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Crisi, 7 famiglie su 10 tagliano su cibo e sanità. «Come durante la guerra»

In 5 anni giù di 12 miliardi

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Crisi, 7 famiglie su 10 tagliano su cibo e sanità. «Come durante la guerra»




ROMA. La crisi continua a svuotare frigoriferi e dispense, e non lo fa da oggi.
Tra il 2008 e il 2012, cioè da quando è iniziata la fase recessiva dell'economia, le famiglie hanno ridotto il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro, al netto della dinamica dei prezzi. Un fenomeno progressivo che si è radicalizzato nell'ultimo anno, con le famiglie che si sono trovate a far fronte all'aumento esponenziale degli oneri fiscali (basti pensare all'Imu) mentre sono crollati ancora redditi e potere d'acquisto. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai numeri drammatici evidenziati in audizione dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.
Purtroppo non stupisce che ben il 71 per cento delle famiglie con la crisi ha dovuto tagliare su cibo e sanità, "beni" primari, e che oggi più di 6 famiglie su dieci fanno la spesa nei discount pur di risparmiare, osserva la Cia. «Vuol dire che gli italiani si trovano in una condizione di sofferenza estrema, tale da ricordare i tempi di guerra».
Lo dimostrano anche i dati Agea, che fotografano un aumento preoccupante degli indigenti, in crescita del 33 per cento tra il 2010 e il 2012. Ma anche chi non rinuncia a tendenze più di "nicchia" come il biologico, complice la crisi e le limitate disponibilità economiche, ora lo va a comprare dove costa di meno evidenzia la Cia. Così, se anche nel 2012 non frena l'ascesa incredibile del segmento "bio" (+7,3 per cento) a dispetto del calo dei consumi alimentari convenzionali (-3 per cento), cambia radicalmente la modalità d'acquisto, che si orienta sul "low-cost": negli ultimi dodici mesi, infatti esplode la spesa "bio" al discount, con un incremento record del 25,5 per cento, mentre i supermercati restano molto indietro a quota +5,5 per cento. 


Le riduzioni in quantità di spese necessarie come quelle alimentari e mediche provano che gli italiani vivono come nel dopoguerra, a caccia di soldi per poter comperare cibo. E' quanto sostiene il Codacons commentando le dichiarazioni del presidente dell' Istat, Enrico Giovannini, secondo il quale oltre sette famiglie su 10 (71%) negli anni della crisi hanno modificato quantità e qualità dei prodotti acquistati, eliminando quasi del tutto le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie. Il Codacons fa poi presente come "negli ultimi 5 anni più di 6 famiglie su 10 fanno la spesa al discount e nell'ultimo anno tale quota e' aumentata di quasi 9%.
Per il Codacons si tratta di dati drammatici, che confermano quanto l'associazione va dicendo da anni: «gli italiani non hanno più soldi».
«Dopo averle provate tutte dal 2002 al 2007, eliminando sprechi, intaccando i risparmi, indebitandosi, andando a caccia dei prezzi più vantaggiosi, rinviando a tempi migliori le spese superflue - secondo il Codacons - dal 2007 ad oggi le famiglie sono state costrette a ridurre persino l'acquisto di cibo in quantità: -3% nel 2012, -1,8% nel 2011, -0,7% nel 2010, -3,1% nel 2009, -3,3% nel 2008, -1,4% nel 2007. Una fotografia drammatica ed impietosa, che richiede al prossimo Governo una svolta: alzare le tasse per banche, compagnie petrolifere, speculatori finanziari, andare a caccia degli evasori e abbassare le tasse sul ceto medio, che oggi è ormai ceto povero».