PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Pd, fuoco incrociato su Pezzopane. Lei si difende: «non sono una traditrice»

Colleghi di partito, e non solo, contro la senatrice

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Pd, fuoco incrociato su Pezzopane. Lei si difende: «non sono una traditrice»

Il Pd al Senato

 

 



ABRUZZO. Non si spengono le polemiche intorno alla senatrice del Pd, Stefania Pezzopane, che nei giorni scorsi non ha appoggiato la candidatura dell’abruzzese Franco Marini.
Lei dice di aver votato «secondo coscienza», dando il suo voto a Stefano Rodotà, candidato proposto dal Movimento 5 Stelle. Ma il suo partito non glielo perdona e raccoglie un bel po’ di critiche. Come quelle del collega Tommaso Ginoble e del consigliere regionale Camillo D’Alessandro, grande elettore nominato dal Consiglio regionale.
Per Ginoble la senatrice avrebbe voluto fare «la prima della classe, ma è stata bocciata» e le contesta di aver preso una decisione «mai sottoposta a riflessione comune». Ancora più duro Camillo D’Alessandro , che nelle ultime ore ha chiesto al suo partito di chiedere scusa all’Italia intera. Sulla Pezzopane è netto è parla di «decisione umanamente grave» per la regione ma anche per L’Aquila terremotata «che avrebbe avuto i riflettori dell'attenzione puntati dalla prima carica dello Stato. E poi, quell’annuncio via internet del sostegno a Rodotà un minuto dopo l'esito del voto che condannava Franco è un’incredibile caduta di stile. Perchè non lo ha detto prima agli abruzzesi? Se la sua coscienza le imponeva di votare Rodotà, perchè ha cambiato opinione votando Prodi?». 


Ma la senatrice non arretra e rivendica la propria scelta: «È un bene che ci sia una pluralità di voci all’interno dello stesso partito. Ben vengano le critiche, animano il dibattito, ma ascoltiamo anche la voce della base, non solo delle nomenclature. Non posso accettare di passare per traditrice della mia terra», anche se ammette che al momento, con le dimissioni di Bersani e Bindi, ci sarebbe ben altro a cui pensare.
«È una vergogna assoluta per chi dice che sono una traditrice», insiste. «Non stavamo eleggendo un rappresentante dell’Abruzzo, ma il presidente della Repubblica, e lo stavamo eleggendo con un accordo preventivo con Berlusconi, rompendo il patto elettorale col centrosinistra, che votava altri candidati».
«Questa clamorosa decisione» di votare un candidato scelto da Berlusconi, in una rosa di nomi del Pd, racconta la senatrice, «è stata argomento di un dibattito brevissimo e assolutamente lacerante, con un esito di voto che avrebbe meritato una pausa di riflessione. Non tradisce chi esprime il dissenso, tradisce chi prima fa votare per l’alternativa a Berlusconi e poi costringe una platea spaesata a votare insieme a Berlusconi».
E poi ancora una volta (lo ha fatto spesso in questi giorni definendolo addirittura «una vittima») rivolge parole di apprezzamento per Marini, che lei stessa non ha però votato: «tutti lo sanno, era solo uno strumento di questa operazione sbagliata, ed è un peccato che ne abbia pagato le conseguenze». 


Qualcuno fa appello al rispetto delle scelte di partito. Lei, insiste, «rispondo con la Costituzione e la libertà di voto. Quella stessa libertà che invochiamo per i grillini, ma ci scandalizziamo se la usa una come me, che ha fondato il PD, con passione ed orgoglio».
Pezzopane se la prende anche con i senatori Paola Pelino e Antonio Razzi che avevano criticato la sua bocciatura a Marini: «sono una nuova coppia di fatto», «tutti conoscono le loro eroiche gesta e le loro critiche non possono che farmi onore. Davvero stravagante l'improvviso colpo di fulmine di entrambi per il Presidente Marini, di cui, prima di questa vicenda, non li ho mai sentiti parlar bene, anzi. Vergognosi, inoltre, i loro riferimenti a L’Aquila, di cui non si sono mai preoccupati. Vorrebbero far credere di aver avuto un improvviso scrupolo per le zone terremotate, quando sappiamo che il governo di centro destra ha mortificato il nostro territorio».
a.l.