LA CRISI

Abruzzo/ 38.254 indigenti mangiano grazie al Banco Alimentare

Monsignor Forte: «serve una nuova sobrietà»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2103

Abruzzo/ 38.254 indigenti mangiano grazie al Banco Alimentare

 

Abruzzo/ 38.254 indigenti mangiano grazie al Banco Alimentare
Monsignor Forte: «serve una nuova sobrietà»
Abruzzo, indigenti, banco alimentare, monsignor bruno forte, università d’annunzio
ABRUZZO.  Sono 6 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno in Italia vengono prodotte in più per problemi di natura estetica, o etichette sbagliate o perché rimane invenduto. 
Di queste, ben 5,5 finiscono al macero: si tratta del cibo che non viene recuperato anche se buono, e viene distrutto. Cifre che, se accostate a quelle dell'Istat relative alla povertà - in Italia sono 8,2 milioni le persone indigenti - fanno rabbrividire.
         Sono solo alcuni dei dati contenuti nella ricerca "Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità", condotta dal Politecnico di Milano e dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus e Nielsen Italia, presentata ieri, martedì 9 aprile, all'università "d'Annunzio" a Chieti.
   Nella nostra regione la realtà che quotidianamente lavora con le imprese per recuperare cibo buono ma destinato al macero è il Banco Alimentare dell'Abruzzo, che fa parte della Rete nazionale dei Banchi Alimentari coordinata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus. L'anno scorso ha raccolto ben 1.521 tonnellate di prodotti, e li ha donati a migliaia di poveri mediante tantissimi enti convenzionati. Quest'anno, il Banco aiuta un numero davvero impressionante di persone indigenti in Abruzzo e Molise: ben 44.432 (38.254 in Abruzzo, 6.178 in Molise) mediante 252 enti convenzionati (211 in Abruzzo, 41 in Molise), cifre ancora una volta aumentate rispetto all'anno precedente, quando sono state assistite 38.829 persone (33685 in Abruzzo, 5.104 in Molise).Lo studio, primo nel suo genere nel nostro Paese, è stato realizzato dai docenti Paola Garrone, Alessandro Perego e Marco Melacini.
«L'eccedenza - ha detto Melacini - viene generata per vari motivi: a monte, vi possono essere errori di previsione della domanda, difetti qualitativi che riducano il valore percepito del prodotto, anche in termini estetici, danneggiamenti nel packaging e così via. Oppure, nello stadio del consumo, vi sono comportamenti come la bassa frequenza della spesa, l’acquisto di confezioni non divisibili, gli acquisti di impulso. Non tutto lo spreco è semplice da recuperare, come nel caso dei pasti non consumati nella ristorazione che richiedono una gestione del tutto particolare, e così la ricerca analizza anche i diversi livelli di "fungibilità", vale a dire di possibilità di riutilizzo». 
Proprio laddove è possibile un recupero maggiore, come nel caso delle aziende di trasformazione, sono stati implementati sistemi di controllo più evoluti, anche se ancora oggi solamente il 35,3% dell’eccedenza è donato a food banks o enti caritativi sparsi sul territorio, mentre ancora un 32,2% di prodotti viene smaltito in discarica. I motivi alla base delle diverse scelte aziendali sono diversi: valutazioni economiche, rischi di immagine, modalità di generazione dell’eccedenza, carenze gestionali, caratteristiche degli operatori presenti sul mercato.      
         Dopo il professor Melacini è intervenuto monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, che citando sant'Agostino ha parlato di vanità e verità come categorie per comprendere anche la crisi. 
«Serve una nuova sobrietà - ha detto - perché consumiamo di più di quello che potremmo, e sprechiamo molto. Consumismo, dunque, è vanità, sobrietà è verità». L'arcivescovo ha poi parlato dell'egoismo che si contrappone alla solidarietà che ha ispirato una grande opera come il Banco Alimentare, e infine dell'egocentrismo: «Dietro lo spreco - ha detto - c'è l'egocentrismo del disinteresse. Verità in questo caso è scelta di responsabilità etica. Sobrietà, solidarietà e responsabilità come nuovo stile di vita, per uscire da una situazione drammatica, aggravata anche da una classe politica irresponsabile, incapace di dare un governo all'Italia».
 La professoressa Anna Morgante, ordinario di Tecnologia dei cicli produttivi dell'Università "D’Annunzio" di Chieti-Pescara, ha ricordato come «lo spreco è immorale, in tutti i settori produttivi è possibile evitarlo, con grande beneficio anche dell'ambiente». Da parte sua, Mattia Perelli, direttore Ipermercato Auchan Pescara Aeroporto, ha raccontato come «stia cambiando l'approccio del consumatore, molto più attento. La grande distribuzione si sta avvicinando ai produttori locali, per minimizzare i costi e i trasporti, e si sta impegnando per recuperare il più possibile, ma ci sono problemi oggettivi. Rispetto a paesi come la Francia, che ha una grande esperienza logistica, siamo molto indietro». Infine, Marco Lucchini, direttore generale Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha ricordato che «questa realtà non nasce per risolvere tutti i problemi, che sono enormi. Piccoli passi costruiscono il bene di tutti. C'è una filiera agroalimentare, ma c'è anche una filiera della solidarietà. Rispondere a questo compito è il nostro compito. Noi come Banco facciamo in modo che la solidarietà possa funzionare al meglio. Io mi domando ogni giorno se per caso abbiamo fallito, visto che i poveri sono aumentati».
 

