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Abruzzo/Protesta dei sindaci sui tagli ai fondi per il sociale

Lunedì a Pescara sarà chiesta maggiore attenzione al settore

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Abruzzo/Protesta dei sindaci sui tagli ai fondi per il sociale

Marinella Sclocco




ABRUZZO. Una manifestazione di protesta dei sindaci per il taglio dei fondi al settore sociale è stata organizzata lunedì mattina a Pescara, in piazza Unione, di fronte alla sede della Regione.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso della protesta è stata l’ultima lettera arrivata ai sindaci con la comunicazione del taglio dei fondi destinati ai comuni ed agli ambiti sociali.
«Da qui l’intenzione di Donatella Rosini, sindaco di Carpineto della Nora, di organizzare una manifestazione di protesta – spiega Marinella Sclocco, consigliere regionale Pd, da sempre in prima fila su questi problemi – ci sarò anch’io tra i sindaci per chiedere alla Giunta Chiodi una maggiore attenzione al problema del sociale. Siamo in un momento di crisi spaventosa e il diritto dei più deboli ai servizi sociali non può subire ulteriori tagli. I comuni e gli ambiti, ma anche le cooperative sociali e le associazioni, sono stremati e per questo vogliamo far sentire la voce dei meno fortunati per mantenere alta l’attenzione ai diritti essenziali dei più deboli».
Infatti – aggiunge Domenico Rega, Uil Fpl – «tutti i 35 ambiti sociali della Regione Abruzzo, i comuni che vi afferiscono, le cooperative singole o associate in Ati, agonizzano e molte rischiano di essere messe in liquidazione. Circa 10.000 operatori socio assistenziali, con mesi di ritardo nei pagamenti, rischiano di perdere anche quel poco di lavoro che oggi permette loro di sopravvivere. E soprattutto decine di migliaia di assistiti, di persone sole e anziane, impossibilitate a provvedere a se stessi e a soddisfare i bisogni elementari, sono a rischio d’abbandono rimanendo di fatto senza assistenza». 


In realtà la sofferenza del settore non data da oggi, ma risale negli anni, quando i settori più deboli hanno subìto le conseguenze dei vari e successivi tagli lineari alle spese previste nei bilanci. A questo si sono aggiunti i ritardi nei trasferimenti, la programmazione con fondi non certi che arrivano attraverso l’accesso ai fondi sociali europei, l’impossibilità ormai nota a tutti per gli enti locali di anticipare i pagamenti delle fatture. E così il sistema è al collasso, con forti ricadute sulla tenuta sociale della nostra regione e con un aggravio dei costi della sanità, con i ricoveri presso le Rsa o in ospedale quando sul territorio i servizi non ci sono.
«Si tratta di riprogrammare questi interventi – propone Rega - attraverso il monitoraggio continuo del fabbisogno socio assistenziale, integrandolo con le politiche sanitarie sul territorio». 


Altrimenti, si potrebbe commentare, le spese si spostano solo nelle voci di bilancio, quando diminuiscono in un settore (il sociale) ed aumentano in un altro (la sanità). Gli ultimi dati noti su questa crisi sono stati illustrati in un’ampia relazione di Alessandra Tersigni, segretaria confederale Cgil di Pescara per il sociale, nel convegno “Il welfare tradito” che ha denunciato la progressiva paralisi del settore e che ha invocato un’inversione di tendenza attraverso la trasformazione del settore in un volano di sviluppo e di occupazione. Partendo dai dati demografici, che certificano un aumento degli anziani e quindi della richiesta di assistenza (sia in Italia che in Abruzzo), Alessandra Tersigni ha spiegato i ritardi, i tagli e le “sorprese” previste nel settore: «La Regione ha ridotto le risorse economiche complessivamente a disposizione degli Ambiti sociali di oltre il 30% per i Piani di zona 2011-2013. Ma ad inginocchiare il settore sociale - già in grave crisi – si sono aggiunti i cronici ritardi nei pagamenti delle somme stanziate, come dimostra la differenza tra le somme impegnate e quelle effettivamente elargite ai comuni. Nel 2011 la differenza è di 1 mln e 139 mila euro. Nel 2012 mancano ancora 1 mln e 894 mila euro, anche se tali somme sono state già rendicontate e quindi spese, mentre si annuncia un taglio del 97%. Cioè siamo alla paralisi, con meno assistenza e meno posti di lavoro». 


Sebastiano Calella