SCANDALO PERPETUO

Abruzzo/Acqua, il commissario: «ho tentato di controllare le società ma è stato impossibile»

Caputi spiega che le società pubbliche hanno schivato e «deriso» il tentativo di controllo

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Abruzzo/Acqua, il commissario: «ho tentato di controllare le società ma è stato impossibile»

Pierluigi Caputi



 
ABRUZZO. Dal 2009 ad oggi con la gestione commissariale che cosa è cambiato? Lo ha spiegato oggi Pierluigi Caputi che dice di svolgere il delicato ruolo di riordino del settore idrico e trasportarlo verso l’Ersi senza compensi aggiuntivi (è direttore regionale).

«Nel periodo precedente non si riusciva ad avere una contezza della situazione in essere, e né univocità di comportamenti da parte dei soggetti gestori che pur dichiarandosi in house, in effetti non lo erano neanche dal punto di vista formale».
Questo sarebbe uno dei principali risultati raggiunti in seguito al lavoro di Caputi secondo il quale la gestione commissariale ha permesso di «controllare regolarmente i bilanci delle società e conoscere i dati appena descritti per comunicarli anche ai Sindaci soci per i loro controlli».
Sempre il commissario avrebbe permesso di fissare delle tariffe regolari con ricavi certi aggiornando i Piani d’Ambito fermi al 2003 e spesso disattesi; fare rispettare la legge attivandosi perché tutti i Comuni superiori a 1.000 abitanti aderissero alla gestione integrata così da aumentare la massa critica e gli introiti delle Società.
 A tutti i gestori, inoltre, è stato richiesto il Piano Industriale e d è stata bloccata la dilatazione delle piante organiche con il relativo aumento dei costi di personale.

IL COMMISSARIO HA TENTATO IL CONTROLLO MA LE SOCIETA’ LO HANNO IGNORATO
«Le innumerevoli azioni avviate per definire una gestione oculata ed industriale del Sistema», ammette Caputi, «non hanno però sortito gli effetti sperati. Le azioni di controllo analogo e di indirizzo del Commissario nei confronti dei soggetti gestori sono rimaste per quasi tutte le aziende obblighi ignorati, a volte irrisi, nella migliore delle ipotesi rispettati formalmente ma non sotto il profilo sostanziale. E al momento della costituzione dell’ERSI le valutazioni richieste ai Direttori e ai Commissari liquidatori dei diversi ATO hanno denunciato la situazione innanzi descritta, che presenta evidenti caratteristica d'ingestibilità».
In Abruzzo  le Società di Gestione operano in monopolio (in house) e con ricavi garantiti dai Piani d’Ambito: apparrebbe quindi impossibile l’esistenza di una crisi finanziaria.
«E' evidente, pertanto, che spesso negli anni passati la gestione degli Enti non è stata finalizzata ad una gestione industriale efficiente ed ispirata all'equilibrio dei bilanci», ammette Caputi, «come si può comprendere queste mancanze sono ancora più gravi perché sono Società a capitale pubblico. A dare soluzione non bastano più le azioni del Governo regionale nè tantomeno quelle di un Commissario, perché occorre che le ASSI (Assemblee dei Sindaci) presiedute dai Presidenti delle Province e soprattutto i Comuni, che sono proprietari delle Società abbiano consapevolezza del punto di non ritorno cui si è giunti».
«Solo i Comuni, che sono i proprietari delle Società», osserva il Commissario Caputi, «possono intervenire per salvare le loro aziende scegliendo un management idoneo e dando allo stesso indirizzi precisi. E' chiaro che sono solo loro i decisori. È dunque una problematica orizzontale di una decisione alta della politica che non può essere risolta solo da una parte».