LA DENUNCIA

Risparmio idrico, abruzzesi tagliati fuori. Arco pensa a class action

«La legge c’è ma nessuno la fa rispettare»

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ABRUZZO. Il presidente di Arco Consumatori Abruzzo, Franco De Angelis, si farà promotore di una "class action" per un totale di 2 milioni di euro.
L’obiettivo è quello di ottenere un risarcimento per i cittadini che nei tre anni 2010-2012 non hanno potuto usufruire del risparmio idrico domestico.
Nella nuova legge edilizia datata 2009, infatti, si prescrive per le nuove costruzioni l’utilizzo di impianti idonei ad assicurare il risparmio dell’acqua potabile.
«Nessun comune della Regione Abruzzo», fa notare l’Arco, «ha sinora adeguato il proprio corpo normativo edilizio alla legge urbanistica regionale, con la conseguenza che, dal 2009 in poi, tutti i permessi di costruire rilasciati per i nuovi manufatti, privi degli accorgimenti volti a ridurre il consumo dell’acqua potabile e meteorica, risultano contra legem e le nuove costruzioni, realizzate in violazione delle predette norme edilizie, risultano tecnicamente e giuridicamente “abusive”, con la peculiarità che l’illecito penale è posto in essere in concorso tra le amministrazioni locali e le società costruttrici».
Nessuna Ufficio Regionale, insiste inoltre l’associazione che tutela gli interessi dei lavoratori, «ha sinora svolto alcuna verifica in tal senso, incorrendo in evidenti responsabilità di tipo amministrativo e penale».
Posto, sostiene De Angelis, che gli abruzzesi sono 1 milione e trecentocinquantamila e consumano quasi 80 litri pro capite quotidianamente, il fabbisogno è quindi superiore ai 100 milioni di metri cubi d'acqua ogni giorno. Applicando, a tutto il patrimonio edilizio pubblico e privato, la legge regionale 19 agosto 2009, n. 16, «potremmo avere un risparmio netto di 3 milioni di euro circa».
Una prima denuncia era stata già fatta pubblicamente il 17 gennaio scorso ma non avrebbe sortito alcun effetto. Da qui la decisione di andare in procura. In attesa della class action, infatti, l’associazione ha già preparato un esposto alla Procura e alla Corte dei Conti
«Il discorso», va avanti il referente dell’Arco, «diventa drammatico se si calcola il costo della mancata applicazione di queste norme per l'Italia che arriverebbe a un miliardo e mezzo ogni 12 mesi. Basterebbe che le concessioni edilizie fossero subordinate alla progettazione e realizzazione di impianti e reti idriche duali»