SANITA'

Abruzzo/Su 132 mln di mobilità passiva, 41 vanno alle cliniche fuori regione

Torna la polemica: perché favorire gli spostamenti fuori regione?

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

 

 



ABRUZZO. Su 132 mln che l’Abruzzo paga per la mobilità passiva sanitaria del 2011, ben 41 mln sono stati incassati soprattutto dalle cliniche private delle regioni Marche (oltre 20 mln), Emilia Romagna e Lazio. Una beffa per le case di cura abruzzesi e per l’Aiop (l’associazione di categoria) in particolare.
Infatti, nel 2010, in sede di contrattazione dei nuovi budget, l’Aiop aveva chiesto con insistenza di recuperare il fatturato tagliato dalla nuova Giunta regionale proprio attraverso il lavoro su questa mobilità. Niente da fare nonostante Luigi Pierangeli, allora presidente dell’associazione, avesse gli appunti controfirmati delle trattative sull’argomento, non solo questo fatturato non fu concesso ma furono messi addirittura alcuni paletti per impedire alle cliniche di lavorare su questo aspetto del deficit sanitario. Altre regioni, invece, facevano esattamente il contrario agevolando l’attrattività della loro sanità, come ben si vede dai dati del 2011.

Ora dunque si scopre che le cliniche abruzzesi avevano ragione a chiedere di lavorare sulla mobilità passiva e che sbagliava la Regione a pagare le stesse prestazioni alle regioni limitrofe.
In realtà le notizie sulla mobilità passiva e sul suo costo molto pesante da pagare sono già note per il Report che l’Agenzia sanitaria regionale ha pubblicato e che è consultabile sul suo sito: lì si trova di tutto, dai Drg più gettonati, ai ricoveri inappropriati, alla provenienza dei malati, agli ospedali ed alle case di cura più ricorrenti e chi più ne ha più ne metta.

Ma i dati che PrimaDaNoi.it ha potuto consultare danno una lettura ancora più specifica e dettagliata. Riguardano solo le cliniche che più e meglio hanno succhiato soldi dalla mammella dei viaggi della speranza ed aprono nuovi scenari su chi lucra in questo settore: dai gruppi nazionali che influenzano le scelte di politica sanitaria agli intrecci societari nel capitale di alcune cliniche che “pescano” bene in Abruzzo. La graduatoria delle prime 20 case di cura che hanno incassato di più comprende 9 cliniche delle Marche, 6 dell’Emilia e Romagna, 4 del Lazio ed 1 dell’Umbria. Seguono poi decine di case di cura sparpagliate in tutta Italia e con importi molto bassi, per quella parte di mobilità passiva ineliminabile e fisiologica legata, per esempio, alla presenza di parenti dei malati nelle località di cura. 


Infatti si tratta in questi casi di una spesa che per ciascuna clinica va dai mille ai 5-10-20 mila euro. Importi ben diversi dagli 8,5 mln che incassa Villa Anna, così come sono più corposi i 4,7 mln di Stella Maris o i 2,8 di Villa San Marco, tutte cliniche nelle Marche. Rompe la graduatoria l’Hesperia Hospital Modena (Emilia Romagna) con 2,5 mln, tornano poi le Marche con Villa Pini Sanatrix (2 mln), Centro ospedaliero Santo Stefano (1,2 mln), Rita srl casa di cura privata Villa verde (1,2 mln) e si riaffaccia l’Emilia Romagna con la casa di cura Villa Maria (1 mln). In realtà avevano ben letto questi dati sia il sub commissario Giovanna Baraldi che il suo successore Giuseppe Zuccatelli, che con insistenza – ma con scarso successo - avevano parlato della necessità di “accordi di confine” con queste regioni succhia-soldi. La stessa promessa è venuta anche dai vertici della Regione, mentre i sindacati hanno sempre chiesto di far lavorare le strutture abruzzesi per le indubbie conseguenze positive sull’occupazione. La crisi economica aiuterà la Regione a pagare l’assistenza agli abruzzesi in Abruzzo?


Sebastiano Calella

SANITA' ABRUZZO Report Mobilita 2011