LA MANIFESTAZIONE

L’Abruzzo contro Ombrina: «siamo 40 mila»

Serpentone lungo 800 metri sfila per la città: «ora decidiamo noi»

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Il corteo


**LE FOTO: IL CORTEO

**LE FOTO: GLI STRISCIONI

**LE FOTO: TUTTI I VOLTI DELLA MANIFESTAZIONE

 

PESCARA. Una presenza così massiccia non se l’aspettavano nemmeno gli organizzatori che già alla vigilia avevano dati numeri record: oltre 260 associazioni aderenti, 47 comuni, una ventina di partiti politici (praticamente tutti).
Seimila manifestanti, avevano annunciato ieri. Alle 15.30 di oggi, però, è stato chiaro a tutti che quella stima era al ribasso. «Siamo 40 mila», hanno detto i promotori alla fine dell'evento. Per la questura 12 mila.
Di sicuro sono arrivati in città il doppio dei pullman previsti, raccontano gli organizzatori. Sono stati parcheggiati nell’area di risulta poi i manifestanti hanno percorso corso Umberto e il lungomare per dirigersi alla Madonnina, luogo di ritrovo.
La protesta si è trasformata in un vero e proprio pomeriggio di festa, con tantissimi giovani, bambini, musica, ciclisti, amministratori pubblici, trampolieri, gente con tamburi, trombe e fischietti, gruppi folkloristici con costumi tradizionali, persone con il volto dipinto d’azzurro «questo è il mare». Assente il governatore Chiodi e gli esponenti della sua giunta. Tra la folla anche l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso. 

Ad aprire il corteo, lungo oltre 800 metri, c’erano Wwf e Legambiente con un lungo striscione: «no trivelle in Abruzzo, né in mare né sulla terra». 
Tantissimi i cartelli esposti dai manifestanti: «riprendiamoci il futuro», «basta col ricatto lavoro- salute», «ce l’abbiamo già la trivella d’Abruzzo» con foto della pornostar Rocco Siffredi annessa. E poi ancora «non vogliamo essere espropriati come gli indiani», «Medoil+ Clini+ Passera+ Chiodi =disastro ambientale», «le lobby inquinano la Regione complice», «no al petrolio sì ai trabocchi», «giù le mani dal mare, ora decidiamo noi», «Ombrina mai».
In prima fila tanti bambini che per tutto il pomeriggio hanno gridato a squarciagola «vogliamo il mare azzurro». Poi tanti sindaci e gonfaloni di una quarantina di comuni (in testa c’era quello dell’amministrazione di L’Aquila) della costa e dell’entroterra che credono fortemente in questa battaglia contro i petrolieri.
Prima che il corteo si muovesse è arrivata davanti al porto di Pescara anche la Goletta verde di Legambiente. Gli attivisti sono arrivati sulla spiaggia con un gommone per issare in mare striscioni anti petrolio.
Presenti anche i rappresentanti del comitato 3.32 dell’aquilano, ed esponenti del no Tav. La manifestazione, assolutamente pacifica che non ha fatto registrare intoppi (se non alcuni rallentamenti) ha attraversato la zona del lungofiume per poi passare davanti alla sede della Provincia e del Comune. Il serpentone si è immesso lungo corso vittorio Emanuele tra la curiosità dei pescaresi in giro per un pomeriggio di shopping. Deviazione su corso Umberto, passaggio su via nicola Fabrizi per poi rispuntare sul lungomare, allo Stadio del Mare.

La folla si è radunata sulla spiaggia. I manifesti sono stati adagiati sulla sabbia, gli organizzatori hanno preso la parola e ribadito la ferma volontà di fermare la deriva petrolifera. Nessun esponente politico ha preso la parola, così come era stato deciso. E’ la battaglia di tutti. Dopo questa manifestazione la certezza è che l’Abruzzo è compatto e non vuole che il proprio territorio venga sciupato in alcun modo e che gli abruzzesi sono pronti a scendere in strada per difendere quello che è loro. 
Tra la folla c’era anche l'assessore all'Ambiente della Regione Molise, Vittorino Facciolla, («non potevamo non essere qui). «E' dal 2011 che chiedo l'istituzione del parco della Costa teatina e da quella data la Regione Abruzzo si è opposta con forza alla perimetrazione», ha commentato invece il deputato del Pd, Giovanni Legnini, «se Febbo è la punta di diamante di questo no del centrodestra, Chiodi non si può nascondere dietro di lui».
«Ombrina mare non si farà», ha assicurato invece il deputato pescarese del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca. «Ci sono tante di quelle cose che non vanno che è tutto sballato. Se solo per quanto riguarda le perforazioni in Adriatico abbiamo scoperto tutte queste magagne da parte del Ministero per l'Ambiente e per le Attività produttive, figuriamoci per tutte le altre in Italia».


Alessandra Lotti