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Abruzzo/Petrolio, proposta di legge in Parlamento targata Pd per fermare perforazioni

Movimento 5 Stelle: «perché non l’hanno fatta prima?»

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Alfredo Castiglione giovanni legnini

Giovanni Legnini




ABRUZZO. Ora che la questione è scottante la politica sembra aver ‘voltato le spalle’ ai petrolieri.
Anche chi fino a ieri era distratto (come la Regione Abruzzo) e dimenticava di inviare pareri contrari al Ministero, oggi sventola la bandiera del no.
Domani in piazza per fermare la deriva petrolifera ci sarà veramente tutto l’Abruzzo: lo stesso Chiodi, praticamente tutti i partiti politici, cittadini, ambientalisti, addetti del settore turistico. Si sta lavorando anche in Parlamento, come mai era stato fatto prima d’ora, nonostante le preoccupazioni e le proteste si ripetessero uguali da anni. Intanto all’orizzonte si avvicina la campagna elettorale ed è netta la percezione di quanto oggi sia abbondante la fetta di elettori ambientalisti (con tessera di associazione o no).
I parlamentari del Pd nei giorni scorsi hanno depositato una proposta di legge per fermare definitivamente Ombrina Mare e le altre autorizzazioni per le perforazioni nell’Adriatico.
La proposta di legge, - primo firmatario alla Camera Giovanni Legnini con i deputati Maria Amato, Antonio Castricone, Vittoria D'Incecco e Tommaso Ginoble, ed al Senato prima firmataria Stefania Pezzopane, è netta: «il nostro è un atto concreto – ha detto Legnini – per tutelare l’Abruzzo e scegliere con convinzione la strada della sostenibilità, della green economy, del turismo e dell’agroalimentare di qualità».

L’articolo 1 della proposta infatti disegna una nuova regolamentazione, per evitare in futuro altre situazioni simili a quelle contro le quali oggi si battono gli abruzzesi: «Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema – si legge nella proposta – all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo».

Inoltre, il Pd ha presentato anche una mozione che impegna il governo «a sospendere e poi revocare il procedimento di autorizzazione relativo alla zona interessata alle perforazioni di Ombrina Mare di cui in premessa che risulta viziato per mancanza, a causa di omissione o negligenza, di un elemento fondamentale di perfezionamento» e «a definire con urgenza la perimetrazione del Parco della Costa Teatina prevista dall’articolo 8, comma 3, della legge 8 marzo 2001, n. 93».

Accanto alla proposta di legge ed alla mozione, il Pd ha presentato anche una interrogazione al ministro dell’ambiente, per sapere se la richiesta di parere su Ombrina Mare 2 è stata o meno inoltrata alla Regione e, nel caso si accerti il contrario come sostenuto dal presidente della Regione, se il ministero intende o meno revocare la Valutazione di impatto ambientale.

Per queste ragioni il Pd domani sarà in piazza, a Pescara, alla manifestazione contro Ombrina Mare. «Altre autorizzazioni sono state richieste al largo fra Pescara e Francavilla» ha detto Sclocco, mentre Paolucci ha sottolineato che «la scelta della green economy è una scelta di futuro, di innovazione, di consapevolezza. Il Pd sarà in piazza per dare agli abruzzesi il diritto a partecipare alle scelte decisive sul proprio futuro, e perché la strada dell’economia verde sia percorsa senza paura».
Ma il Movimento 5 Stelle va all’attacco e chiede come mai questa proposta di legge non sia stata presentata prima. «Vogliamo sottolineare», spiega il deputato Gianluca Vacca, «come le responsabilità della situazione attuale non sono solo ascrivibili ai ministeri ma anche agli interlocutori privilegiati come la Regione Abruzzo o i parlamentari abruzzesi della scorsa legislatura che hanno fatto poco o nulla per evitare il deturpamento del nostro mare e la distruzione della nostra economia. Al di là dei proclami, stiamo aspettando, inutilmente, che questi professionisti della politica mettano in campo la tanto sbandierata competenza e responsabilità nei confronti dell’Italia e degli italiani».
Secondo Vacca il presidente della Regione Chiodi dovrebbe dimettersi, «per palese incompetenza nel saper difendere gli interessi degli abruzzesi: ieri ha raggiunto il fondo, dichiarando di aver fatto riaprire il provvedimento quando questo non è mai stato chiuso, affermando di avere avuto un ruolo importante per bloccare il progetto quando l'unico intervento della Regione è stata una inutile lettera tardiva e senza rilievi importanti. Se noi siamo gli inesperti della politica, Chiodi e gli altri parlamentari abruzzesi che occupano le poltrone da anni sono dei poppanti che giocano con gli interessi dei cittadini».