ABRUZZO.  Sono 6 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno in Italia vengono prodotte in più per problemi di natura estetica, o etichette sbagliate o perché rimane invenduto. 
Di queste, ben 5,5 finiscono al macero: si tratta del cibo che non viene recuperato anche se buono, e viene distrutto. Cifre che, se accostate a quelle dell'Istat relative alla povertà - in Italia sono 8,2 milioni le persone indigenti - fanno rabbrividire.         
Sono solo alcuni dei dati contenuti nella ricerca "Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità", condotta dal Politecnico di Milano e dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus e Nielsen Italia, presentata ieri, martedì 9 aprile, all'università "d'Annunzio" a Chieti.   
Nella nostra regione la realtà che quotidianamente lavora con le imprese per recuperare cibo buono ma destinato al macero è il Banco Alimentare dell'Abruzzo, che fa parte della Rete nazionale dei Banchi Alimentari coordinata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus. L'anno scorso ha raccolto ben 1.521 tonnellate di prodotti, e li ha donati a migliaia di poveri mediante tantissimi enti convenzionati. Quest'anno, il Banco aiuta un numero davvero impressionante di persone indigenti in Abruzzo e Molise: ben 44.432 (38.254 in Abruzzo, 6.178 in Molise) mediante 252 enti convenzionati (211 in Abruzzo, 41 in Molise), cifre ancora una volta aumentate rispetto all'anno precedente, quando sono state assistite 38.829 persone (33685 in Abruzzo, 5.104 in Molise).
Lo studio, primo nel suo genere nel nostro Paese, è stato realizzato dai docenti Paola Garrone, Alessandro Perego e Marco Melacini.«L'eccedenza - ha detto Melacini - viene generata per vari motivi: a monte, vi possono essere errori di previsione della domanda, difetti qualitativi che riducano il valore percepito del prodotto, anche in termini estetici, danneggiamenti nel packaging e così via. Oppure, nello stadio del consumo, vi sono comportamenti come la bassa frequenza della spesa, l’acquisto di confezioni non divisibili, gli acquisti di impulso. Non tutto lo spreco è semplice da recuperare, come nel caso dei pasti non consumati nella ristorazione che richiedono una gestione del tutto particolare, e così la ricerca analizza anche i diversi livelli di "fungibilità", vale a dire di possibilità di riutilizzo». 

 

Proprio laddove è possibile un recupero maggiore, come nel caso delle aziende di trasformazione, sono stati implementati sistemi di controllo più evoluti, anche se ancora oggi solamente il 35,3% dell’eccedenza è donato a food banks o enti caritativi sparsi sul territorio, mentre ancora un 32,2% di prodotti viene smaltito in discarica. I motivi alla base delle diverse scelte aziendali sono diversi: valutazioni economiche, rischi di immagine, modalità di generazione dell’eccedenza, carenze gestionali, caratteristiche degli operatori presenti sul mercato.              

 Dopo il professor Melacini è intervenuto monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, che citando sant'Agostino ha parlato di vanità e verità come categorie per comprendere anche la crisi. «Serve una nuova sobrietà - ha detto - perché consumiamo di più di quello che potremmo, e sprechiamo molto. Consumismo, dunque, è vanità, sobrietà è verità». 

L'arcivescovo ha poi parlato dell'egoismo che si contrappone alla solidarietà che ha ispirato una grande opera come il Banco Alimentare, e infine dell'egocentrismo: «Dietro lo spreco - ha detto - c'è l'egocentrismo del disinteresse. Verità in questo caso è scelta di responsabilità etica. Sobrietà, solidarietà e responsabilità come nuovo stile di vita, per uscire da una situazione drammatica, aggravata anche da una classe politica irresponsabile, incapace di dare un governo all'Italia». 

La professoressa Anna Morgante, ordinario di Tecnologia dei cicli produttivi dell'Università "D’Annunzio" di Chieti-Pescara, ha ricordato come «lo spreco è immorale, in tutti i settori produttivi è possibile evitarlo, con grande beneficio anche dell'ambiente». Da parte sua, Mattia Perelli, direttore Ipermercato Auchan Pescara Aeroporto, ha raccontato come «stia cambiando l'approccio del consumatore, molto più attento. La grande distribuzione si sta avvicinando ai produttori locali, per minimizzare i costi e i trasporti, e si sta impegnando per recuperare il più possibile, ma ci sono problemi oggettivi. Rispetto a paesi come la Francia, che ha una grande esperienza logistica, siamo molto indietro». Infine, Marco Lucchini, direttore generale Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha ricordato che «questa realtà non nasce per risolvere tutti i problemi, che sono enormi. Piccoli passi costruiscono il bene di tutti. C'è una filiera agroalimentare, ma c'è anche una filiera della solidarietà. Rispondere a questo compito è il nostro compito. Noi come Banco facciamo in modo che la solidarietà possa funzionare al meglio. Io mi domando ogni giorno se per caso abbiamo fallito, visto che i poveri sono aumentati».