono. Di qui la convocazione immediata delle cliniche, visto che l’ufficio del Commissario si sente in regola dal punto di vista normativo. Infatti già da settembre scorso Gianni Chiodi commissionò all’Agenzia sanitaria regionale la redazione di un piano del fabbisogno per questo tipo di residenzialità. Cosa che Angelo Muraglia, l’allora commissario Asr (oggi sostituito) realizzò in breve e di cui c’è traccia sul sito dell’Agenzia, con tanto di consistenza dell’offerta residenziale attiva e di tabelle del fabbisogno secondo le patologie ed i diversi setting assistenziali (ai quali furono aggiunti i malati con doppia diagnosi ed i tossicodipendenti).
E da ottobre scorso anche i manager Asl furono attivati sia per fare proposte sia per trovare soluzioni. Forse per questo il sub commissario, forte dell’attività svolta – tra l’altro in assessorato alla sanità c’è un servizio che lavora proprio su questo argomento – ha raccomandato ai manager di essere presenti all’incontro per verificare insieme lo stato dell’arte. E per proporre le soluzioni: se non ci sono strutture dove trasferire i malati a setting ridotto, queste vanno attivate subito per dare assistenza mirata ai malati, per dare risposte alle cliniche e per limitare le conseguenze occupazionali dei tagli che preoccupano i sindacati. Insomma è un problema di persone, non solo di soldi.


Sebastiano Calella

allegato al decreto n 52 del 11 10 2012