SANITA'

Abruzzo/Allarme dimissioni per i malati mentali: appello al sub commissario

Sindacati e cliniche martedì da Zuccatelli: «basta tagli e nuova disoccupazione»

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Chiodi con il subcommissario Zuccatelli

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ABRUZZO. Torna l’allarme psicoriabilitazione per i provvedimenti previsti dal decreto commissariale 5/2013 e applicati nei relativi contratti con le cliniche.
C’è, infatti, il rischio concreto che molti malati mentali ricoverati, il cui setting assistenziale è stato ridotto come gravità e come tariffa, siano mandati a casa perché in Abruzzo non ci sono strutture adatte dove ricoverarli, mentre ora sono curati nelle cliniche convenzionate. Già a febbraio PrimaDaNoi.it aveva raccolto le proteste degli operatori, che contestavano l’art. 14 del contratto proposto dalla Regione che li obbligava ad assistere questi pazienti «nelle more del loro trasferimento».

Ora sindacati e titolari delle case di cura hanno sollecitato un incontro con il sub commissario Giuseppe Zuccatelli, che li riceverà martedì mattina alle 8,30 per tentare di sventare la “minaccia” di queste dimissioni  annunciate, come si legge in una lettera inviata in copia anche al Prefetto ed al Dipartimento di Psichiatria: «i malati vanno a casa se non verrà trovata una soluzione condivisa o un’interpretazione meno rigida dell’art. 14».
 Dice infatti questo articolo che «nelle more del trasferimento dei pazienti con setting assistenziale ridotto, il ricovero verrà pagato secondo le tariffe previste per questo setting. Dove è previsto il ticket (cioè la compartecipazione alla spesa a carico del paziente) questo sarà portato in diminuzione nella liquidazione della tariffa».
 In pratica il decreto impone alle Case di cura che vogliono conservare lo standard per la psicoriabilitazione, di continuare ad ospitare tutti i malati, accollandosi le spese in più (personale e terapie) che sostengono per il setting superiore. Il che si traduce in un aggravio dei costi e nella trasformazione degli imprenditori della sanità privata in esattori ed in albergatori per conto della Regione. 


Le case di cura mal digeriscono questa imposizione anche per il pericolo che le permanenza di «paganti al minimo» possa durare a lungo in assenza di strutture di smistamento e così sarebbe come se un albergo 5 stelle fosse costretto ad ospitare clienti che pagano come in una pensione.
Il risultato pratico del decreto è che i setting ridotti o restano nelle case di cura dove sono entrati al primo ricovero oppure vanno a casa oppure possono essere ricoverati fuori regione, alimentando così la mobilità passiva (è un sospetto a cui fanno pensare altri provvedimenti punitivi per le cliniche abruzzesi). Infatti la Rete regionale della residenzialità presenta questa falla, così come ha una carenza assoluta dei posti letto per i malati in coma, che pure ogni tanto vengono minacciati di sfratto pur non essendoci nella sanità pubblica luoghi adatti dove ricoverarli. 


Ma se finora per questi ultimi pazienti ci sono stati solo tentativi verbali di trasferimento, per i malati mentali “a setting assistenziale ridotto” la Regione potrà operare più facilmente: le prove generali sono state già fatte senza grandi conseguenze con la cancellazione dell’Azienda agricola di Villa Pini, chiusa inopinatamente dall’amministrazione di Ripa Teatina mentre ospitava 35 malati. Così come precedentemente erano state chiuse altre strutture di Chieti, ritenute non idonee dopo una visita della Commissione senatoriale Marino che le additò come esempio da non imitare (le Villette create da Angelini e l’ex Convitto Paolucci). In tutte queste occasioni i pazienti furono dispersi con gravi conseguenze per le terapie in corso e si registrò pure qualche morto. Il tutto però fu valutato genericamente come un effetto collaterale non previsto e non voluto, nonostante le denunce del Tribunale del malato alla Procura della Repubblica di Chieti.

Come si può uscire da questa emergenza annunciata? La prima a reagire ed a presentare una proposta è la Uil Fpl che proprio ieri ha scritto a Zuccatelli suggerendo come itinerario praticabile quello di «rimodulare le tariffe del mantenimento, conservando le prerogative proprie della psicoriabilitazione».
 «Si tratta di non far pagare il prezzo della crisi economica né a questi malati che sono i più deboli – spiega il segretario Domenico Rega – né agli imprenditori né soprattutto ai lavoratori, per la diminuzione dei posti di lavoro e per la dispersione delle professionalità acquisite. C’è stata già una decurtazione del 10% sul budget 2012, ci sono adesso i limiti di questo art. 14, ma non si può andare avanti solo tagliando e tagliando…»


Sebastiano Calella