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Abruzzo/ Trasporto pubblico: «svaniti i tagli ai super stipendi dei manager»

Assist della sentenza della Corte Costituzionale»

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Abruzzo/ Trasporto pubblico: «svaniti i tagli ai super stipendi dei manager»




ABRUZZO. Sono svaniti in sordina i tagli e i dirigenti si riaumentano lo stipendio.
Rischio di un rilevante incremento dei costi per il settore pubblico del trasporto grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale che ha definito incostituzionale il taglio degli stipendi pubblici superiori a 90mila euro.
Il provvedimento del governo nazionale era stato recepito dalla legge regionale 1/2011, e interessava, tra gli altri, i manager del trasporto pubblico locale Arpa, Gtm e Sangritana. Era stata dunque prevista una riduzione del 5% per stipendi lordi tra 90mila e 150mila, del 10% per la parte eccedente 150.000.
Allarmati i sindacati secondo il quale si rischia di esporre le aziende di trasporto pubblico a nuovi costi. In pratica i tagli sarebbero durati molto poco. 


«Sembrerebbe che la Sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale non sia passata affatto inosservata tra i Dirigenti delle Imprese di trasporto di proprietà della Regione Abruzzo», fa notare Franco Rolandi, segretario generale Filt Cgil Abruzzo, «e sembrerebbe, altresì, che gli stessi non abbiano perso tempo a richiedere l'immediato ripristino, con effetto retroattivo, del trattamento economico originario privo della decurtazione che il presidente Chiodi e l'intero Consiglio Regionale avevano votato all'unanimità nell'ultima seduta dell'anno 2010».
Il sindacato contesta il fatto che i beneficiari sono gli stessi dirigenti che si affannano a chiedere sacrifici ai lavoratori in nome della produttività: «in un contesto nel quale, in nome di una maggiore produttività, si continuano a chiedere sacrifici ai lavoratori dei trasporto locale, i quali - è bene ricordare - hanno il proprio salario fermo da un contratto scaduto nel 2007 e non rinnovato, i Dirigenti delle aziende di trasporti non hanno esitato nemmeno un istante e con il massimo riserbo, a pretendere l'immediata applicazione della Sentenza della Corte Costituzionale, ripristinando un salario notoriamente elevato come riconosciuto dallo stesso Legislatore».