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Abruzzo/Pasqua, agnelli dall’Est Europa sulle nostre tavole: è il finto ‘nostrano’

Marcelli (Arpo): «concorrenza sleale che ci mette in ginocchio»

Redazione Pdn

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ABRUZZO. Costretti a viaggiare, dall'Ungheria all'Italia, in condizioni al limite della sopportabilità, stipati, in 300, su un autotreno, diretto a Pennabilli, nel Riminese, e poi a Chieti e Pescara.
A liberare circa 300 agnellini nei giorni scorsi è stata la Polizia Stradale, al termine di un controllo avvenuto a Novafeltria. Gli animali - uno dei quali morto all'interno del veicolo, riempito in modo da non permettere un viaggio privo di sofferenze - erano in viaggio dal Paese dell'Est su un automezzo di una ditta di Acquasparta, nel Ternano, condotto da un autista 48enne originario di Monterotondo, in provincia di Roma. Gli uomini della Stradale, scoperte le condizioni in cui sono stati trasportati gli animali, hanno condotto il mezzo pesante a Ponte Presale, nell'Aretino, dove gli agnelli sono stati fatti scendere e ricoverati in una stalla indicata dal servizio veterinario. I poliziotti hanno inoltre riscontrato violazioni alle norme a tutela degli animali trasportati e numerose irregolarità documentali per un totale di circa 10.000 euro.
Festeggiano gli attivisti abruzzesi di EvoVeg: «per fortuna il caso ha avuto un lieto fine, ma, ogni giorno, soprattutto a ridosso della Pasqua, migliaia e migliaia di agnellini vengono trasportati in condizioni disperate, in barba alla normativa a tutela degli animali trasportati e ad ogni più elementare diritto, e sono destinati allo scempio del massacro nei macelli e a morte certa, dopo inaudite sofferenze. Ad una questione di tipo etico, relativa al rispetto dei diritti essenziali di tutti gli esseri viventi, nel caso di un trasporto non idoneo, si aggiunge anche il problema dei rischi per la salute del consumatore finale».

L’Arpo punta invece l’attenzione sulla concorrenza sleale che gli allevatori locali sono costretti a subire. Sul mercato arrivano prodotti esteri non controllati a discapito di chi lavora rispettando la legge e l’ambiente.
Negli ultimi anni c’è infatti una massiccia importazione di agnelli dalla Spagna fino all'Ungheria e Romania, che entrano in Italia e possono passare per prodotto nazionale in mancanza di leggi che obblighino ad indicare la provenienza.
«In questo modo», spiega Nunzio Marcelli, presidente dell'Associazione Regionale Ovicaprini Abruzzo (ARPO), «chi specula sulla buona fede del consumatore può indicare come “locale” un prodotto derivante da animali importati, dove sicurezza alimentare, controlli e condizioni di allevamento sono ben diverse da quelle nel nostro Paese».

Così i prezzi crollano, impedendo ai pastori tradizionali dei pascoli regionali di sopravvivere e riempiendo i supermercati di “agnello nostrano” che nessuno sa da dove viene, in barba alle polemiche sollevate dai continui scandali alimentari.

«Ma il fuoco si fa incrociato», continua Marcelli; «mentre da una parte si importano gli animali, dall'altra si punta il dito contro la nostra pastorizia, paragonata addirittura alla criminalità organizzata, come nell'intervento dell'On. Brambilla (“Il Giorno” del 20 marzo); e un'altra organizzazione, Animal Equality, pubblica una serie di immagini prive di riferimenti concreti, con le quali vuole dimostrare che tutti gli allevamenti in Italia sono camere di tortura».
«Alla presunta inchiesta avrebbero partecipato anche dei veterinari: sollecitiamo il servizio pubblico», dichiara Marcelli, «che impiega fior di veterinari per i controlli, a smentire tali accuse, considerato che le aziende sono sottoposte a verifiche costanti anche in applicazione della direttiva CE sul benessere degli animali».

Animal Equality scrive sotto al suo video: “il vero volto della pastorizia”. «Ebbene», continua Marcelli, «invitiamo questi signori a venire a vedere il “vero volto” della pastorizia, le stalle e i pascoli dove ancora si portano gli animali in libertà anche per la transumanza a piedi, dove con difficoltà sopravvivono tradizioni e famiglie intere dedicate ad un lavoro duro, spesso senza grande soddisfazione economica ma con grande dignità. Li invitiamo allo scoperto perchè non abbiamo timore delle loro telecamere, né di spiegare perchè è proprio la pratica della pastorizia, tradizionalmente diffusa nel Mediterraneo e in Medio Oriente fin dagli albori della storia come insegna la Bibbia, ad aver consentito la sopravvivenza di una specie, la pecora domestica e l'agnello, che senza l'intervento dell'uomo sarebbe già estinta».
E' proprio il consumo tradizionale dell'agnello, spiega il pastore - che dal 1977 conduce in Abruzzo un'azienda biologica e tradizionale - a consentire di produrre formaggio, perchè finchè l'agnello rimane con la pecorail latte non può essere munto, e il consumo della carne consente anche la riduzione del carico del gregge, che altrimenti crescerebbe in modo indefinito.

«Non paragoniamo criminali e pastori», conclude Marcelli; «se si vuole benessere animale e la sopravvivenza delle greggi e del loro prezioso contributo alla nostra storia e al nostro ambiente, chi sta in Parlamento presenti una legge per la filiera delle piccole aziende, ora costrette a trasportare gli animali con stress per loro, costi aggiuntivi, inquinamento e minor controllo. Si richieda che la carne e gli animali provenienti dall'estero siano chiaramente etichettati e distinti da quelli di produzione locale, si rendano veritiere e trasparenti denominazioni come “agnello locale” o “agnello nostrano”». Tutte proposte che Marcelli, come Presidente dell'ARPO, ha già presentato alle istituzioni.