PREVISIONI STATISTICHE

Petrolio: ecco tutti i rischi che si assume l’Abruzzo

Da uno studio le probabilità di incidenti per la concessione di Ombrina Mare

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Petrolio: ecco tutti i rischi che si assume l’Abruzzo





ABRUZZO. «Il progetto Ombrina mare è molto rischioso non solo per l'ambiente ma anche per il futuro dell'economia turistica e della pesca della regione e per questo va fermato».

Così oggi il Wwf Abruzzo presentando i dati sui rischi derivanti dai progetti petroliferi che si stanno moltiplicando nel mare antistante la regione.

Il progetto Ombrina mare già approvato dalla commissione VIA nazionale è composto da una piattaforma di produzione con 6 pozzi, 36-42 km di tubazioni sottomarine e una grande nave raffineria FPSO di 320 metri di lunghezza ormeggiata a 10 km dalla costa per almeno 24 anni.
Il più aggiornato studio sugli incidenti riguardanti progetti simili ad Ombrina è il testo “Accident Statistics for Offshore Units on the UKCS 1990-2007" della OIL and GAS UK, pubblicato nel 2009, che riassume tutti gli incidenti avvenuti tra il 1990 e il 2007 nelle strutture di sfruttamento degli idrocarburi attive nella piattaforma continentale inglese.
Per quanto riguarda le piattaforme fisse inglesi nel periodo considerato sono avvenuti 5.871 incidenti con una frequenza di 3,4 incidenti per unità all'anno. Gli incendi sono stati 0,412 l'anno per unità, le esplosioni 0,024 l'anno e le perdite in mare di petrolio ben 1,76 l'anno per unità.
«Pertanto, se la piattaforma di produzione del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di incidenti delle strutture fisse inglesi», fa notare il Wwf, «si potrebbero prevedere nel suo ciclo di vita 42 perdite in mare (e gli incendi una sessantina)».
 Per quanto riguarda le 16 navi FPSO inglesi nel periodo considerato sono avvenuti nel mondo 603 incidenti con una frequenza di 4,10 incidenti per FPSO all'anno. Gli incendi sono stati 0,42 l'anno per unità, le esplosioni 0,013 l'anno e le perdite in mare di petrolio ben 2,82 l'anno per unità. Pertanto, se la FPSO del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di incidenti delle FPSO inglesi si potrebbero prevedere nel suo ciclo di vita 68 perdite in mare (e gli incendi una ventina).
Uno studio del Direttorato Norvegese per il Petrolio riporta la stima di perdite in mare di petrolio dalle FPSO di 3.240 barili in un ciclo di vita di 24 anni, solo tenendo conto delle perdite che avvengono durante l'allibo, il trasferimento del petrolio dalla FPSO alla petroliera (procedura che nel progetto Ombrina è prevista una volta al mese per 24 anni). 


Nello stesso studio relativo alle strutture della piattaforma continentale norvegese, si riporta una frequenza di collisioni tra FPSO e petroliera di 0,15 collisioni per anno per unità, ben superiori alla frequenza di collisione tra navi ed altri tipi di installazioni petrolifere.
Pertanto, se la FPSO del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di collisioni delle FPSO norvegesi si potrebbero prevedere 3 collisioni nel ciclo di vita del progetto.Le perdite possono essere massive. Nel 2011 una FPSO della Shell posta a circa 75 miglia al largo del Delta del Niger, secondo i dati forniti dalla compagnia petrolifera, ha riversato in mare 40.000 barili di petrolio. La marea nera si estendeva per 70 km, coprendo 92.300 ettari di mare, secondo quanto dichiarato dalla stessa compagnia.
«La nostra principale preoccupazione è che le navi FPSO e le stesse piattaforme di produzione», spiega  Fabrizia Arduini, responsabile del settore energia del Wwf Abruzzo, «sono potenziali fonti di frequenti e a volte enormi fuoriuscite di petrolio. I vari studi prodotti, commissionati dai governi o dagli stessi petrolieri, evidenziano in maniera inequivocabile l'alta frequenza di incidenti. Solo in Italia dobbiamo sentire i fautori della deriva petrolifera dichiarare che tutto è compatibile e non vi sono rischi. Basti pensare che la nave FPSO collegata ad Ombrina dovrebbe stoccare sino a 50.000 tonnellate di petrolio e 15.000 tonnellate di zolfo e acqua di produzione. Per il progetto Ombrina non esiste una approfondita analisi del rischio nonostante sia a ridosso della costa, quando nel resto del mondo queste strutture sono poste a decine e decine di chilometri di distanza. Oltre ai rischi relativi alla dispersione dei fumi e dei fanghi, agli incendi, agli scoppi e ai rilasci in mare di petrolio, abbiamo anche il rischio della subsidenza - l'abbassamento verticale di una porzione di territorio».


C’è poi il problema della coerenza degli investimenti e dei finanziamenti: nella medesima area sono in corso importanti investimenti per milioni di euro del DOCUP PESCA 2000/2006 “Protezione e sviluppo delle risorse acquatiche“, con fondi anche dalla Commissione Europea. Lo scopo dell’intervento è di ottimizzare l’habitat per la conservazione ed il ripristino di spigole, orate, corvine, cernie, saraghi ed altri pesci pelagici o di scoglio.
«La commissione Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente», spiega l’associazione, «ha incredibilmente dato parere favorevole al progetto prescrivendo alla Medoilgas di predisporre un'analisi del rischio, che, quindi, arriverà dopo il parere positivo. Il proponente dovrà provvedere alla redazione di una analisi di rischio globale con le analisi quantitative che tengano conto di tutti i possibili scenari. Ciò è del tutto illogico visto che è compito proprio della Valutazione di Impatto stabilire preventivamente se i rischi sono sopportabili dall'ambiente e dall'economia delle regioni potenzialmente interessate dagli incidenti».