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Abruzzo/ Tagli alle Province: «a rischio servizi e stipendi dei dipendenti»

L’allarme dei quattro enti provinciali abruzzesi

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Abruzzo/ Tagli alle Province: «a rischio servizi e stipendi dei dipendenti»




ABRUZZO. «Con il nuovo taglio di risorse alle Province, in Abruzzo c'è il pericolo di non garantire più alcuni servizi e c'è perfino il rischio di un esubero di personale».
La preoccupazione per gli scenari che si stanno delineando alla luce del decreto n. 35 è emersa ieri nel corso di una conferenza stampa, a Pescara. I rappresentanti delle quattro Province hanno parlato dei tagli del Governo che, per il 2013, «saranno più pesanti in Abruzzo che altrove».
Si annunciano infatti 28 milioni 846 mila euro in meno per questa regione, che si aggiungono ai 7 milioni 286mila euro di risorse in meno per l'annualità 2012.
Dai vertici delle quattro Province è stato lanciato un grido di allarme, facendo notare che «sono a rischio i servizi, e quindi gli interventi su strade e scuole, l'assistenza per i portatori di handicap e le attività dei Centri per l'impiego, oltre quelle nel settore dell'ambiente. C'è il pericolo di default», è stato detto chiaramente, ed è stato chiesto «ai parlamentari di attivarsi in previsione della conversione del decreto che prevede i tagli».


«E' vero – ha detto il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa - che il decreto n. 35 dell'8 aprile sblocca i pagamenti della pubblica amministrazione per le imprese ma è vero anche che lo stesso provvedimento taglia i fondi per le Province in misura di molto superiore ai tagli previsti. Stando così le cose, l'equilibrio finanziario dei nostri enti è drammaticamente a rischio e in queste condizioni è impossibile chiudere il bilancio in pareggio. Saremo costretti a ridurre le somme destinate ai servizi, danneggiando i cittadini che ne beneficiano, per cui è bene che i parlamentari si facciano carico di queste problematiche, tenendo conto che abbiamo attuato la spending review dal primo giorno del nostro insediamento, come Province. E' bene anche chiarire che il nostro Sos non è affatto legato alla salvaguardia dei nostri incarichi».
«Prima del mio insediamento la Provincia di Chieti beneficiava di trasferimenti dal Governo per 16 milioni di euro. Ora siamo a 3 milioni - ha fatto notare il presidente Enrico Di Giuseppantonio, che è anche presidente dell'Unione delle Province abruzzesi. Questo significa il default, per Chieti, e noi ci siamo già, per cui oltre c'è solo la prospettiva del precipizio. Siamo d'accordo sui tagli, se servono a concorrere a risolvere i problemi del Paese. Ma in questo momento non si discute del mantenimento in vita delle Province, si parla invece di interventi su strade, scuole, dissesti idrogeologici, nonché Servizi per l'impiego e assistenza di disabili che non abbiamo più la possibilità di finanziare e far funzionare. E c'è anche la possibilità di non pagare gli stipendi. C'è bisogno che qualcuno ci ascolti e invece in questa fase registriamo una certa insensibilità politica e istituzionale». 


«Quando è stato accantonato il processo di accorpamento delle Province», ha proseguito Antonella Di Nino, vice presidente della Provincia dell'Aquila, «sapevo che l'asfissia finanziaria era alle porte. Quest'anno non si sa neppure da dove partire per Bilancio di previsione e forse non si arriverà all'approvazione. Ci sentiamo fortemente vessati da un Governo silente ma operante che sta mettendo in discussione l'esistenza stessa delle Province, e non per la parte politica ma per il mantenimento in vita dei servizi».
Mauro Martino, presidente del Consiglio provinciale di Teramo, ha sottolineato che «si rischia di andare in dissesto. Abbiamo dovuto azzerare tutti i capitoli, di tutti i settori e siamo senza un euro, con il pericolo di non poter pagare gli stipendi. Se devono abolire le Province lo facciano, a noi interessa avere i fondi per edilizia scolastica, per le strade, per i Centri per l'impiego e altri servizi».